La casualità perfetta non è più soltanto un concetto teorico chiuso nei manuali di fisica. Un gruppo di ricercatori dell’ETH di Zurigo è riuscito a dimostrarla concretamente, lavorando su sistemi quantistici e arrivando a un risultato che ha del clamoroso: certi eventi della natura sono diventati, di fatto, completamente imprevedibili. Niente schemi nascosti, niente possibilità di calcolare in anticipo cosa accadrà.
Per capire perché questa scoperta colpisce tanto, basta guardare la vita di tutti i giorni. Tutto, o quasi, sembra seguire un filo logico. Si lascia cadere una penna e si sa già dove finirà: a terra. Si scalda l’acqua e prima o poi bolle. Il mondo che ci circonda funziona così, con cause ed effetti che si possono prevedere senza troppi problemi. È proprio questa abitudine alla prevedibilità che rende difficile immaginare qualcosa di radicalmente diverso.
Cosa cambia con la casualità perfetta nei sistemi quantistici
Ed è qui che entra in gioco la fisica quantistica. Per la prima volta in assoluto, il team dell’ETH di Zurigo è riuscito a ottenere una forma di casualità che si può definire davvero pura, senza compromessi. Non si tratta del tipo di imprevedibilità che incontriamo lanciando un dado o mescolando un mazzo di carte, dove in teoria, conoscendo tutte le variabili, si potrebbe risalire al risultato. Qui parliamo di qualcosa di profondamente diverso, di una imprevedibilità che appartiene alla natura stessa delle cose.
La differenza è sottile ma enorme. Nel caso del dado, l’apparente casualità nasce dalla nostra incapacità di misurare ogni minimo dettaglio: la forza del lancio, l’attrito, l’aria. Con un computer potente abbastanza e dati sufficienti, in linea teorica il risultato sarebbe calcolabile. Nei sistemi quantistici studiati a Zurigo, invece, non c’è alcun calcolo possibile. L’esito resta sospeso, indeterminato, fino al momento esatto in cui viene osservato.
Perché è impossibile prevedere il futuro a livello quantistico
Il punto centrale di tutta la faccenda è proprio questo: a quel livello diventa impossibile prevedere il futuro. Non per limiti tecnologici, non perché manchino strumenti abbastanza precisi, ma per una questione che riguarda il funzionamento profondo della realtà su scala microscopica. È un’imprevedibilità che nessun progresso tecnico potrà mai eliminare, perché è scritta nelle regole del gioco.
Una scoperta di questo tipo apre scenari interessanti, soprattutto se si pensa a tutti gli ambiti in cui la casualità perfetta diventa preziosa. La crittografia, per esempio, ha un disperato bisogno di numeri davvero casuali, impossibili da indovinare o ricostruire. Le simulazioni scientifiche, certi protocolli di sicurezza, persino alcune applicazioni legate alla protezione dei dati potrebbero trovare in questa imprevedibilità garantita un alleato formidabile.
Il lavoro dei ricercatori svizzeri segna comunque un passaggio importante nella comprensione di quanto la realtà quantistica sia distante dalle nostre intuizioni. Quello che diamo per scontato nel mondo macroscopico, fatto di oggetti che cadono e acqua che bolle, semplicemente non vale più quando ci si spinge nel territorio delle particelle e dei fenomeni che le governano. Lì le certezze si dissolvono, e la casualità smette di essere un’illusione legata alla nostra ignoranza per diventare una caratteristica autentica della natura.