Le auto elettriche prodotte nel Regno Unito rischiano di ritrovarsi davanti a un ostacolo pesante proprio nel momento in cui il settore stava iniziando a ingranare. La SMMT, l’associazione dei costruttori britannici, ha lanciato l’allarme su una minaccia concreta per l’industria dell’auto del Paese, che si trova alle porte di numeri importanti grazie a modelli come Nissan Leaf, Range Rover Electric e Bentley Torcal.
Il problema ha un nome preciso, quello dei dazi. Dal 1 gennaio 2027 potrebbe scattare una tariffa del 10 per cento sulle auto esportate verso l’Unione Europea, a meno che non rispettino regole più severe sul contenuto locale. Il tutto rientra nell’accordo commerciale post Brexit tra Regno Unito e Unione Europea, il famoso Trade and Cooperation Agreement.
Le nuove regole di origine stabiliscono che almeno il 55 per cento del valore dell’auto debba provenire dall’Unione o dal Regno Unito. La soglia sale al 70 per cento per il pacco batteria delle elettriche e delle ibride plug in, e al 65 per cento per le celle. Regole nate per spingere lo sviluppo di un’industria locale delle batterie, obiettivo però difficilissimo da centrare di fronte a tecnologie cinesi più economiche e più rapide.
Numeri, mercati e una scadenza già rinviata una volta
Mike Hawes, amministratore delegato della SMMT, non ha usato mezzi termini durante un intervento al summit annuale del 1 luglio. Ha detto che l’elettrificazione e la produzione locale di batterie non sono andate veloci come previsto, e che serve una soluzione condivisa in tempi brevi per non cedere terreno. L’industria britannica dipende molto dalle vendite verso l’Unione Europea, che l’anno scorso hanno rappresentato il 57 per cento di tutte le auto nuove esportate, oltre 300.000 unità. E c’è già la ferita dei dazi statunitensi al 10 per cento, che solo a JLR sono costati circa 570 milioni di euro nell’anno fiscale chiuso a marzo 2026.
Secondo le stime della SMMT, non rispettare le nuove regole potrebbe pesare per circa 1,6 miliardi di euro in dazi. E anche le auto in arrivo dall’Unione Europea verrebbero colpite. Quelle cifre, secondo Hawes, dovrebbero servire a ridurre i costi, non ad alzare i prezzi. Non è la prima volta che le due parti arrivano davanti a questo baratro. Le regole dovevano già inasprirsi dal 1 gennaio 2024, ma un accordo dell’ultimo minuto aveva mantenuto le soglie originali, il 40 per cento di contenuto locale e il 30 per cento su celle e pacchi. Allora la motivazione fu la doppia botta della pandemia e dell’invasione russa dell’Ucraina, con i costi dell’energia schizzati verso l’alto.
Ora Regno Unito e Unione Europea dovranno rivedersi per decidere i futuri livelli di contenuto. L’Unione ha tutto l’interesse a non penalizzare troppo il proprio export, dato che il Regno Unito è il suo singolo mercato più grande, con oltre 1,2 milioni di auto nel 2025, pari al 29 per cento delle esportazioni totali europee. Karthik Selvan, chief procurement officer di Agratas, controllata da Tata che sta costruendo uno stabilimento di batterie nel Somerset per rifornire le elettriche JLR, ha centrato il punto scomodo. Ha spiegato che questa capacità produttiva è appena agli inizi, e che il timing della politica è per questo davvero complicato. Le regole promuovono la produzione locale, ha aggiunto, ma danno per scontato che quella capacità esista già.
Il rischio, ha detto Selvan, è mettere dazi proprio sull’industria che si vorrebbe sostenere. Nel frattempo l’Unione Europea ha proposto l’Industrial Accelerator Act, con una serie di incentivi per le elettriche costruite in territorio europeo e nuove regole sul contenuto locale. Il Regno Unito ne resta fuori e sta facendo forte pressione per essere incluso.
Vista quanto le catene di fornitura delle due parti siano intrecciate, escludere Londra secondo Hawes rischierebbe di diventare uno degli autogol più clamorosi della storia. Come ha sottolineato l’esperto di commercio Sam Lowe, il Regno Unito si trova nella condizione perenne di dover trattare con l’Unione Europea da fuori. E l’Europa, sempre più protezionista, potrebbe chiedere a Londra di allinearsi su misure pensate soprattutto per frenare la Cina, dai dazi sulle elettriche cinesi a controlli più stretti sugli investimenti. In ogni caso, ha detto Lowe, qualcosa in cambio andrà dato.