Camminare sulle nocche potrebbe essere stata, milioni di anni fa, la nostra normale andatura. A suggerirlo è la forma del polso umano, che assomiglia in modo sorprendente a quello di gorilla e scimpanzé molto più di quanto faccia quello di qualunque altro primate. L’indizio arriva dall’analisi più completa mai realizzata sulle ossa del polso dei primati, pubblicata su Proceedings of the Royal Society B e firmata da un gruppo di paleoantropologi dell’Università di Chicago.
La domanda è di quelle che fanno discutere da decenni chi studia l’evoluzione umana: prima di alzarci in piedi e iniziare a camminare su due gambe, ci appoggiavamo sulle nocche delle mani, cioè quelle sporgenze che si formano alle articolazioni delle dita quando la mano è chiusa a pugno? Il polso, a quanto pare, conserva tracce utili per capirlo.
Andature diverse, polsi diversi
Il punto chiave sta nel modo in cui il polso si piega. Gli animali che si reggono sulle nocche lo flettono in maniera differente rispetto a quelli che poggiano tutto il palmo a terra. E qui c’è una coincidenza interessante: l’andatura bipede umana e la camminata sulle nocche di gorilla e scimpanzé condividono una caratteristica, perché in entrambi i casi il polso non viene piegato all’indietro. Macachi e scimmie cappuccine, invece, che avanzano sui palmi, caricano il polso in estensione a ogni passo, piegandolo indietro. Architetture ossee completamente diverse, insomma.
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno usato TAC e scansioni laser 3D, ricostruendo l’anatomia di 2037 ossa del polso appartenenti a diverse specie di primati, sia viventi sia estinti. Poi, con modelli digitali ad alta risoluzione, hanno individuato i punti sottoposti a maggiore pressione durante il movimento. Risultato: per ognuna delle 8-9 ossa che formano il polso, quelle umane sono apparse molto più simili a quelle delle due grandi scimmie che a quelle di tutti gli altri primati. Conserviamo ancora, per esempio, ossa che nei gorilla e negli scimpanzé servono a stabilizzare il polso quando vi grava l’intero peso del corpo.
Un’eredità riciclata per la destrezza
Resta da capire una cosa, però. Se ormai camminiamo sui piedi, a cosa servono queste somiglianze? La risposta sta in un riutilizzo intelligente. Nel corso dell’evoluzione gli stessi adattamenti ossei sono stati impiegati per scopi diversi dalla locomozione, soprattutto per dare al polso quella destrezza che ci permette di maneggiare oggetti. Un cambiamento lentissimo, durato milioni di anni.
I primi utensili in pietra vengono attribuiti agli australopitechi, vissuti circa 3 milioni di anni fa. La capacità di forgiare e scheggiare gli strumenti con maestria sarebbe arrivata attorno a 2 milioni di anni fa con il genere Homo. Le modifiche più raffinate, come quelle sul lato che comanda il pollice, sarebbero invece molto più recenti, almeno 550.000 anni fa, in un antenato comune tra Homo sapiens e Neanderthal.
Non tutti, però, sono convinti. Secondo alcuni studiosi l’andatura bipede si sarebbe sviluppata saltando del tutto la fase sulle nocche, e la somiglianza tra i nostri polsi e quelli di scimpanzé e gorilla rifletterebbe semplicemente quanto siamo vicini come specie. Studi futuri, capaci di collegare caratteristiche precise del polso a comportamenti specifici, potrebbero aiutare a chiarire questi dubbi.