Chi apre l’app IO in questi giorni potrebbe imbattersi in un messaggio dedicato al Fascicolo Sanitario Elettronico. Niente di allarmante, anzi. Si tratta di un avviso che invita il cittadino a fare un salto verso un servizio che tanti ancora non conoscono o non sfruttano abbastanza. La domanda però sorge spontanea, cosa vuol dire davvero questo promemoria e cosa cambia per chi usa l’applicazione tutti i giorni.
Cosa significa quel messaggio dentro l’app IO
Partiamo da un chiarimento importante, perché è facile fraintendere. Il fatto che compaia quel messaggio non vuol dire che il FSE sia stato integrato dentro l’app, come succede invece con i documenti di IT-Wallet. È molto più semplice di così. Si tratta di un promemoria, un piccolo colpetto sulla spalla per ricordare che si può consultare referti e prescrizioni senza mettersi in coda allo sportello o disturbare il medico di famiglia.
Premendo il pulsante “Vai al tuo Fascicolo” si esce dall’app IO e si viene portati sul sito del Ministero della Salute, precisamente sulla pagina dove scegliere la propria regione. Qui c’è una particolarità da tenere a mente, ogni regione gestisce il suo Fascicolo in modo autonomo. Per l’accesso, in ogni caso, servono le solite credenziali digitali, cioè SPID, CIE oppure CNS. Nulla di complicato, insomma, gli strumenti sono quelli che ormai molti hanno già in tasca.
Le novità e i numeri di utilizzo
Il servizio ha visto arrivare di recente parecchie migliorie. Sono cambiati i documenti che si possono consultare, le modalità con cui i medici caricano le informazioni e persino la possibilità per i genitori di accedere al fascicolo dei figli minori. C’è poi una novità che merita attenzione, il Profilo Sanitario Sintetico. In pratica un riassunto delle informazioni essenziali sulla salute del paziente, roba che nelle emergenze può fare davvero la differenza.
E qui arriva il punto dolente. Quanti italiani usano davvero questo strumento? Poco più di un quarto, per la precisione il 26,5% stando ai dati ufficiali diffusi dal Ministero. Un numero non entusiasmante, che racconta anche di un’Italia a più velocità. La gestione regionale, infatti, crea differenze enormi tra un territorio e l’altro. Si passa dal 51,4% della Toscana, dove il fascicolo è ormai abitudine consolidata, all’1,2% della Basilicata, dove invece resta uno strumento quasi sconosciuto.


