Le raffinate acconciature romane hanno tenuto occupati storici e archeologi per decenni, e finalmente qualcuno è riuscito a spiegare come venivano realizzate davvero. A dare una risposta convincente non è stato un esperto di antichità, ma una parrucchiera statunitense che, mettendo le mani tra i capelli invece che sui libri, ha capito quello che generazioni di studiosi avevano mancato.
Il punto era sempre stato lo stesso. Come facevano le donne dell’antica Roma a tenere insieme quelle costruzioni elaborate, con trecce e volumi che sfidavano la gravità. Sembrava impossibile che potessero reggere per ore, magari durante una cerimonia o un banchetto, senza crollare al primo movimento della testa. Le raffigurazioni arrivate fino a noi, statue e busti soprattutto, mostravano dettagli precisissimi ma non davano indizi utili sul metodo. E qui sta il bello della vicenda.
Ago e filo al posto delle forcine
La verità, a quanto pare, era molto più semplice e allo stesso tempo geniale di quanto si immaginasse. Niente forcine, niente fermagli nascosti. Le acconciature venivano letteralmente cucite, con ago e filo, fissando le ciocche direttamente tra loro. Un dettaglio che cambia tutto, perché spiega la tenuta di quelle pettinature così complesse. Cucire i capelli significava creare una struttura stabile, capace di resistere nel tempo e ai movimenti, senza bisogno di continui ritocchi.
Per anni si era dato per scontato che il segreto stesse in qualche accessorio metallico, magari andato perduto o troppo piccolo per lasciare tracce archeologiche significative. L’idea del filo, invece, apre uno scenario diverso e più concreto. Le ancelle o le schiave addette alla cura dell’aspetto delle padrone dovevano essere abili quasi quanto delle sarte, capaci di lavorare i capelli con la stessa precisione con cui si lavorava un tessuto.
Non stupisce che queste pettinature siano state riprese più volte nel corso della storia, moda recente compresa. La loro eleganza ha continuato ad affascinare, anche senza sapere quale fosse il trucco per farle stare in piedi. La bellezza di quelle acconciature femminili raccontava già da sola la cura maniacale che le donne romane dedicavano al proprio aspetto, un aspetto sociale prima ancora che estetico.
Il merito della scoperta va a chi ha avuto l’intuizione di provare sul campo, con le tecniche di un mestiere pratico, quello che gli studiosi continuavano a interpretare solo attraverso i reperti. A volte serve proprio questo, un occhio diverso, abituato a maneggiare gli strumenti giusti, per sciogliere un nodo rimasto stretto per tantissimo tempo. Un dettaglio piccolo, la cucitura dei capelli, che restituisce però un quadro molto più vivo della vita quotidiana nell’antica Roma e del lavoro invisibile che stava dietro all’immagine curata delle donne più in vista.


