Quando il numero uno di una delle aziende più calde del settore ammette pubblicamente che c’è qualcosa che non torna, vale la pena fermarsi ad ascoltare. Il derroche di denaro nell’IA è esattamente il punto su cui Sam Altman ha deciso di mettere il dito, e lo ha fatto senza giri di parole in un’intervista alla CNBC. Le sue parole pesano, perché arrivano da chi più di chiunque altro ha raccolto fondi per finanziare OpenAI.
La corsa all’intelligenza artificiale sta spingendo le grandi aziende tecnologiche a bruciare somme enormi pur di avere il sistema migliore, quello più usato e soprattutto quello che genera più soldi. Tre cose che non coincidono affatto, e basta guardare a Google per capirlo. Secondo i dati di Goldman Sachs, le big tech e i loro fornitori di infrastrutture hanno in programma di spendere oltre un trilione di dollari tra chip, data center e software. La domanda da un milione di dollari resta sempre la stessa: dietro tutto questo investimento, c’è davvero un ritorno?
Le parole di Sam Altman che cambiano il discorso
Interrogato sui dubbi che circondano il settore, Sam Altman ha risposto che si tratta della “critica più giusta che si possa fare all’IA in questo momento”. E ha aggiunto una frase che pesa: “So che stanno succedendo cose grandi, ma so anche che c’è tantissimo spreco.” Poi ha tirato fuori le due domande che si pongono tutte le aziende che adottano questa tecnologia nei propri processi. Quanto tempo bisogna aspettare perché il cambiamento si veda nei ricavi, e quanto perché i costi siano sotto controllo. Guardando alle ultime mosse di Uber e Microsoft, due realtà di successo a tutti gli effetti, la faccenda non sembra promettere bene.
La parte interessante di questa onestà è proprio da dove arriva. Altman è la persona che più ha raccolto capitali per finanziare OpenAI, un’azienda leader del settore ma anche una nuova arrivata, un bambino rispetto ai colossi che dominano la tecnologia da decenni. Che sia lui a parlare di spreco segna un prima e un dopo nel dibattito dell’intera industria. Fino a ieri il tema del ritorno sull’investimento era roba da analisti scettici, economisti e gente poco convinta di questo boom, pronta a gridare alla bolla in procinto di scoppiare. Ora invece l’azienda più influente lo dice ad alta voce, davanti a utenti e investitori.
I numeri che spiegano lo spreco
Già nel 2024 Goldman Sachs si era posta la stessa domanda con un report dal titolo eloquente: troppa spesa, troppo pochi benefici. L’economista e premio Nobel Daron Acemoglu del MIT, in uno studio chiamato “The Simple Macroeconomics of AI”, stimava un impatto reale della tecnologia sulla produttività economica nel decennio successivo davvero irrisorio, appena lo 0,5%.
I dati sui data center raccontano la stessa storia. Un’analisi su 23.000 cluster di calcolo ha rivelato che l’utilizzo medio delle GPU è solo del 5%. Significa che il 95% dell’hardware più caro e avanzato sul mercato, quelle schede grafiche di NVIDIA che tutti si contendono, lavora ben al di sotto delle proprie capacità. Parte della spiegazione sta nel famoso FOMO: ci sono molte aziende che comprano chip non perché servano subito, ma per paura di restarne senza in futuro. Un fenomeno già visto durante la pandemia con i semiconduttori, e in casa con la carta igienica.
In tutto questo, qualcuno guadagna eccome. NVIDIA fattura allo stesso modo sia che i suoi chip lavorino al 5% sia che girino al 100%. Nel 2024 ha registrato ricavi per 60.900 milioni di dollari, un 126% in più rispetto all’anno precedente, grazie alla domanda spropositata dei data center. Stesso discorso per i grandi fornitori cloud, la santissima trinità formata da Amazon, Microsoft e Google, che da soli coprono il 70% del mercato e incassano a prescindere dai risultati ottenuti dai clienti. Il mercato globale dell’infrastruttura cloud ha superato i 330.000 milioni di dollari nel 2024. Il problema di fondo sono gli incentivi. Chi pesa di più sul ritmo degli investimenti è proprio chi perde di meno, ed ecco perché nessuno prende provvedimenti contro lo spreco.
Leggere queste dichiarazioni in chiave catastrofista sarebbe però un errore, e lo stesso Altman si è detto fiducioso: “l’industria lo risolverà in fretta”. In fondo in questa fase iniziale è normale andare in perdita, basti pensare a Netflix con lo streaming. Lo spreco di oggi può essere semplicemente il costo per costruire un’infrastruttura che renderà più avanti. Lo stesso report di Goldman Sachs ammette che le bolle ci mettono tempo a scoppiare, il che lascia margine perché l’IA mantenga le sue promesse. Buona parte della spesa attuale, però, è legata a GPU con architetture che potrebbero diventare obsolete davanti a modelli più efficienti.