Bankitalia ha acceso un faro su un tema che rischia di scottare nei prossimi anni: l’intelligenza artificiale, se lasciata correre senza una regia chiara, potrebbe finire per allargare le disuguaglianze sociali anziché ridurle. Un avvertimento arrivato dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che ha colto l’occasione delle sue Considerazioni per mettere sul tavolo una serie di questioni che riguardano da vicino il futuro economico del continente.
Il ragionamento parte da un punto fermo. L’Europa non può permettersi di restare a guardare mentre il resto del mondo accelera. Serve mettere il piede sull’acceleratore su tre fronti distinti ma collegati tra loro: le riforme economiche, la transizione tecnologica e quell’integrazione finanziaria che da anni viene invocata senza mai arrivare davvero a compimento. Solo così, secondo il Governatore, il Vecchio Continente potrà reggere il passo dei competitor globali.
Perché l’intelligenza artificiale preoccupa Bankitalia
Il nodo centrale è semplice da capire, anche per chi non mastica economia tutti i giorni. L’intelligenza artificiale è una di quelle tecnologie che possono cambiare le carte in tavola, ma il modo in cui se ne distribuiscono i benefici non è affatto scontato. Se l’innovazione resta concentrata nelle mani di pochi, chi parte già avvantaggiato corre il rischio di staccare ancora di più chi resta indietro. Ed è proprio questo lo scenario che Panetta vuole evitare.
Il punto non è frenare la transizione tecnologica, anzi. Il messaggio è opposto: bisogna abbracciarla con decisione, ma accompagnandola con politiche capaci di far sì che i vantaggi non finiscano per concentrarsi sempre negli stessi posti e nelle stesse tasche. Senza un intervento mirato, l’effetto potrebbe essere quello di un divario che si allarga invece di chiudersi.
Riforme e integrazione finanziaria, le altre due gambe del tavolo
Accanto al discorso sull’IA, il Governatore ha insistito sulla necessità di portare avanti le riforme economiche con maggiore rapidità. È un richiamo che torna spesso quando si parla di competitività europea, perché senza un quadro di regole moderno e snello diventa difficile attrarre investimenti e tenere il passo con economie più dinamiche.
C’è poi il capitolo dell’integrazione finanziaria, da tempo considerata uno dei tasselli mancanti del progetto europeo. Un mercato dei capitali davvero unito permetterebbe alle imprese di trovare risorse con maggiore facilità e darebbe al continente quella solidità che oggi appare ancora frammentata tra i diversi Paesi membri.
Le tre direttrici indicate da Panetta durante le Considerazioni del 29 maggio si tengono insieme. Spingere sull’innovazione senza riformare e senza integrare i mercati rischia di lasciare l’Europa a metà del guado. E allo stesso tempo, riformare senza cavalcare la spinta dell’IA significherebbe rinunciare a uno strumento potente per la crescita. Il filo conduttore è la competitività, quella capacità di stare nel gruppo di testa che oggi non si può più dare per garantita. L’allarme di Fabio Panetta arriva in un momento in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale è ormai entrato nelle agende di governi e istituzioni. La questione delle disuguaglianze, però, aggiunge un tassello che spesso passa in secondo piano rispetto agli entusiasmi tecnologici: non basta che una tecnologia funzioni, bisogna anche che i suoi frutti arrivino a tutti.