DuckDuckGo ha registrato un balzo improvviso nelle richieste per la sua modalità senza intelligenza artificiale, con una crescita che ha superato il 300% subito dopo gli annunci di Google. Un segnale piuttosto eloquente di come una fetta di utenti stia cercando alternative più sobrie, lontane dall’invasione dell’AI nelle ricerche quotidiane.
Tutto è partito dall’evento I/O 2026, la grande vetrina con cui Google ha messo sul tavolo le sue ultime novità legate all’intelligenza artificiale. Una raffica di funzioni nuove, pensate per rendere la ricerca sempre più automatizzata e assistita. Solo che, a quanto pare, non tutti hanno accolto questa direzione con entusiasmo. Anzi.
Un effetto inatteso dopo l’I/O 2026
Gli annunci di Google hanno prodotto una reazione che in pochi avevano previsto. Invece di abbracciare in massa le nuove funzioni, una parte del pubblico ha fatto un passo nella direzione opposta, spostandosi verso un motore di ricerca che da sempre punta su un approccio diverso. Parliamo di un cambiamento di rotta che racconta bene quanto sia variegato il modo in cui le persone si rapportano all’AI: c’è chi la vuole ovunque e chi, al contrario, preferisce tenerla a distanza, almeno mentre cerca qualcosa online.
La crescita oltre il 300% nelle richieste per la modalità No AI non è un dettaglio da poco. Numeri così alti, e per giunta in tempi rapidi, raccontano di un’esigenza concreta che fino a poco tempo fa sembrava marginale. Evidentemente non lo è più.
Perché DuckDuckGo attira chi vuole stare alla larga dall’AI
Il punto di forza di DuckDuckGo resta lo stesso da anni: la privacy. Il motore di ricerca si è costruito una reputazione proprio puntando su un approccio rispettoso dei dati degli utenti, e questa identità sembra ripagare ancora di più ora che il tema dell’intelligenza artificiale è diventato centrale in ogni discussione tech.
La possibilità di disattivare le funzioni basate sull’AI, lasciando una ricerca più pulita e tradizionale, intercetta perfettamente il malumore di chi non vuole vedere riassunti automatici, suggerimenti generati o altre trovate simili comparire ogni volta che digita una domanda. Una scelta che, fino a ieri, poteva sembrare un capriccio di pochi nostalgici, ma che oggi trova un seguito sorprendentemente ampio.
Il boom d’interesse registrato dopo le mosse di Google mette in luce una frattura interessante nel mondo della ricerca online. Da una parte i colossi spingono sull’acceleratore dell’automazione, convinti che sia questa la strada del futuro. Dall’altra cresce un gruppo di utenti che chiede esattamente il contrario: meno tecnologia invadente, più controllo sull’esperienza di ricerca.
L’aumento delle richieste per la modalità No AI di DuckDuckGo è la prova tangibile di questa tensione. E con i numeri che parlano di una crescita superiore al 300%, è chiaro che l’interesse verso soluzioni più essenziali sta diventando tutt’altro che trascurabile.