C’è un film Disney che, ammesso arrivi mai sugli schermi, non potrà farlo prima del 2039. Il motivo ha un nome e un cognome: Robin Williams. L’attore, scomparso nel 2014, aveva messo nero su bianco nel proprio testamento una clausola precisa. Nessuno avrebbe potuto usare il suo nome, le registrazioni delle sue interpretazioni o quelle della sua voce per venticinque anni dopo la sua morte. Un blocco che di fatto congela ogni progetto legato al personaggio più amato della sua carriera nell’animazione, il Genio di Aladdin.
Williams prestò la voce al Genio nel film del 1992 ed era talmente bravo a improvvisare che, stando a un ex dirigente Disney, esisteva materiale a sufficienza per costruire un quarto capitolo della saga. Molti dialoghi delle sessioni di registrazione originali del 1991 vennero scartati all’epoca, ma ce n’erano abbastanza da tirarne fuori un nuovo lungometraggio. L’idea sulla carta funzionava. Poi Disney ha scoperto cosa aveva stabilito l’attore nelle sue ultime volontà e ha dovuto accantonare tutto. “Quando era in forma, il chiacchierone iperattivo che ci piaceva tanto in Good Morning, Vietnam e Mrs. Doubtfire faceva 30 battute al minuto”, ha raccontato l’ex collaboratore. “Ora, dato che ha insistito per avere l’ultima parola su quel materiale, le battute resteranno chiuse a chiave”.
Un rapporto complicato tra l’attore e lo studio
La storia tra Williams e Disney non era stata sempre liscia. L’attore aveva accettato un compenso più basso per partecipare al primo Aladdin a patto che la sua voce non venisse sfruttata nel merchandising e nel marketing del film. Patto che lo studio non ha rispettato. A peggiorare le cose ci si mise anche l’allora capo dello studio, Jeffrey Katzenberg, che fece infuriare l’attore cercando di impedirgli di dare voce a un personaggio in un altro film d’animazione, FernGully, le avventure di Zak e Crysta, del 1992.
Non stupisce quindi che per il seguito, Il ritorno di Jafar del 1994, Williams non tornò. Disney dovette trovare un sostituto e lo pescò in Dan Castellaneta, la voce di Homer Simpson. Per il terzo capitolo, Aladdin e il re dei ladri del 1996, la situazione era cambiata: Katzenberg aveva lasciato la compagnia, Disney fece ammenda e l’attore accettò di rientrare nella saga.
Dopo la sua morte uscirono tre film, ma erano già completati: Un Natale esplosivo, Una notte al museo. Il segreto del faraone, entrambi del 2014, e Absolutely Anything del 2015. In quest’ultimo prestava la voce al cane del personaggio di Simon Pegg, ed è stato il suo ultimo ruolo cinematografico.
La voce degli attori nell’era dell’intelligenza artificiale
La scelta di Williams è tornata di attualità con l’arrivo dell’intelligenza artificiale. James Earl Jones, scomparso nel 2024, aveva dato la voce a Darth Vader e aveva autorizzato l’uso di ricreazioni tramite IA con un accordo tra l’azienda ucraina Respeecher e Lucasfilm. Matthew McConaughey e Michael Caine hanno firmato un’intesa con ElevenLabs per concedere in licenza e clonare ufficialmente le proprie voci.
Su tutt’altra posizione si trova invece Morgan Freeman, che è sbottato dopo aver scoperto che qualcuno aveva imitato la sua voce. “Sono un po’ seccato, sai? Sono come qualsiasi altro attore. Non imitatemi con falsi. Non lo apprezzo e a me pagano per fare quel genere di cose, quindi se lo fate senza di me mi state derubando”, ha dichiarato nel novembre 2025.


