Divine è arrivato, e porta con sé una promessa che suona quasi provocatoria nel mondo dei social media del 2026. Zero contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Disponibile da oggi su iOS, Android e sullo ZapStore alimentato da Nostr, questa piattaforma ripropone la formula dei video in loop da sei secondi che aveva reso celebre Vine, ma con una filosofia profondamente diversa. A guidare il progetto c’è Evan Henshaw-Plath, ex dipendente di Twitter conosciuto con lo pseudonimo “Rabble”, che ha raccontato di essersi lanciato in questa avventura dopo aver ascoltato il podcast Vine: Six Seconds That Changed the World. A finanziare il tutto è stato Jack Dorsey, ex presidente di Twitter ai tempi dell’acquisizione di Vine, che ha convogliato risorse attraverso il collettivo di sviluppo open source And Other Stuff.
Il funzionamento ricorda quello dell’originale: gli utenti possono creare e condividere video in loop con una durata massima di sei secondi, ma l’accesso per il momento è su invito. I creator stanno gradualmente portando dentro amici e follower, e sulla piattaforma sono già attivi alcuni dei Viner storici più celebri, tra cui Lele Pons, JimmyHere, MightyDuck e Jack and Jack, tutti con i loro vecchi account recuperati. Un dettaglio curioso riguarda proprio il lancio. Rabble avrebbe voluto pubblicare l’app in tempi rapidi, ma furono i Viner storici a frenarlo. “Erano loro a dire ‘no, no, questo è molto più importante della semplice nostalgia'”, ha spiegato, sottolineando come volessero qualcosa capace di resettare i social media, non un semplice esercizio nostalgico.
Vale la pena ricordare che Elon Musk aveva promesso di riportare in vita Vine, annunciando nell’agosto 2025 di aver ritrovato il vecchio archivio video. Ad oggi, però, non è stato lanciato nulla di concreto, e Divine lo ha semplicemente battuto sul tempo.
Come funziona il filtro anti AI e cosa rende Divine diverso
Il cuore della proposta di Divine è il sistema Proof Mode, un insieme di tecnologie open source sviluppate dal Guardian Project che incorpora watermark invisibili nei video nel momento stesso in cui vengono registrati. Ogni clip caricata sulla piattaforma deve portare quel sigillo crittografico di autenticità. Senza di esso, il contenuto non può essere condiviso. Si tratta di un filtro strutturale contro i contenuti generati dall’IA. In alternativa alla registrazione diretta nell’app, i video possono essere verificati tramite C2PA, uno standard industriale aperto che certifica l’origine e le eventuali modifiche apportate a un contenuto digitale. Nella feed, ogni nuovo video mostra un’etichetta che indica se è stato realizzato da un essere umano, con la possibilità di approfondire e avviare uno scanner di rilevamento dell’AI generativa.
Sul fronte dell’esperienza utente, Divine introduce la compilation mode. Visitando un hashtag come #cats, si avvia un flusso in riproduzione automatica di video corrispondenti. Si può scegliere di fermarsi per interagire, repostare o mettere like, oppure lasciarsi trascinare dal flusso. Questo riflette il modo in cui le nuove generazioni hanno scoperto i Vine originali.
Protocolli aperti, monetizzazione e l’archivio storico recuperato
L’infrastruttura di Divine è costruita sul protocollo Nostr, con cui Dorsey è coinvolto da tempo, e il team sta già sperimentando l’integrazione con l’AT Protocol open source che alimenta Bluesky. In prospettiva, la piattaforma potrebbe allinearsi anche con ActivityPub, il protocollo alla base di Mastodon, Flipboard e delle integrazioni con Threads di Meta. L’idea di fondo è che i creator mantengano il pieno controllo sui propri contenuti e follower, indipendentemente dalla piattaforma su cui operano.
Divine è strutturata come una public benefit corporation, ovvero una società di pubblica utilità, e al momento non ha un modello di ricavi definito. Il team punta a creare strumenti che permettano ai creator di monetizzare autonomamente tramite accordi con brand, collaborazioni o supporto diretto dalla propria community. Come ha dichiarato Dorsey: “Non è un segreto che non abbiamo trovato un modello di business per Vine. Un principio fondante di Divine è che i creator avranno sempre il pieno controllo dei propri contenuti e follower, permettendo loro di creare e far crescere i propri flussi di ricavo.”
A completare il quadro, il team ha recuperato e reintegrato nella piattaforma oltre 500.000 video dall’archivio originale di Vine, salvati prima della chiusura nel 2017. Henshaw-Plath ha trascorso mesi a ricostruire quell’archivio dopo aver scoperto che il gruppo comunitario Archive Team aveva preservato i contenuti in file binari da 40 e 50 GB, scrivendo script per decodificarli e ripristinare i metadati di engagement originali: visualizzazioni, like e commenti, ricostruendo poi i profili degli utenti.