I bombardieri B-1B Lancer si preparano a una seconda giovinezza, e questa volta il loro futuro passa dalle armi ipersoniche. L’aeronautica statunitense e Boeing hanno deciso di allungare la vita operativa di questo storico velivolo, spingendo lo sguardo fino al 2040 e oltre. L’idea è tanto semplice quanto astuta: recuperare i punti di attacco esterni che durante la Guerra Fredda erano stati pensati per i missili nucleari, e riconvertirli in agganci modulari capaci di ospitare i sistemi d’arma di nuova generazione.
Un veterano dei cieli che guarda avanti
Parliamo di un aereo che vola dal 1985, eppure non ha alcuna intenzione di andare in pensione. Boeing avrebbe già completato la revisione preliminare del progetto per montare i nuovi piloni, battezzati Load Adaptable Modular. Il bello di questo sistema è che sfrutta sei punti di ancoraggio esterni rimasti praticamente inutilizzati per anni. Erano stati messi da parte quando il bombardiere ha rinunciato alla capacità nucleare, passando a un ruolo esclusivamente convenzionale per via dei trattati internazionali sul disarmo. Insomma, hardware già presente sullo scafo, che ora torna utile in un contesto completamente diverso.
La flotta attiva conta oggi 45 esemplari, distribuiti soprattutto in due basi sul territorio americano. E nonostante gli anni sulle spalle, il B-1B Lancer resta il bombardiere più veloce a disposizione degli Stati Uniti. Tocca infatti i 1400 chilometri orari, pari a Mach 1.2, con una lunghezza di 44.5 metri e un’apertura alare di 41.8 metri. Numeri che fanno capire quanto sia imponente questa macchina volante. C’è poi un dettaglio che pesa parecchio sul piano strategico: la capacità di rifornimento in volo gli garantisce un raggio d’azione potenzialmente illimitato, il che lo rende perfetto per operazioni su scala globale.
L’investimento e le nuove opzioni tattiche
Il tempo però passa per tutti, anche per i giganti dei cieli. Ed è qui che entra in gioco un piano economico pensato per i prossimi cinque anni, con l’obiettivo di mantenere efficienti i bombardieri strategici in attesa di una modernizzazione complessiva della flotta. La modifica ai piloni cambia le carte in tavola, perché offre ai comandanti opzioni che prima semplicemente non esistevano. Lo stesso velivolo potrà essere configurato per i missili ipersonici oppure per futuri sistemi di attacco a lungo raggio, a seconda della missione.
Il percorso è già tracciato. Dopo la fase progettuale partirà la verifica critica del design, lo step più delicato di tutto il processo. A quel punto toccherà alle modifiche strutturali vere e proprie sui velivoli, seguite dai test di volo necessari per rendere il sistema operativo in tempi rapidi. Un lavoro di precisione, insomma, che mira a tenere in pista uno dei mezzi più preziosi dell’arsenale americano ancora per parecchi anni.