Ricarica in 3 minuti e 41 secondi: giusto il tempo di ordinare un caffè al bancone, berlo con calma e tornare in macchina. È più o meno questo il ritmo con cui in Cina si sta riscrivendo l’idea stessa di rifornimento elettrico, e l’ultimo tassello porta la firma di FAW Group, che insieme a Lishen Battery ha portato a termine i test di performance su una nuova batteria a ricarica ultrarapida pensata per il marchio premium Hongqi. I numeri comunicati dal gruppo di Changchun parlano di una cella capace di passare dal 10 al 70 per cento di carica in appena 3 minuti e 41 secondi, e di toccare quota 97 per cento in 8 minuti e 3 secondi, con misurazioni fatte a 25 gradi di temperatura ambiente.
Il picco a 12C e il limite che si sposta
Il dato che davvero racconta l’entità del salto è il regime di carica, che arriva a un picco di 12C. In parole povere significa che la batteria accetta una corrente pari a dodici volte la propria capacità nominale, una soglia che fino a poco fa sembrava un muro fisico quasi impossibile da avvicinare. Secondo FAW il merito va a un anodo ad alta efficienza progettato apposta per reggere flussi di ioni molto intensi, abbinato a un elettrolita sviluppato in casa con bassa energia di desolvatazione, studiato per abbassare la barriera che gli ioni di litio devono superare mentre migrano.
A chiudere il cerchio ci sono due lavorazioni sul materiale: un rivestimento in carbonio composito e una modifica per drogaggio nella massa dell’elettrodo. Messe insieme, queste soluzioni hanno permesso di ridurre la resistenza interna del 15 per cento rispetto a celle dello stesso sistema chimico, con un miglioramento dell’efficienza di trasferimento della carica e una risposta più pronta nei primissimi istanti della sessione.
Il nemico numero uno resta il calore
Far entrare così tanta energia in un tempo così ridotto vuol dire generare calore, ed è proprio lì che si decide gran parte della sfida. Il pacco monta un sistema di raffreddamento a liquido a temperatura uniforme, governato da una logica intelligente che tiene la differenza termica tra le varie zone della batteria entro 3 gradi durante la ricarica veloce. Un margine strettissimo, che serve a evitare che alcune celle lavorino in condizioni peggiori delle altre e finiscano per invecchiare prima.
Sul lato della gestione elettronica, la strategia viene descritta come adattiva e basata su confini di sicurezza. Il sistema, in pratica, tiene d’occhio in tempo reale quanto velocemente sale la temperatura delle celle e modula la curva di potenza di conseguenza, senza applicare tagli fissi decisi a tavolino. Una verifica continua a circuito chiuso su tensione e capacità completa il tutto, con l’obiettivo di scongiurare sovraccarica o sovratensione.
Una corsa che ormai coinvolge tutto il listino cinese
L’annuncio di FAW arriva in un momento già affollato di novità sullo stesso fronte. Il primo a muoversi è stato BYD, che con la Blade Battery 2.0 ha superato la fase puramente dimostrativa e l’ha già montata su diversi modelli di serie. Geely ha risposto con la sua soluzione Energee Golden Brick, per ora ferma a una sola vettura, la Lynk & Co 10.


