Chi lavora con i contenuti online lo percepisce da mesi, ma adesso ci sono i numeri a confermarlo. La fine delle SERP tradizionali non è più una previsione azzardata, è una tendenza che si sta consolidando velocemente. L’intelligenza artificiale è entrata a gamba tesa nel modo in cui cerchiamo e leggiamo le informazioni sul web, e a certificarlo arriva un nuovo report di Similarweb che punta i riflettori proprio su Google, storicamente la principale fonte di traffico per chiunque pubblichi qualcosa in rete.
Il concetto di base è semplice. Sempre più persone si accontentano dei riassunti generati dall’AI e delle interazioni dirette con questi strumenti, ottenendo così quello che cercano senza mai cliccare sul link della fonte originale. In pratica, l’utente trova la risposta e si ferma lì. Un cambiamento che, per chi produce contenuti, ha un peso non da poco.
Il peso di AI Overview e AI Mode
I dati raccontano bene cosa è successo nell’ultimo anno e mezzo, dall’inizio del 2025 fino a maggio del 2026. La percentuale delle SERP che si aprono con lo specchietto di AI Overview in cima è cresciuta in modo netto, passando dal 16,4% al 43,1%. Un balzo enorme. Certo, non significa automaticamente che chi naviga rinunci del tutto a visitare i link indicizzati sotto, ma è altamente probabile che accada. Se la risposta è già lì, davanti agli occhi, perché scorrere oltre?
Poi c’è la AI Mode, quella modalità che trasforma il motore di ricerca in qualcosa di molto simile a un chatbot vero e proprio. Anche qui il trend è in salita, con un numero crescente di visite che confermano quanto gli utenti si stiano abituando a questo tipo di interazione.
C’è un altro dettaglio interessante che emerge dal report, e riguarda le abitudini di chi cerca. Le query inviate a Google stanno diventando più lunghe. Potrebbe sembrare un controsenso, in un’epoca dominata dalla fretta e dall’immediatezza, ma a pensarci bene fila tutto. Sempre più persone usano ogni giorno strumenti come ChatGPT, Gemini e Claude, e finiscono per assorbire quel formato conversazionale tipico dei prompt. Un automatismo che poi si trasferisce anche nelle ricerche classiche.
Un esempio chiarisce tutto. Invece di digitare semplicemente ristorante vegetariano, oggi è più facile che qualcuno scriva trova un ristorante vegetariano nelle vicinanze, usando un linguaggio naturale, come se stesse parlando con qualcuno. I numeri lo confermano. Si è passati da una media di 3,36 parole all’inizio dello scorso anno alle attuali 3,52. La differenza sembra minima, quasi trascurabile. Ma rapportata alla mole di ricerche che passano ogni giorno da Google, diventa un segnale tutt’altro che irrilevante.
Il quadro che ne esce è quello di un ecosistema in piena trasformazione, dove il vecchio meccanismo del click sul risultato lascia spazio a un dialogo diretto con la macchina. E i comportamenti degli utenti, come mostrano bene questi dati, si stanno adeguando in fretta a questa nuova normalità.


