Charlie è il nome dell’assistente AI che Tim Berners-Lee ha portato sul palco di SXSW London, e l’idea dietro a questo agente è semplice quanto controcorrente: un sistema costruito per servire la persona che lo usa, e non le grandi aziende tecnologiche. Chi ha inventato il web torna così a mettere mano al futuro, stavolta provando a ridisegnare l’intero concetto di assistente intelligente.
Berners-Lee, oggi settantenne, ha alle spalle una storia che parla da sola. Quando creò il web decise di renderlo gratuito e aperto, accessibile a chiunque, rifiutando di trasformarlo in un affare miliardario. Una scelta che continua a difendere anche adesso, nell’epoca dei colossi e dei patron tecnologici a caccia di profitti. “È molto più divertente avere il web”, ha detto al pubblico durante l’evento. E quella stessa filosofia, quella di costruire tecnologia pensata per il bene delle persone, è il filo che lega la sua carriera a quest’ultima creazione, presentata insieme a John Bruce, amministratore delegato di Inrupt, l’azienda fondata proprio da Berners-Lee.
Charlie, un assistente che lavora solo per chi lo usa
A dire il vero Charlie non è un’idea nuova di zecca. Berners-Lee l’aveva proposta circa dieci anni fa come alternativa a Siri, di proprietà Apple, e ad Alexa, marchio Amazon. Ma il punto è proprio questo. Quegli assistenti, alla fine, rispondono ai loro padroni della Silicon Valley. Charlie no. Lui è progettato per servire una persona soltanto, ovvero chi lo possiede.
Quando si parla di un agente AI, cioè un sistema capace di prendere decisioni e compiere azioni al posto dell’utente, la fiducia diventa tutto. Interagendo con i grandi modelli linguistici come ChatGPT, Claude o Gemini, è facilissimo lasciare in giro per la rete tracce dei propri dati personali, soprattutto se questi strumenti hanno accesso libero alle informazioni. Charlie ribalta lo schema. Provate a immaginare tutti i vostri dati custoditi in una cassaforte che appartiene a voi e solo a voi. Charlie fa il guardiano di quella cassaforte e dialoga con i vari modelli linguistici al posto vostro. Prima di consegnare qualunque cosa, chiede il permesso.
E se il permesso arriva, entra in gioco un meccanismo curioso: l’offuscamento. In pratica modifica piccoli dettagli prima di passare i dati al servizio che li ha richiesti. Così il modello linguistico ottiene abbastanza informazioni per darvi una risposta precisa, ma non abbastanza per capire chi siete davvero.
Dalla banca al telefono
Secondo Bruce, la maggior parte delle persone incontrerà Charlie per la prima volta attraverso la propria banca. Ma “assolutamente sì”, ha aggiunto, a un certo punto diventerà anche un’app da tenere sullo smartphone. Il momento sembra azzeccato, forse persino in ritardo. La gente carica già senza troppi pensieri le proprie informazioni finanziarie sui modelli linguistici, ha spiegato Bruce, e l’intimità con cui questi strumenti finiscono per conoscerci è spaventosa. Soprattutto perché non dimenticano mai nulla.
In un periodo in cui la fiducia verso i grandi nomi della tecnologia appare fragile, sapere che dietro a Charlie c’è Berners-Lee rassicura. Eppure il suo nome, secondo Bruce, non è la ragione principale per fidarsi. La vera fiducia si costruirà man mano che la tecnologia verrà adottata dalle istituzioni a cui già affidiamo i nostri beni più preziosi: banche, in qualche caso enti governativi o altre realtà.
Inrupt ha iniziato a collaborare con partner importanti per portare Charlie nel mondo reale, così da proteggere dati sensibili come quelli finanziari e sanitari. Con la giusta spinta, l’assistente potrebbe un giorno diventare una presenza affidabile sui nostri telefoni, dandoci la certezza di avere il controllo del nostro destino digitale.
Dopo anni passati a discutere dei valori di Charlie e a definirne il funzionamento, Berners-Lee si è detto “right chuffed”, espressione britannica che sta per molto soddisfatto, di vedere finalmente l’agente uscire allo scoperto. E mentre le più grandi società di intelligenza artificiale al mondo si preparano alle loro quotazioni in borsa, conforta sapere che almeno una delle menti più brillanti del settore continua a pensare alle persone prima che ai grandi numeri.