Un pozzo petrolifero in fiamme da più di quattro mesi è diventato uno dei casi ambientali più discussi del Messico, e il suo nome è Krem-1, gestito da Petróleos Mexicanos, meglio conosciuta come Pemex. Si trova nel comune di Las Choapas, nello stato di Veracruz, e nonostante le autorità sostengano che la situazione sia sotto controllo, le fiamme non si sono ancora spente del tutto. In Messico i roghi non mancano, la Comisión Nacional Forestal ne ha registrati oltre 5.000 dall’inizio del 2026. Questo caso però ha un peso diverso, perché non parliamo di un incendio boschivo qualunque bensì di un pozzo esplorativo che continua a bruciare da mesi.
Il pozzo Krem-1 era stato perforato per valutare l’esistenza e il potenziale commerciale di giacimenti di idrocarburi nel sottosuolo della zona. Come accade con altri pozzi di questo tipo, l’obiettivo principale era raccogliere informazioni geologiche e di produzione prima di decidere se un eventuale ritrovamento potesse diventare un vero e proprio giacimento petrolifero. Durante le operazioni di perforazione, il pozzo aveva raggiunto una profondità superiore ai 3.300 metri.
Pemex Krem-1: come è iniziato l’incendio e perché non si spegne
Secondo le informazioni ufficiali di Pemex, tutto è cominciato il 5 marzo, durante i lavori di perforazione, quando il pozzo aveva toccato i 3.336 metri di profondità. La causa è stata un flusso di gas inaspettato dal sottosuolo. Seguendo i protocolli di sicurezza, gli operatori hanno chiuso il pozzo e deviato quel flusso verso il sistema di combustione, il cosiddetto flare, progettato proprio per bruciare in modo controllato il gas in situazioni del genere. Poi però qualcosa è andato storto. Una fuga di gas nelle connessioni superficiali e l’accensione del gas accumulato hanno provocato l’incendio dell’attrezzatura di perforazione. Il personale è stato evacuato in via precauzionale e, stando all’azienda, non ci sono stati feriti.
Sul fronte delle responsabilità, l’azienda finora non ha attribuito l’origine dell’incendio a un errore umano, a un guasto specifico o a un atto esterno, limitandosi a descrivere la sequenza tecnica degli eventi. César Raúl Ojeda Zubieta, responsabile della responsabilità sociale di Pemex, ha comunque riconosciuto che l’azienda ha delle responsabilità e deve rispondere di quanto causato.
Il motivo per cui il pozzo continua a bruciare non è banale. Il problema non è spegnere un fuoco superficiale, ma fermare in sicurezza il flusso di fluidi che continuava a risalire. Nei mesi successivi Pemex ha dovuto costruire infrastrutture di supporto, rimuovere componenti danneggiati, tagliare parti della testa del pozzo con tecnologia specializzata e preparare un nuovo sistema di valvole e tubazioni. Spegnere le fiamme senza prima controllare la fonte della perdita avrebbe potuto generare accumuli pericolosi di gas e aumentare il rischio di esplosioni ben più gravi.
Danni ambientali e le voci del governo
Secondo organizzazioni ambientali, attivisti e testimonianze degli abitanti, i danni sono molto più ampi di quelli riconosciuti ufficialmente. L’Alianza Mexicana Contra el Fracking e Greenpeace, basandosi su un rapporto di CartoCrítica, stimano che in oltre quattro mesi siano stati bruciati circa 252 milioni di metri cubi di gas, con circa 270 ettari colpiti e un impatto che raggiunge almeno 29 comunità della regione di Las Choapas. Ci sono segnalazioni di contaminazione del torrente Armadillo, morte di bestiame, perdita di raccolti e possibili emissioni di sostanze come benzene e toluene. Molti abitanti lamentano mal di testa, nausea, irritazione agli occhi e problemi respiratori. Va detto però che diverse denunce non sono ancora state confermate da perizie ufficiali.
Rocío Nahle, governatrice di Veracruz, ha ammesso che il controllo totale richiederà ancora diversi mesi, data la complessità tecnica dell’intervento. Il 22 luglio ha spiegato che i lavori specializzati proseguiranno fino allo spegnimento e che la bonifica ambientale partirà solo una volta superata l’emergenza. Sono stati portati tecnici e macchinari dall’estero per riuscire a chiudere il pozzo. Sul fronte federale, la presidenta Claudia Sheinbaum ha appoggiato la strategia tecnica di Pemex, chiedendo il 30 giugno all’azienda di emettere un comunicato sui progressi e alla Secretaría de Salud di verificare quanto denunciato dagli abitanti. Da allora la comunicazione pubblica è rimasta soprattutto nelle mani di Pemex e del governo statale di Veracruz.


