Un dato messo sul tavolo da un dirigente di HP ha acceso i riflettori su quanto Windows 10 sia ancora presente nei computer di mezzo mondo. Karen L. Parkhill, Executive Vice President e Chief Financial Officer del gruppo, ha spiegato durante un incontro con gli investitori che il vecchio sistema operativo copre ancora circa il 30 percento del parco installato. Ed è la prima volta che una cifra del genere arriva da qualcuno che vive il mercato dall’interno, non da stime raccolte alla buona.
Trenta punti percentuali non sono affatto pochi, soprattutto per un sistema che ormai non viene più sviluppato da anni e il cui erede, Windows 11, viene spinto da Microsoft con una insistenza tale da infastidire parte degli utenti. Proprio questa quota così alta spiega probabilmente perché, qualche settimana fa, Microsoft abbia sorpreso tutti prolungando il programma ESU fino al 12 ottobre 2027. Una mossa che ha il sapore di una resa parziale davanti a chi non ha alcuna fretta di cambiare.
Perché questo numero pesa più di altri
Fino a oggi le uniche misurazioni disponibili arrivavano da fonti poco solide. Statcounter fornisce da sempre i dati sulle quote delle varie versioni di Windows, ma sono numeri spesso confusi e non del tutto affidabili. Anche i sondaggi mensili di Steam raccontano una parte della verità, poggiano su dati reali sì, ma condivisi in modo volontario dai giocatori, quindi un campione parziale e sbilanciato verso un pubblico specifico.
Il discorso cambia quando a parlare è un colosso della produzione di notebook e desktop. Le parole di Parkhill hanno un peso diverso perché arrivano da chi vende milioni di macchine e osserva da vicino cosa succede davvero nelle case e negli uffici. La dirigente ha detto senza giri di parole che la crescita è stata buona sia nell’area EMEA sia in quella APJ, trainata anche dalla spinta attesa attorno a Windows 11, e che a oggi circa il 30 percento della base installata gira ancora su Windows 10.
C’è però un altro dettaglio interessante. Secondo la stessa Parkhill il ciclo di aggiornamento verso Windows 11 non ha rallentato affatto e continua a sostenere le vendite di PC in Asia e in Europa. Anzi, il ricambio spinto in EMEA e APJ ha ormai raggiunto lo stesso ritmo del Nord America. Un segnale che il passaggio è in corso, seppur con lentezza in una fetta consistente di utenti. Microsoft, dal canto suo, continua a non diffondere numeri ufficiali sulle quote di mercato delle singole versioni del suo sistema operativo. Ecco perché una dichiarazione di questo tipo, arrivata quasi di sfuggita durante una call finanziaria, diventa una delle poche finestre concrete sullo stato reale delle cose. Chi usa Windows 11 Home si perde comunque diversi vantaggi rispetto alla versione Pro, che offre funzioni pensate soprattutto per un uso più avanzato. Per chi volesse fare il salto, il passaggio a Pro si trova a prezzo ridotto nello store dedicato, circa 55 euro invece dei circa 92 euro di listino.


