L’iceberg noto come A-23A, da tempo considerato uno dei giganti dell’Antartide, è in rapido declino. Nato nel 1986 dopo essersi staccato dalla piattaforma di ghiaccio Filchner-Ronne, è rimasto per decenni incagliato sul fondale del Mare di Weddell, fermo e immobile. Solo negli ultimi anni ha iniziato a muoversi, trascinato dalle correnti oceaniche, per poi restare nuovamente bloccato nei pressi dell’isola della Georgia del Sud. Ma ora, la “regina degli iceberg” sta perdendo massa a un ritmo impressionante. Ha perso più dell’80% della sua superficie originaria e sta frammentandosi in pezzi sempre più grandi ma sempre più numerosi.
L’A-23A cede e si disintegra: cifre del declino e le cause principali
A-23A aveva raggiunto un’estensione di circa 4.000 chilometri quadrati all’atto del distacco. Negli ultimi mesi, è calata fino a circa 1.700 chilometri quadrati, perdendo in pochi mesi enormi porzioni di ghiaccio, alcune anch’esse dell’ordine di centinaia di chilometri quadrati. In un solo intervallo di pochi mesi si segnalano distacchi di masse di ghiaccio pari a migliaia di chilometri quadrati.
Le cause sono naturali ma accelerate dal riscaldamento climatico: l’acqua del mare sempre più calda, l’erosione dovuta alle onde, le correnti che spingono l’iceberg verso acque meno profonde dove il fondo marino non lo sostiene più, e la frammentazione dalle sue stesse “spalle”. Il risultato è che l’iceberg che per decenni è rimasto fermo, ora si disgrega mentre fluttua (o viene trasportato) quasi alla deriva.
Cosa implica la fine dell’“iceberg eterno”
Non si tratta solo della fine fisica di un blocco di ghiaccio. A-23A era un simbolo della stabilità (apparente) dei ghiacci antartici, un testimone silenzioso che per decenni aveva resistito al cambiamento. Ora, la sua disintegrazione è come un allarme visivo su ciò che succede ai grandi ghiacciai e alle piattaforme di ghiaccio nel mondo.
Il fenomeno non ha impatto diretto sul livello del mare (dato che un iceberg già galleggiante non lo innalza quando si scioglie), ma è un segnale della fragilità del sistema polare: quando queste masse di ghiaccio si disintegrano, aumentano i rischi per la fauna marina, aumentano i contributi di acqua fresca agli oceani che possono alterare le correnti, e mostrano come il riscaldamento agisca su processi lenti ma costanti.