Google Photos resta uno degli strumenti più comodi per tenere in ordine una libreria di foto e video che cresce di giorno in giorno, ma chi prova a tirare fuori tutto il proprio materiale dal cloud sa bene quanto la cosa sia stata finora una fatica. La novità è che adesso l’esportazione cambia volto: arrivano gli export incrementali, e per chi fa backup regolari è una boccata d’aria.
La logica è semplice. Dopo una prima esportazione completa dell’intera libreria, le successive scaricheranno soltanto le foto e i video aggiunti dall’ultima volta. Niente più download dell’archivio intero ogni volta che servono gli ultimi scatti. Chi ha librerie pesanti, anche vicine ai 1,8TB, capisce al volo quanto questo faccia risparmiare tempo e banda.
Google Photos: come funzionano i nuovi export incrementali
Lo strumento che viene aggiornato è Google Takeout, quello che permette di portare via i propri dati dai servizi dell’azienda. Fino a oggi, chi voleva spostare le proprie immagini su un NAS o magari su una soluzione alternativa come Immich, doveva rassegnarsi a scaricare di nuovo ogni singolo file, anche quelli già salvati in precedenza. Una perdita di tempo enorme, oltre che di connessione.
Con il nuovo sistema, invece, le esportazioni programmate possono partire in automatico ogni due mesi, per un massimo di un anno. Tradotto: sei esportazioni in totale, una ogni due mesi, ciascuna con i soli contenuti caricati o modificati dopo l’ultima. Questa è la frequenza massima al momento supportata, quindi una volta passato l’anno bisognerà rimettere mano alla procedura e farla ripartire da capo.
Cosa resta uguale e cosa cambia
Le altre opzioni non si toccano. Si possono ancora generare file ZIP fino a 50GB l’uno, e si può scegliere se ricevere un link di download via email oppure caricare i file direttamente su Drive, Dropbox o Box. Insomma, la flessibilità di sempre, con in più la comodità della pianificazione automatica.
Un dettaglio importante riguarda la prima esportazione programmata: quella conterrà comunque tutte le foto e gli album selezionati. Solo dalle volte successive entra in gioco la logica incrementale, con i nuovi elementi caricati o modificati. È bene tenerlo a mente per non aspettarsi un download ridotto già al primo giro.
Ultima nota pratica: la nuova opzione di esportazione programmata compare in Google Takeout soltanto quando si seleziona Google Photos tra i servizi durante la procedura di esportazione. Per gli altri dati il funzionamento rimane quello di prima.