Il primo missile lanciato da un’AI non è più fantascienza da film. È successo davvero, nel deserto del Mojave, in California, dove l’Aeronautica statunitense ha portato a termine un test che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato quasi impossibile. Protagonista un drone, e non uno qualsiasi, capace di gestire in autonomia tutte le fasi di un lancio come se fosse in un vero scontro.
L’intelligenza artificiale ormai si infila un po’ dappertutto, dalle app sul telefono agli assistenti vocali, e il settore militare non fa eccezione. Anzi, è forse uno degli ambiti in cui si sperimenta di più. La logica è sempre la stessa, affidare le missioni più pericolose a velivoli senza equipaggio, così da tenere i piloti lontani dalle situazioni ad alto rischio. Questi mezzi collaborano con gli aerei tradizionali, si scambiano informazioni in tempo reale e affrontano le operazioni più delicate, il tutto puntando a salvaguardare le vite umane e a spingere sull’automazione.
Il drone YFQ-44A di Anduril e il test nel Mojave
Praticamente tutte le grandi potenze stanno andando in questa direzione, ma stavolta la notizia arriva da oltreoceano. Per la prima volta un Collaborative Combat Aircraft, ovvero il drone YFQ-44A sviluppato da Anduril, ha lanciato con successo un missile aria aria AIM-120 durante una prova sul campo. Un traguardo che pesa, e non solo sul piano tecnico, perché segna un passaggio concreto verso una nuova generazione di velivoli pensati per operare al fianco dei piloti umani.
Il bersaglio, va detto, era simulato. Nessun obiettivo reale da abbattere, quindi. Ma ogni fase operativa è stata eseguita esattamente come sarebbe accaduto in un combattimento vero. Dal riconoscimento dell’obiettivo fino al momento del lancio, tutto è filato liscio, con il drone che ha gestito la sequenza senza intoppi. Ed è proprio questo il punto che rende il test nel Mojave così interessante, perché dimostra che la tecnologia è pronta a fare sul serio.
L’idea alla base di questi velivoli senza equipaggio è semplice da spiegare ma complessa da realizzare. Un drone che vola accanto a un caccia pilotato da un essere umano, che riceve indicazioni, che agisce in autonomia quando serve e che può assorbire i rischi maggiori al posto di chi sta ai comandi. Un modo per moltiplicare le capacità di una missione senza mettere in pericolo più persone del necessario.
Anduril, che ha firmato lo sviluppo dell’YFQ-44A, si sta ritagliando uno spazio importante in questo campo. E l’Aeronautica statunitense sembra intenzionata a investire con decisione su questa strada, con progetti che vanno proprio nella direzione di far collaborare uomini e macchine in cielo. Il lancio dell‘AIM-120 rappresenta la prova che il concetto funziona, almeno nelle condizioni controllate di un test.


