Gli acquisti dei giochi PlayStation potrebbero passare presto attraverso le criptovalute, e non è una voce di corridoio. Sony sta muovendo passi concreti in questa direzione, aprendo a uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava lontano dal mondo delle console. Il punto di partenza è tutto interno al gruppo giapponese, che ha già dimostrato di voler cambiare abitudini consolidate quando ha detto addio ai giochi fisici. Ora tocca al portafoglio digitale, e la novità riguarda proprio il modo in cui i titoli potrebbero essere pagati.
A muovere le pedine è Sony Bank, la controllata finanziaria del gruppo, che ha ottenuto un via libera importante oltreoceano. Si tratta di un’approvazione condizionata da parte dell’OCC, l’autorità bancaria statunitense che vigila sul settore. Il permesso riguarda la possibilità di costituire una banca fiduciaria nazionale e, cosa ancora più interessante per chi segue il mondo videoludico, di emettere una propria stablecoin. Una moneta digitale, insomma, pensata per mantenere un valore stabile e agganciato tipicamente a una valuta tradizionale.
Cosa significa una stablecoin firmata Sony
La differenza rispetto alle criptovalute più volatili sta proprio qui. Una stablecoin nasce per non subire le oscillazioni selvagge che hanno reso famose monete come Bitcoin, e questo la rende teoricamente adatta a un uso quotidiano, compresi gli acquisti sullo store PlayStation. Immaginare di comprare un gioco digitale pagando con una moneta emessa dalla stessa azienda che produce la console apre a un ecosistema chiuso, dove pagamenti e contenuti girano all’interno dello stesso circuito.
Il ragionamento di Sony sembra andare oltre il semplice metodo di pagamento alternativo. Avere una banca fiduciaria e una propria moneta digitale vorrebbe dire controllare una fetta importante delle transazioni, riducendo la dipendenza da intermediari esterni. Per un colosso che gestisce milioni di acquisti digitali ogni anno, il vantaggio economico e strategico è facile da intuire. Meno commissioni verso terzi, più controllo sul flusso di denaro, e la possibilità di costruire servizi finanziari cuciti su misura per la propria utenza. Va detto che al momento si parla di un’autorizzazione condizionata, quindi non di qualcosa di già operativo e disponibile per gli utenti. La strada tra l’ok delle autorità e l’arrivo effettivo di una moneta digitale utilizzabile per comprare i giochi è ancora lunga, e passa da una serie di adempimenti regolatori tutt’altro che banali. Il fatto che il gruppo giapponese si stia muovendo su questo terreno racconta però parecchio delle intenzioni future.
Il quadro si lega bene al percorso già intrapreso con l’abbandono del supporto fisico. Prima i dischi, ora il modo stesso di pagare. Due tasselli che, messi insieme, disegnano una visione dove tutto diventa digitale, dalla libreria dei titoli fino alla valuta usata per acquistarli. Se il progetto legato alla stablecoin di Sony Bank andrà in porto, gli acquisti su PlayStation potrebbero davvero cambiare pelle, spostandosi su binari finanziari controllati direttamente dall’azienda.