ChatGPT Salute ha finalmente aperto le sue porte, anche se per ora solo negli Stati Uniti, dove il servizio ha cambiato nome e adesso si chiama Health in ChatGPT (prima era ChatGPT Health). Al di là della piccola confusione sui nomi, colpisce il tempismo del lancio, arrivato proprio mentre si discute del caso di un paziente che ha rinunciato a recarsi in ospedale dopo essere stato convinto dall’intelligenza artificiale.
L’AI che si comporta come un medico
Rispetto alla versione mostrata all’inizio dell’anno, qualcosa è cambiato parecchio. Non è più un’esperienza a sé stante, separata dal resto, ma è diventata parte integrante del chatbot, raggiungibile direttamente dal menu laterale. Il perché di questa scelta è abbastanza intuitivo. Durante i test, OpenAI ha scoperto che oltre il 70% delle conversazioni legate alla salute nasce all’interno delle chat normali. Un esempio banale ma efficace, chiedere quali allergeni siano presenti mentre si prepara una ricetta.
Il cuore di ChatGPT Salute sta nel modo in cui gestisce le informazioni personali. Con il consenso dell’utente, tiene conto di alcuni dati per fornire risposte più mirate. Di cosa parliamo nello specifico? Farmaci assunti, esiti degli esami di laboratorio, visite mediche fatte da poco e la qualità del sonno. Per raccogliere tutto questo, il sistema può collegarsi ad Apple Health, così da avere un quadro più completo della situazione.
Anche la parte tecnica cambia a seconda del tipo di account. Chi usa la versione gratuita si affida al modello GPT-5.5 Instant. Chi invece ha un abbonamento premium può contare su GPT-5.6 Sol, che secondo OpenAI è il più avanzato e affidabile tra quelli disponibili al momento. Una differenza non da poco, soprattutto quando si parla di argomenti così delicati come la propria salute.
Quando arriverà in Italia e in Europa
La domanda che molti si pongono da noi riguarda la disponibilità. E qui la risposta è chiara, in Italia ChatGPT Salute non è ancora arrivato. Lo conferma la pagina ufficiale dedicata alla lista d’attesa, dove ci si può iscrivere per ottenere l’accesso non appena sarà possibile. Difficile però fare previsioni ottimistiche sui tempi.
Il motivo è facile da intuire. I paletti europei sul trattamento dei dati sono molto più rigidi, e quando si parla di informazioni sensibili come quelle sanitarie la faccenda si complica ulteriormente. Non sorprenderebbe quindi se il debutto nel Vecchio Continente venisse rimandato di parecchio, in attesa che tutto rispetti gli standard richiesti dalle normative sulla privacy.
Su un punto OpenAI ha voluto rassicurare tutti. Lo strumento è stato messo alla prova a fondo prima del rilascio, con il coinvolgimento di medici ed esperti del settore. Un modo per provare a costruire fiducia attorno a un servizio che, per sua natura, tocca corde molto sensibili e che potrebbe influenzare scelte importanti sulla salute delle persone.


