Lenovo ha messo i puntini sulle i riguardo alla console portatile G02, ribadendo che il dispositivo è pensato unicamente per il mercato cinese e che fuori da quei confini non c’è alcuna autorizzazione, né per la vendita né per il software che arriva già installato. Un chiarimento arrivato dopo le perplessità sollevate da chi aveva notato qualcosa di poco limpido nella confezione.
Cosa è successo con la G02 e gli emulatori
A fine maggio è comparsa sul mercato una console portatile a marchio Lenovo con una particolarità che ha fatto subito alzare più di un sopracciglio: emulatori preinstallati e ROM incluse direttamente nel prodotto. Una scelta che, vista da fuori, sembra parecchio rischiosa sul piano legale, visto che parliamo di software e contenuti che di solito non possono certo viaggiare liberamente preinstallati su un dispositivo commerciale.
La domanda che in molti si sono fatti è semplice: com’è possibile una cosa del genere su un prodotto che porta il nome di un colosso come Lenovo? La risposta dell’azienda è stata immediata. La G02 non è un prodotto sviluppato e realizzato direttamente da Lenovo, ma costruito su licenza da una società terza. In pratica, un’altra azienda ha ottenuto il diritto di usare il marchio, e ha poi confezionato il dispositivo con quelle caratteristiche che hanno fatto discutere. E, dettaglio fondamentale, tutto questo era previsto esclusivamente per il mercato cinese.
La nuova posizione ufficiale di Lenovo
Il punto è che una console del genere, una volta uscita allo scoperto, tende a circolare ben oltre i confini per cui era stata pensata. Ed è qui che entra in gioco la nuova presa di posizione dell’azienda. Lenovo ha voluto chiarire ancora una volta che non autorizza in alcun modo la vendita della console G02 al di fuori dei canali ufficiali cinesi, e che lo stesso vale per i software che il prodotto si porta dietro preinstallati.
Non solo: l’azienda ha fatto capire di essere pronta a muoversi contro eventuali comportamenti scorretti da parte del produttore che ha ottenuto il marchio in licenza. In altre parole, chi ha realizzato il dispositivo sotto il nome Lenovo rischia conseguenze concrete se dovesse continuare a operare in modo non conforme agli accordi presi. Una mossa che serve anche a marcare con chiarezza una distanza: il marchio è stato concesso, ma le modalità con cui è stato usato in questo caso specifico non rientrano in quanto autorizzato per i mercati esteri.
Il messaggio, insomma, è duplice. Da un lato Lenovo prende le distanze da un prodotto che porta sì il suo logo ma che è stato assemblato e distribuito da terzi. Dall’altro, ribadisce che la G02 resta legata al solo mercato cinese e che ogni vendita o diffusione fuori da quel perimetro non gode di alcun avallo ufficiale. Per chi sperava di mettere le mani su una console del genere attraverso canali alternativi, il quadro adesso è abbastanza definito: si tratta di un dispositivo che, formalmente, non dovrebbe nemmeno trovarsi al di fuori della Cina, e che l’azienda non riconosce come parte della propria offerta internazionale.