Pokémon Go e droni militari: due cose che, sulla carta, non dovrebbero avere nulla a che spartire. Eppure quella catturata di mostriciattoli davanti al monumento della propria città potrebbe aver lasciato un segno ben più profondo di quanto chiunque immaginasse. Un’inchiesta giornalistica ha sollevato dubbi pesanti su come le scansioni ambientali fatte dai giocatori del titolo di Niantic siano finite, nel tempo, dentro un meccanismo che porta dritto verso lo sviluppo di sistemi di guida per droni da combattimento. Domanda lecita: come è possibile una cosa del genere?
La tecnologia che cambia tutto si chiama VPS
Il fulcro di tutta la faccenda è il VPS, ovvero il sistema di posizionamento visivo. Non funziona come il classico GPS, che si appoggia ai satelliti là fuori nello spazio. Il VPS lavora in modo diverso: analizza le immagini riprese dalla fotocamera di un dispositivo e le confronta con una mappa tridimensionale già costruita in precedenza. Da lì calcola la posizione esatta, senza bisogno di alcun segnale dall’orbita.
Una distinzione che oggi conta parecchio, soprattutto sui campi di battaglia moderni. I governi sono ormai capaci di oscurare o disturbare i segnali GPS su intere porzioni di territorio, lasciando i droni praticamente ciechi. Senza un’alternativa basata sulla vista artificiale, quei mezzi diventano inutili. Ecco perché il posizionamento visivo sta diventando una pedina strategica.
E qui entra in scena Niantic Spatial, una divisione aziendale nata lo scorso anno proprio per spingere oltre le tecnologie di posizionamento visivo della casa che ha creato il gioco. Questa divisione ha stretto un accordo con Vantor, società di software specializzata in intelligence geospaziale, che progetta sistemi di navigazione per robot e droni militari. Si comincia a intravedere la direzione del discorso.
Dai mostriciattoli ai database militari, il filo sottile
I giornalisti olandesi che hanno seguito la vicenda hanno ricostruito i legami di questa filiera tecnologica. Attenzione però: non esiste una prova definitiva, né un passaggio diretto che colleghi i file dei singoli giocatori ai database militari di Vantor. Quello che emerge, semmai, è un effetto a cascata abbastanza chiaro.
L’ipotesi è questa: le scansioni dei luoghi pubblici, fatte dagli appassionati per ottenere ricompense nel gioco, potrebbero aver addestrato i primi modelli accademici e commerciali di Niantic Spatial. Modelli che, a loro volta, gettano le fondamenta per gli algoritmi di navigazione sofisticati impiegati dai droni. I passaggi per arrivare al nocciolo sono diversi, intricati, ma il filo c’è.