Si chiama Dreambeans e, diciamolo subito, è il nome più strano mai partorito da Google per uno dei suoi strumenti basati sull’intelligenza artificiale. L’idea dietro questa nuova app, disponibile sia su iOS che su Android, è tanto semplice quanto curiosa: trasformare la vita quotidiana di chi la usa in una sorta di racconto illustrato, una specie di cartone animato personalizzato. A svilupparla è stato Google Labs, il team che si occupa dei progetti più sperimentali dell’azienda, quelli che spesso anticipano dove vuole andare il colosso di Mountain View.
Come funziona Dreambeans e cosa promette di fare
A spiegare il senso del progetto è Gozde Oznur, la responsabile del prodotto, che ha raccontato come l’app peschi dati dai vari servizi Google per costruire un elenco curato di “storie” illustrate con l’AI. Non sono racconti a caso, intendiamoci. Si tratta più che altro di suggerimenti legati allo stile di vita: posti da visitare, argomenti da approfondire, cose nuove da provare, viaggi in arrivo, eventi a cui prestare attenzione. Insomma, piccoli spunti pensati per accendere qualche idea. Il meccanismo si appoggia a quella che Google chiama Personal Intelligence. Con il permesso dell’utente, Dreambeans collega le informazioni provenienti da app come Gmail, Calendar, Foto, YouTube e cronologia delle ricerche, e da lì tira fuori una raccolta limitata di storie giornaliere. Qualche esempio concreto? Potrebbe consigliare una nuova caffetteria vicino a casa, oppure, se sul calendario è segnato l’arrivo di un cucciolo, offrire qualche dritta su come affrontare la convivenza con un cane appena adottato. Altre storie, invece, sono semplicemente articoli pescati dal web in base agli interessi passati.
Un dettaglio interessante riguarda la filosofia dietro l’app. Oznur la descrive come una sorta di antidoto al doomscrolling, quella abitudine di scorrere all’infinito i contenuti sullo schermo. Per questo Dreambeans propone solo un numero ridotto di storie al giorno, di solito tra le 10 e le 14. L’obiettivo dichiarato è chiaro: dare qualche spunto e poi spingere le persone a uscire e vivere davvero la propria giornata, lontano dal telefono.
Privacy, nome bizzarro e disponibilità dell’app
Sul fronte della privacy, le rassicurazioni non mancano. Secondo Oznur, l’unica persona ad avere accesso alle storie generate è l’utente stesso. Chi vuole può cancellare i propri dati in qualsiasi momento e decidere quali servizi Google collegare allo strumento e quali no. Un controllo, almeno sulla carta, piuttosto granulare.
Resta la domanda che tutti si fanno: da dove arriva quel nome così particolare? La spiegazione è quasi poetica. La parte “dream”, cioè sogno, è letterale, perché mentre l’utente dorme l’app lavora dietro le quinte, setacciando l’enorme mole di dati raccolti dalle app collegate. La parte “beans”, i chicchi, rimanda invece al rito mattutino del caffè appena fatto. Durante la notte il sistema elabora tutto e al risveglio consegna una piccola dose concentrata di ispirazione, proprio come una tazzina ben preparata. Al momento Dreambeans è riservata agli abbonati statunitensi al piano Google AI Ultra, sia su Android che su iOS. Esiste però una lista d’attesa aperta a chiunque possieda un account Google personale, per chi spera di mettere le mani sull’app più avanti.