C’è un fascino strano, quasi magnetico, in pellicole come Champagne and Bullets, uscito anche con i titoli GetEven e Road to Revenge. Roba che finisce dritta dritta nella categoria dei film talmente brutti da diventare irresistibili, e infatti merita un posto d’onore accanto ai grandi classici del genere. Perché a volte l’ambizione supera di gran lunga i mezzi, il talento e pure quel minimo di lucidità che servirebbe per rendersi conto di cosa si sta combinando. Ed è proprio lì che nasce la magia.
Chi ha amato titoli come The Room, Troll 2 o Fateful Findings sa esattamente di cosa si parla. Sono curiosità cinematografiche meravigliose, opere che finiscono per valere molto più della somma delle loro parti proprio grazie ai loro difetti. Non funzionano nonostante gli errori, funzionano grazie agli errori. E Champagne and Bullets si piazza tranquillamente su questo strano piedistallo, quello che qualcuno ha definito il Mount Rushmore dei brutti film.
Champagne and Bullets: un solo uomo dietro tutto quanto
La cosa più incredibile è che questo film è praticamente opera di una persona sola, John De Hart. Ha scritto la sceneggiatura, ha diretto il tutto e ci ha pure recitato dentro, interpretando il protagonista Rick Bode. Un accentramento totale, quel tipo di controllo che di solito produce disastri gloriosi. E infatti il risultato non delude le aspettative di chi cerca il caos.
Non contento di occuparsi di ogni aspetto della produzione, De Hart si concede anche un numero musicale nelle prime battute del film. Si tratta della bizzarra Shimmy Slide, un momento che da solo basterebbe a spiegare perché questa pellicola sia finita nel pantheon del cinema outsider. È il genere di scena che lascia lo spettatore con la bocca aperta, incerto se ridere o semplicemente arrendersi allo spettacolo.
Quello che rende speciali questi film è proprio la loro totale mancanza di autocoscienza. Non c’è calcolo, non c’è cinismo, non c’è il tentativo furbo di sembrare brutti per attirare attenzione. C’è invece una sincerità genuina che li rende commoventi a modo loro. La copertina promette qualcosa di folle, e per una volta il contenuto mantiene la promessa fino in fondo. Il film è abbastanza sopra le righe da essere all’altezza della sua stessa immagine promozionale.
Ed è questo il paradosso più affascinante del cosiddetto cinema outsider. Un regista che punta a fare un’opera seria, drammatica, magari persino profonda, e finisce per creare qualcosa di completamente diverso da ciò che aveva in mente. Rick Bode voleva probabilmente essere un eroe tosto e carismatico, e invece diventa il simbolo di un tipo di film che non si dimentica facilmente. La sincerità di De Hart, il suo mettersi in gioco su ogni fronte, trasforma un potenziale fallimento in qualcosa che vale la pena vedere e rivedere.
Champagne and Bullets appartiene a quella ristretta cerchia di titoli che gli appassionati si passano di mano come reliquie. Film che circolano tra chi cerca esperienze cinematografiche fuori dagli schemi, lontane dalle logiche patinate delle grandi produzioni. E la sensazione, guardandolo, è di trovarsi davanti a qualcosa di autentico, per quanto sgangherato possa apparire.


