La verifica dell’età diventa realtà anche in Texas, dove Apple ha appena attivato i nuovi controlli per rispettare una legge statale che era rimasta a lungo in bilico. Dopo Utah e Louisiana, lo stato americano si aggiunge alla lista dei territori in cui chi sviluppa applicazioni dovrà fare i conti con regole più stringenti. L’obbligo scatta da oggi, e riguarda da vicino tutti coloro che gestiscono contenuti pensati per un pubblico adulto.
Cosa prevede la legge texana
Il riferimento normativo è la SB 2420, approvata a maggio 2025. Il meccanismo ricalca quello già visto negli altri due stati: la verifica avviene direttamente a livello di app store, quindi non sulla singola applicazione ma sul punto di accesso principale. La data prevista per l’entrata in vigore era il 1 gennaio, ma le cose sono andate diversamente. Un giudice aveva emesso un’ingiunzione preliminare per bloccare tutto, ritenendo che la norma potesse violare il Primo Emendamento della Costituzione statunitense.
Poi è arrivato il colpo di scena. Il tribunale di appello ha sospeso quell’ingiunzione, lasciando comunque aperto il procedimento che dovrà chiarire se la legge sia o meno incostituzionale. Risultato pratico: da oggi le regole valgono, in attesa che i giudici dicano l’ultima parola. Gli sviluppatori, intanto, devono adeguarsi e chiedere l’età a chiunque apra un nuovo account in Texas, seguendo le indicazioni che Apple aveva pubblicato già all’inizio di novembre 2025.
Come funziona la nuova API e quali sono le sanzioni
La soluzione scelta dall’azienda di Cupertino punta a ridurre al minimo la condivisione di dati sensibili a ogni download o acquisto in-app. Il cuore del sistema è la API Declared Age Range, che permette agli sviluppatori di richiedere soltanto un intervallo di età invece della data di nascita completa. Le fasce previste sono quattro: minori di 13 anni, 13-15, 16-17 e maggiorenni. Un approccio pensato per tutelare la privacy, evitando di far girare informazioni più dettagliate del necessario.
Per confermare di aver superato i 18 anni serve un documento d’identità oppure una carta di credito. Nel caso dei minori, sono i genitori a dover autorizzare download e acquisti dentro le app, con la possibilità di revocare il permesso in qualsiasi momento per ogni applicazione approvata in precedenza. Chi non rispetta queste regole rischia grosso: la legge prevede sanzioni fino a circa 9.300 euro per ogni singola violazione.
Lo stesso identico obbligo vale anche per Google, che si trova nella medesima situazione. A esultare per l’esito del braccio di ferro legale è stato il Procuratore Generale del Texas, Ken Paxton, che aveva presentato ricorso contro la sospensione della norma. La vicenda, però, potrebbe avere ricadute ben oltre i confini statali: all’inizio di maggio è stata presentata una proposta di legge federale che mira a introdurre l’obbligo di verifica dell’età a livello di app store su tutto il territorio statunitense.