Proteus, il robot per la logistica di Amazon, torna sulla scena con una versione capace di capire la voce dei colleghi umani. E lo fa in un momento curioso, perché non tutte le scommesse del colosso americano sull’automazione vanno sempre a segno. Da poco, infatti, il gruppo ha messo da parte l’unità Blue Jay, presentata con grandi ambizioni appena qualche mese prima. Un passo indietro che però non racconta una frenata: l’idea di portare sempre più robot dentro magazzini e centri di smistamento resta saldissima. Anzi, con il nuovo Proteus l’asticella si alza ancora.
Il robot Proteus di Amazon ora capisce i comandi vocali
Chi ricorda il modello mostrato nel 2022 non noterà chissà quali stravolgimenti guardandolo. Stessa scocca verde e nera, stesso design, linee praticamente identiche. D’altra parte, quando una cosa funziona, ha poco senso ribaltarla solo per il gusto di farlo. Il vero lavoro è stato fatto sotto la carrozzeria, là dove l’occhio non arriva. È lì che Amazon ha concentrato gli sforzi, trasformando Proteus in un robot che riesce a ricevere comandi vocali direttamente dalle persone con cui condivide lo spazio di lavoro.
La novità è stata mostrata durante l’evento Delivering the Future, andato in scena a Londra. E qui sta il punto interessante: Proteus interpreta il linguaggio naturale. Tradotto in parole semplici, non serve più imparare una sintassi precisa, digitare istruzioni tecniche o passare da un’interfaccia di programmazione. Basta dirgli cosa fare, a voce, come si farebbe con un collega in carne e ossa. Lui ascolta, capisce e si mette al lavoro.
Un collega robot, non solo una macchina
È proprio questo il cambio di prospettiva più evidente. Fino a ieri un robot di magazzino era uno strumento da governare con regole rigide, oggi Proteus si avvicina molto di più all’idea di compagno di reparto. Gli si affida un compito parlando normalmente, e lo porta a termine senza che nessuno debba tradurre la richiesta in un linguaggio da addetti ai lavori. Un dettaglio che, dentro un centro logistico dove i ritmi sono quelli che sono, può fare una differenza concreta.
Il messaggio che arriva da Amazon, insomma, è abbastanza chiaro. L’abbandono di Blue Jay non segna alcun raffreddamento sul fronte dell’automazione. Semmai indica una scelta di campo: puntare su soluzioni che hanno già dato prova di reggere il carico, come Proteus, e affinarle invece di moltiplicare progetti diversi. Una strada più pragmatica, fatta di passi misurati più che di annunci roboanti.