Il telescopio Roman ha appena superato una delle fasi più insidiose della sua preparazione al lancio, e no, non stiamo parlando del decollo vero e proprio. Il caricamento del carburante è uno di quei passaggi che quasi nessuno immagina quando pensa a una missione spaziale, eppure è proprio lì che si gioca gran parte della partita. Basta un piccolo errore e anni di lavoro rischiano di andare in fumo.
C’è una convinzione piuttosto diffusa, ovvero che il momento del lancio sia il più complicato in assoluto. In realtà tutto quello che accade prima, lontano dagli occhi del pubblico, spesso è ben più delicato. Il rifornimento del propellente ne è l’esempio perfetto, perché richiede procedure rigorosissime e tecnici avvolti in speciali tute ermetiche che li proteggono da sostanze tutt’altro che innocue.
La NASA e il lavoro al Kennedy Space Center
La NASA ha portato a termine questa operazione con il telescopio spaziale Nancy Grace Roman, che ormai è entrato nella fase conclusiva dei preparativi. I tecnici del Kennedy Space Center hanno completato il caricamento di circa 1.100 litri di idrazina, il carburante che accompagnerà l’osservatorio lungo tutta la sua vita operativa. Una quantità non enorme, se ci pensate, ma sufficiente per fare esattamente ciò che serve.
Attenzione però a un dettaglio importante. L’idrazina non ha nulla a che vedere con la spinta necessaria a staccarsi da terra. A quello ci penserà il razzo Falcon Heavy di SpaceX, incaricato di portare il telescopio fuori dall’atmosfera. Il carburante di bordo entrerà in gioco solo dopo, in una fase successiva, alimentando piccoli motori che permetteranno a Roman di manovrare e raggiungere la sua destinazione finale.
E la destinazione è tutt’altro che banale. Parliamo del punto di Lagrange L2, che si trova a circa 1,6 milioni di chilometri dalla Terra. Perché proprio lì e non altrove? La risposta ha a che fare con la fisica. In quella particolare regione dello spazio le forze gravitazionali del Sole e della Terra si bilanciano tra loro, creando una sorta di equilibrio naturale. È un ambiente ideale per un osservatorio come Roman, perché consente osservazioni astronomiche continue senza dover consumare troppo carburante per mantenere la posizione.


