Ford ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con una perdita netta di 1,3 miliardi di dollari, poco meno di 1,2 miliardi di euro, un rosso legato quasi per intero alla revisione della strategia sull’elettrico. Eppure, cosa che a prima vista sembra quasi contraddittoria, la Casa di Dearborn ha alzato le stime sui profitti per l’intero anno. Il motivo sta tutto nella domanda che continua a tenere: pick-up, SUV e modelli off-road vanno forte, e questo basta a ribaltare il quadro.
Le nuove previsioni parlano di un utile operativo rettificato tra 10 e 11 miliardi di dollari nel 2026, cifra rivista al rialzo rispetto alla forbice precedente che andava da 8,5 a 10,5 miliardi. Un salto notevole anche rispetto ai 6,8 miliardi messi a bilancio nel 2025. La direttrice finanziaria Sherry House ha spiegato che il mercato regge bene, nonostante l’inflazione, i tassi d’interesse alti e i prezzi dei carburanti che non accennano a scendere. Nel trimestre l’utile operativo rettificato è cresciuto del 19% su base annua, arrivando a 2,5 miliardi di dollari.
Il conto salato della riorganizzazione dell’elettrico
Il grosso della perdita arriva da 3,6 miliardi di dollari di oneri straordinari. Da una parte c’è lo scioglimento della joint venture per le batterie con la sudcoreana SK On, dall’altra la cancellazione di alcuni programmi dedicati ai veicoli a batteria, decisione già annunciata lo scorso dicembre. Di quei 3,6 miliardi, circa 3 sono svalutazioni contabili, quindi senza un impatto reale sulla cassa. E non è finita: entro fine anno sono attesi altri 2 miliardi di costi legati a questo riassetto.
L’idea è spostare parte delle risorse verso la produzione di batterie per i sistemi di accumulo energetico, tramite la controllata Ford Energy. Un business che, stando all’azienda, sta vivendo una domanda in crescita da parte di utility, operatori del settore energetico e realtà impegnate nello sviluppo dei data center.
Sul fronte dei ricavi, il trimestre ha portato un fatturato di 48,3 miliardi di dollari, in calo del 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il motivo? L’uscita di scena di alcuni modelli a basso margine, come la Ford Escape nei mercati nordamericano ed europeo, unita ai problemi di approvvigionamento dell’alluminio dopo l’incendio dello scorso anno in uno stabilimento di Novelis. Nonostante tutto, i numeri hanno superato le attese degli analisti, con un utile per azione di 42 centesimi contro i 35 previsti. I mercati hanno gradito e il titolo è salito di oltre il 4% nelle contrattazioni successive.
I motori termici tengono in piedi i conti
A reggere la baracca è ancora la divisione Ford Blue, quella dei modelli termici e ibridi. L’utile operativo è schizzato del 72%, toccando 1,14 miliardi di dollari, grazie soprattutto ai pick-up e alle versioni off-road ad alto margine, che ormai valgono quasi un quarto delle immatricolazioni statunitensi del marchio. Più complicato il trimestre per Ford Pro, la divisione dei veicoli commerciali, ferma a un utile operativo di 1,72 miliardi di dollari, in calo del 26% proprio per via delle forniture di alluminio col contagocce.
La divisione Model e, quella dei veicoli elettrici, ha chiuso con una perdita operativa di 919 milioni di dollari. Va comunque meglio rispetto agli 1,33 miliardi bruciati nello stesso trimestre del 2025, anche se i ricavi sono scesi del 5%. Ford tiene fermo l’obiettivo di rendere redditizio il comparto elettrico entro il 2029. Nel frattempo avanza lo sviluppo della nuova Universal Electric Vehicle Platform, da cui nel 2027 nascerà un pick-up di medie dimensioni con prezzo di partenza annunciato intorno ai EUR 26.142, circa 27.500 euro. Quanto alla liquidità, il flusso di cassa libero rettificato ha toccato 2,1 miliardi di dollari, con la previsione annuale rivista verso l’alto, in una forbice che ora va da 6 a 7 miliardi di dollari.


