I lavoratori di Micron negli stabilimenti di Taoyuan, a Taiwan, avrebbero organizzato un incontro per parlare di uno sciopero legato a bonus considerati ingiusti. A raccontarlo è un messaggio comparso su Dcard, piattaforma social molto usata sull’isola. Il nodo della questione riguarda i premi arrivati grazie all’onda dell’intelligenza artificiale e la volontà di capire se l’attuale tetto del 200% dello stipendio sia davvero all’altezza di quanto offerto altrove, a partire da Samsung.
Micron: cosa sta succedendo negli stabilimenti taiwanesi
Il punto di partenza è semplice. I dipendenti vogliono capire se la politica dei bonus applicata da Micron regga il confronto con la concorrenza in un momento in cui il mercato dei chip per l’AI sta macinando profitti record. Da qui l’idea di un sindacato locale che ha deciso di muoversi, rispondendo alle richieste di quelli che vengono descritti come colleghi alla base, curiosi di saperne di più sui diritti sindacali e sulle modalità con cui si organizza uno sciopero.
Il volantino circolato invitava iscritti e non solo a partecipare ad alcune sessioni serali, previste all’inizio della settimana, il 30. Il post su Dcard, invece, è comparso il 28 luglio. Nel documento si parla nero su bianco della regola interna di Micron, quel tetto del 200% che non può essere superato per più di cinque mesi, e si chiede apertamente ai lettori se la trovino giusta oppure no. Viene poi ricordato, quasi come termine di paragone, che il limite fissato da Samsung in Corea era del 50%. Durante l’evento il sindacato voleva condividere i risultati delle ricerche fatte sugli scioperi coreani, insieme ad alcune idee per azioni future utili a battersi per una distribuzione più equa.
Il precedente Samsung che fa scuola
Per capire perché i lavoratori taiwanesi guardino proprio verso la Corea bisogna tornare indietro di qualche mese. Gli scioperi Samsung hanno fatto parecchio rumore all’inizio dell’anno, quando i dipendenti hanno contestato bonus giudicati troppo bassi rispetto al boom dell’AI. Il paragone, in quel caso, era con SK hynix, la grande rivale nel settore delle memorie, portata come esempio per dimostrare che le politiche di Samsung risultavano insufficienti di fronte alla crescita del mercato.
Le richieste dei lavoratori Samsung erano piuttosto precise. Volevano l’eliminazione dei tetti sui premi, un bonus pari al 15% dell’utile operativo della divisione semiconduttori e aumenti salariali annuali. Dopo un tira e molla tra dirigenza e sindacati, si è arrivati a un accordo. I dipendenti avrebbero ricevuto il 10,5% dell’utile operativo come bonus, senza più subire il cap del 50% che fino a quel momento limitava i premi alla metà dello stipendio.
C’è però un dettaglio che spiega bene la tensione interna. La scelta di cambiare le regole sui bonus per il ramo dei semiconduttori ha finito per scatenare proteste anche tra gli altri dipendenti dell’azienda. I membri della divisione DX si sono presentati vestiti di nero per contestare un divario nei premi arrivato a essere cento volte superiore rispetto a quello dei colleghi dei chip. Un segnale di quanto la questione dei bonus, in queste grandi aziende della memoria, sia ormai diventata terreno di scontro aperto.


