Il nuovo mega datacenter AI annunciato da Meta nascerà in Texas e sarà uno degli impianti più ambiziosi mai messi in cantiere dall’azienda di Mark Zuckerberg. La struttura, realizzata insieme a BlackRock, avrà una capacità di elaborazione pari a 1 gigawatt e servirà a due scopi ben precisi. Da un lato far girare Meta AI, dall’altro spingere lo sviluppo dei modelli di prossima generazione, quelli che dovrebbero definire la prossima ondata di prodotti basati sull’intelligenza artificiale.
I lavori, a quanto pare, sono già partiti. L’azienda prevede che l’impianto entrerà in funzione entro il 2028, anche se restano parecchi punti da chiarire. Non è dato sapere, per esempio, quali chip verranno effettivamente utilizzati all’interno del datacenter, dettaglio non da poco visto il peso che l’hardware ha in questo tipo di infrastrutture. Per ora la scelta rimane un mistero.
Un investimento da miliardi e migliaia di posti di lavoro
Sul piano economico i numeri parlano chiaro. L’investimento complessivo si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari, cioè circa 9,2 miliardi di euro, ed è tra i più consistenti presentati di recente nell’intero comparto tecnologico. Un impegno che dice molto sulla direzione presa dalle grandi aziende del settore, sempre più concentrate sulla costruzione di capacità di calcolo per reggere il passo con le richieste dell’AI.
Anche sul fronte occupazionale la scala è notevole. Meta stima che, durante il picco delle attività di costruzione, il cantiere darà lavoro a oltre 4.000 persone. Al momento gli addetti sono già 2.300, un dato interessante considerando che il sito è stato appena aperto. La musica cambia però quando si guarda alla fase operativa, perché una volta a regime i dipendenti fissi saranno soltanto 300 circa. È il classico paradosso di queste strutture, tantissima manodopera in fase di costruzione e pochissima quando poi la macchina inizia a girare da sola.
Le iniziative per la comunità locale e le tensioni
Insieme all’investimento tecnologico, Meta ha messo sul piatto una serie di iniziative pensate per la comunità locale. Una mossa che sembra andare oltre la semplice buona volontà, perché serve probabilmente a smorzare le polemiche e le proteste che si stanno accumulando tra i residenti. Il malumore, del resto, non è un caso isolato. In diverse zone la popolazione non vede di buon occhio la vicinanza a questi impianti, considerati rumorosi e affamati di risorse.
Il nodo principale riguarda proprio i consumi. Un datacenter di queste dimensioni divora quantità enormi di acqua, necessaria per dissipare il calore generato dai chip, e di energia elettrica. Due elementi che pesano sui territori e che alimentano le preoccupazioni di chi vive nelle vicinanze. Non sorprende quindi che l’azienda cerchi di accompagnare l’arrivo dell’infrastruttura con qualche gesto verso chi abita in zona, nel tentativo di rendere l’operazione più digeribile agli occhi della popolazione texana.


