Cercate nel cassetto del comodino. Poi in quello della scrivania. Quasi certamente troverete almeno un cavo USB o Lightning che non usate da mesi, forse da anni. Moltiplicando questo scenario per le famiglie italiane, il Consorzio ERP Italia ha calcolato che nel complesso giacerebbero nelle abitazioni del paese circa 170,7 milioni di cavi, una media di 6,4 per famiglia, per un peso complessivo stimato di circa 3.394 tonnellate di materiali.
Non si tratta di oggetti privi di valore. Dentro quei cavi ci sono 1.426 tonnellate di rame e 136 tonnellate di alluminio, materie prime strategiche che se correttamente raccolte e avviate al riciclo potrebbero essere reimmesse nei processi produttivi come materie prime seconde, evitando il ricorso a materie prime vergini il cui costo, a parità di volume, supera i 16 milioni di euro.
L’USB-C e il milione di cavi obsoleti che crescerà ancora
Il fenomeno non è nuovo, ma sta accelerando. La progressiva diffusione dello standard USB-C, imposta anche dalla Direttiva (UE) 2022/2380 sul caricabatterie unico, sta rendendo obsoleti milioni di cavi Lightning e Micro-USB ancora in circolazione. Chi ha cambiato smartphone negli ultimi anni si è trovato con un cassetto pieno di accessori incompatibili con i nuovi dispositivi, e la tendenza è destinata a intensificarsi nei prossimi anni man mano che l’adozione dell’USB-C si completa su tutti i dispositivi. Il risultato è un accumulo silenzioso di materiali preziosi che invece di tornare nel ciclo produttivo rimangono fermi nelle abitazioni, o peggio, finiscono nell’indifferenziata, dove non possono essere recuperati.
Cosa fare: tre opzioni per il corretto smaltimento
I cavi elettrici ed elettronici rientrano nella categoria dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e non devono mai essere conferiti nella raccolta indifferenziata. Per smaltirli correttamente esistono tre strade semplici e gratuite: consegnarli presso i centri di raccolta comunali, conferirli nei punti vendita che aderiscono al ritiro gratuito dei RAEE, oppure approfittare delle iniziative territoriali dedicate alla raccolta dei piccoli dispositivi elettronici.
Come ha sottolineato Alberto Canni Ferrari di ERP Italia, l’economia circolare non richiede sempre tecnologie complesse o grandi impianti: parte spesso da gesti semplici come svuotare quel cassetto e portare i cavi inutilizzati nel posto giusto. Una risorsa che vale oltre 16 milioni di euro è già nelle case degli italiani, manca solo il passaggio finale per trasformarla da rifiuto in materia prima.