Il bollo auto è solo la punta di un iceberg fiscale che pochi conoscono davvero. Quando si parla di quanto pesa l’automobile sulle tasche degli italiani, il pensiero corre subito alla tassa di possesso. Eppure quella cifra, per quanto salata, è quasi una briciola rispetto al quadro complessivo. L’auto in Italia non è soltanto un mezzo per spostarsi: è una colonna portante delle finanze pubbliche. Lo dicono i numeri messi in fila dall’ANFIA a fine 2025, che hanno fotografato l’intero carico fiscale che grava sul settore delle quattro ruote. E si tratta di cifre che nel 2025 potrebbero ancora crescere, con i dati definitivi attesi nei prossimi mesi. Per ora conviene guardare la situazione così com’è.
Cosa succederebbe se l’auto sparisse dai conti dello Stato
Partiamo dal totale, perché fa una certa impressione. Nel 2024 gli introiti legati al mondo dell’auto hanno raggiunto quota 83,04 miliardi di euro, con una crescita del 4,5% rispetto all’anno prima. Una montagna di soldi che pesa per il 13,4% su tutte le entrate tributarie del Paese. In pratica l’Italia si piazza ai vertici europei per pressione fiscale sulle automobili, con un’incidenza sul PIL del 3,7% contro una media continentale ferma intorno al 2,9%. La cosa curiosa è dove finiscono davvero questi soldi. Non arrivano dall’acquisto o dal possesso del veicolo, ma dal suo uso di tutti i giorni. Da sola questa fase vale quasi l’80% del totale, superando i 65 miliardi di euro.
Le accise, l’IVA e tutto quello che si paga guidando
A comandare la classifica ci sono le tasse sui carburanti, le famigerate accise, che da sole portano nelle casse pubbliche quasi 40 miliardi di euro. Ecco spiegato perché conviene diffidare di chi promette tagli strutturali: ogni volta che si toccano, il Governo deve spostare risorse da altri ministeri, sforbiciando la spesa pubblica.
Il balzo più vistoso del 2024 però riguarda l’IVA su manutenzioni, riparazioni e ricambi, cresciuta di oltre il 15% e arrivata a superare i 14 miliardi di euro. Colpa dell’inflazione, certo, ma anche di un parco auto sempre più vecchio, ormai oltre i 47 milioni di mezzi in circolazione, che richiede più visite dal meccanico. A completare il conto ci sono le polizze assicurative, i pedaggi e le multe, queste ultime salite fino a 4,6 miliardi di euro anche per via dei maggiori controlli e dei rincari della sosta in città.
Ecco come si divide il prelievo fiscale tra il 2023 e il 2024, sempre in miliardi di euro: carburanti da 39,36 a 39,73, IVA su manutenzione e ricambi da 12,16 a 14,05, bollo auto da 7,26 a 7,48, IVA su acquisto veicoli e diritti motorizzazione da 7,50 a 7,90, altre voci come parcheggi e contravvenzioni da 4,40 a 4,60, premi assicurativi da 3,85 a 4,14, pedaggi autostradali da 2,30 a 2,34, imposta provinciale di trascrizione da 1,77 a 1,88, lubrificanti da 0,90 a 0,92. Il totale passa da 79,50 a 83,04 miliardi, su entrate tributarie nazionali salite da 586,60 a 619,68 miliardi.
Il bollo auto che nessun politico abolirà mai
Il resto delle entrate si spartisce tra acquisto e proprietà del mezzo. Immatricolazioni e passaggi di proprietà hanno generato quasi 10 miliardi di euro, spinti soprattutto dal mercato dell’usato e dal rialzo dei prezzi di listino, che ha compensato il piccolo calo delle vendite di auto nuove. Il bollo auto, dal canto suo, ha portato nelle casse regionali circa 7,5 miliardi di euro, in aumento del 3% per via del ridimensionamento di certe agevolazioni locali su auto storiche e ibride e dell’aumento della potenza media del parco vetture. Anche qui vale la regola: chi parla di abolizione fa promesse che sa già di non poter mantenere. I dati del 2025 devono ancora uscire, ma le stime dell’ANFIA parlano di sostanziale stabilità, con un gettito ipotizzato ancora intorno agli 83 miliardi di euro. Nonostante il previsto calo delle vendite di auto nuove e dei consumi di gasolio, il settore continuerà a reggersi sulla tenuta dell’usato e sulla crescita costante delle spese legate alla manutenzione e ai servizi.


