Google Workspace ha deciso di riscrivere la storia americana con un pizzico di ironia, e il risultato ha fatto discutere parecchio. Nella nuova pubblicità i padri fondatori degli Stati Uniti si ritrovano a collaborare come un qualsiasi gruppo di lavoro moderno, solo che siamo nel 1776. Lo slogan di apertura è proprio questo, “progetto di gruppo, ma nel 1776”, e da lì parte una sequenza che mescola pergamene, chatbot e sigilli nazionali con tacchini al posto delle aquile.
Nello spot Benjamin Franklin scrive a Thomas Jefferson per sapere a che punto sta la bozza. Jefferson fotografa il manoscritto e lascia che l’intelligenza artificiale lo trascriva su Google Doc. Poi entrano Franklin e Adams a sistemare il testo in modalità suggerimento, mentre Gemini pensa a trovare un orario per la riunione e prende appunti durante una call su Google Meet. C’è persino Nano Banana che genera un sigillo per gli Stati Uniti con quel tacchino ironico. L’ultima trovata, prima dei fuochi d’artificio, sono i padri fondatori che chiedono a Gemini se convenga dare a Re Giorgio III l’accesso in modifica alla Dichiarazione d’Indipendenza.
Quando la satira non fa ridere tutti
L’intento era chiaramente scherzoso, ma l’effetto è stato l’opposto. Angus Johnston, professore di storia del CUNY, ha commentato su Bluesky che nemmeno dentro una fantasia comica si riesce a dimostrare che l’AI sia davvero uno strumento utile per l’organizzazione politica, la scrittura o la collaborazione tra persone. E il nervo scoperto è proprio questo. La Dichiarazione d’Indipendenza resta uno dei documenti più importanti della storia americana, scritto da uomini che mettevano a rischio la vita per ogni singola parola. Immaginarli mentre si affidano a un chatbot per abbozzare il testo, incastrare gli orari delle riunioni e generare il sigillo nazionale non suona come un omaggio. Suona piuttosto come una banalizzazione bella e buona.
Poi c’è una domanda che vale la pena porsi. Cosa avrebbe scritto Gemini sulla schiavitù? Sul diritto di voto delle donne? Sul Destino Manifesto? Un modello linguistico può sostenere in modo plausibile praticamente qualsiasi posizione. La stessa intelligenza artificiale che oggi aiuta a costruire un discorso potrebbe, con un prompt diverso, difendere idee che oggi consideriamo profondamente sbagliate. Ed è questo il punto delicato che lo spot sembra ignorare del tutto.
Gemini dappertutto
Google va avanti spedita nell’integrare Gemini in ogni suo prodotto. Gmail, Docs, Slides, Fogli, Meet, Foto, Search, Calendar e Maps, ormai non c’è angolo che rimanga scoperto. Il messaggio implicito sembra essere che nessun momento della vita, o della storia, possa sfuggire al miglioramento offerto da Google Workspace e Gemini. Nemmeno la nascita di una nazione, a quanto pare. La logica ricorda da vicino quella dello spot Apple sulla privacy con cui l’azienda prendeva in giro Android, cioè usare valori universali come leva pubblicitaria. C’è però una differenza sostanziale. Apple raccontava la tecnologia come uno strumento per proteggere qualcosa, la privacy. Google invece la presenta come qualcosa che entra a gamba tesa dentro un processo umano complesso, quello dello scrivere, del confrontarsi e del prendere decisioni. E forse è proprio qui che il tentativo di essere spiritosi ha finito per inciampare.