Il dibattito sul ban per i minori sui social media si sta facendo sempre più acceso, e stavolta a sollevare dubbi è Bluesky. La piattaforma, attraverso la sua Chief Operating Officer Rose Wang, ha messo in guardia su un effetto collaterale tutt’altro che trascurabile: queste regole, pensate per proteggere i più giovani, rischiano di consolidare il potere delle grandi aziende tecnologiche, lasciando indietro le realtà più piccole. In alcuni paesi norme di questo tipo sono già operative, in altri potrebbero arrivare nei prossimi mesi, Europa compresa. L’idea di fondo è semplice: impedire ai minori di iscriversi alle piattaforme per evitare che finiscano davanti a contenuti non adatti alla loro età. Fin qui niente da obiettare. Il problema, secondo Wang, sta tutto nel modo in cui queste misure vengono applicate.
Regole pesanti per chi ha poche risorse
L’Australia è stata la prima a muoversi, introducendo il divieto per gli under 16 e l’obbligo della verifica dell’età. Un modello che diversi governi hanno preso come riferimento, Italia inclusa. La Commissione europea, dal canto suo, dovrebbe presentare una proposta di legge entro l’estate, così da evitare che ogni stato membro vada per conto proprio con regolamenti diversi.
Wang chiarisce subito un punto: Bluesky è a favore della tutela dei più giovani. Ma poi arriva la domanda scomoda. “Sostengo la protezione e la sicurezza dei giovani. La domanda che ci poniamo è a quale prezzo, perché essenzialmente ciò che mi spaventa è che a lungo termine ci stiamo dirigendo verso un mondo in cui ci saranno dalle tre alle cinque piattaforme e una regolamentazione estremamente rigida di queste piattaforme. I team di conformità di queste piattaforme saranno dieci volte più grandi del nostro intero team”. Per capire la portata del problema basta un numero: Bluesky conta appena 40 dipendenti. Una struttura agile, certo, ma anche fragile di fronte a obblighi normativi pensati su misura per colossi con eserciti di avvocati e team dedicati alla conformità.
Il rischio di un mercato sempre più chiuso
Qui sta il nocciolo della questione. Meta e le altre Big Tech hanno le spalle larghe abbastanza per rispettare qualsiasi legge che vieti l’accesso ai social ai minori. E non solo: possono permettersi di pagare eventuali sanzioni o di contestare gli obblighi in tribunale senza battere ciglio. Le piccole aziende come Bluesky, invece, rischiano di non reggere il peso di questi adempimenti. Il paradosso è evidente. Norme nate per rendere più sicuro l’ambiente online potrebbero finire per ridurre la concorrenza, spingendo le realtà più piccole fuori dal gioco. E meno concorrenza significa una cosa sola: il dominio delle piattaforme più grandi diventa ancora più solido. Esattamente l’opposto di quello che molti regolatori dicono di voler ottenere quando parlano di mercati più aperti e competitivi.