Chi possiede ancora uno smartphone datato deve prepararsi a una notizia poco piacevole, perché l’app YouTube ha smesso di funzionare su una fetta di dispositivi Android. Il motivo va cercato in una decisione presa da Google, apparentemente piccola ma con conseguenze concrete per chi non aggiorna il telefono da anni. Chi apre l’applicazione su un vecchio modello si ritrova davanti un messaggio che invita a passare direttamente al sito web.
Facciamo un passo indietro. C’è stato un tempo in cui bastava il nome di un dolce per capire quale versione di Android girava sul proprio telefono. Il primo dispositivo con Eclair, ovvero Android 2.0, fu il Motorola DROID. E poi arrivò anche una trovata pubblicitaria niente male, con Android 4.4 ribattezzato KitKat, come la barretta di cioccolato. Nel 2019, con l’arrivo di Android 10, quel sistema di nomi golosi venne archiviato ufficialmente. La spiegazione fornita all’epoca fu semplice, ossia rendere più chiare le versioni del sistema operativo per il pubblico sparso in tutto il mondo. Curiosamente, però, dentro gli uffici di Mountain View quei soprannomi resistono ancora, tanto che Android 17 viene chiamato internamente Cinnamon Bun.
Cosa fanno davvero i Google Play Services
Il cuore della questione riguarda i Google Play Services, quel pacchetto software che lavora in sottofondo e gestisce parecchie cose. Parliamo dell’autenticazione dell’account Google, dei servizi di posizione e mappe, delle notifiche push, dei pagamenti tramite Google Pay e della sicurezza affidata a Google Play Protect. Non solo, perché collega anche le app di terze parti alle API di Google, permettendo per esempio a un’applicazione di ride sharing di mostrare in tempo reale il veicolo che si avvicina, senza dover costruire da zero una propria mappa.
Nell’agosto del 2023 Google aveva già alzato l’asticella, portando il requisito minimo da Android 4.4 KitKat ad Android 6.0 Marshmallow. Adesso il colosso ha fatto un altro passo, abbandonando il supporto proprio a Marshmallow e chiedendo Android 7.0 Nougat o versioni successive per far girare i Play Services. Una piccola curiosità va segnalata, perché Android 6, uscito nel 2015, detiene il record di supporto continuativo più lungo per i Play Services, ben 11 anni.
Cosa succede ai telefoni rimasti indietro
Chi ha un telefono con Android 6.0 non vedrà i Play Services sparire di colpo, visto che non vengono né cancellati né disinstallati. Il problema è un altro, ovvero lo stop agli aggiornamenti in background e alle nuove API di sicurezza. Tradotto in soldoni, Google Play Protect non riuscirà più a intercettare i malware più recenti, lasciando il dispositivo esposto ad attacchi informatici. La pagina di supporto è stata aggiornata di conseguenza e adesso specifica che i servizi sono compatibili solo con Android 7.0 e superiori.
E qui torniamo a YouTube. Aprendo l’app su un telefono con Marshmallow compare la scritta “Switch to YouTube.com”, un invito a usare il browser e collegarsi al sito mobile per continuare a guardare i video. Discorso simile per Gmail, che su Android 6 continuerà a garantire la sincronizzazione base della posta, ma senza ricevere alcun aggiornamento. Anche in questo caso, se l’app dovesse piantarsi, l’alternativa è digitare Gmail.com nel browser e usare la versione web.


