C’è ancora margine per provare a ottenere una fetta del risarcimento Google da 135 milioni di dollari, una cifra che oggi vale all’incirca 125 milioni di euro e che riguarda una vicenda nota negli Stati Uniti come Joseph Taylor e altri contro Google LLC. Chi possiede un dispositivo Android e ha utilizzato una connessione dati negli Usa potrebbe rientrare tra gli aventi diritto, anche se va detto subito che le cifre individuali in ballo sono tutto fuorché generose. Lo scorso 29 maggio è scaduto il termine per chiamarsi fuori dall’accordo, un passaggio che ha senso solo per chi intende avviare una causa separata in proprio.
Chi può presentare la richiesta e perché
Per poter inoltrare la domanda serve un requisito preciso: aver usato un telefono Android con un piano dati cellulare negli Stati Uniti nel periodo compreso tra il 13 novembre 2017 e la data dell’approvazione definitiva dell’accordo, fissata per il 23 giugno 2026. Il cuore della causa sta tutto qui: secondo i ricorrenti, i server di Google sfruttavano i dati cellulari pagati dagli utenti per ricevere informazioni trasmesse dai telefoni anche quando questi erano completamente inattivi.
Il punto è proprio questo. Lo scambio avveniva in sottofondo, mentre le persone dormivano, con il dispositivo fermo, nessuna app aperta, niente di niente. Eppure i proprietari si ritrovavano a pagare un consumo di dati che non portava alcun beneficio a loro, ma soltanto all’azienda. La class action è nata nel 2022, depositata davanti alla Corte distrettuale per il Distretto Settentrionale della California, e l’udienza per l’approvazione finale del risarcimento da 135 milioni di dollari è in calendario per il 23 giugno.
Quanto si rischia davvero di incassare
Qui arriva la parte meno entusiasmante. Gli accordi nelle cause collettive hanno la fama, spesso meritata, di arricchire soprattutto gli avvocati lasciando ai ricorrenti briciole simboliche, semplicemente perché sono troppi a doversi spartire la torta. La somma effettiva dipende dal numero di richieste considerate valide dal tribunale, ma le stime parlano di meno di EUR 86 a testa per chi rientra, mentre la parcella legale potrebbe oscillare tra i 33,75 e i 40 milioni di dollari complessivi.
Facendo due conti, lo scenario è ancora più ridimensionato. Il sito ufficiale dell’accordo prevede che 100 milioni di utenti Android presentino domanda. Togliendo il 25 per cento per le spese legali restano circa 101,3 milioni di dollari da dividere tra 100 milioni di richieste: in pratica EUR 1 a testa. Insomma, andrà bene a chi riuscirà a portare a casa più di EUR 4.
Un dettaglio da non trascurare riguarda le modalità di pagamento. Sul sito ufficiale della procedura va compilato il modulo che indica come si preferisce ricevere il denaro, inserendo il Notice ID e il Confirmation Code mancanti. Senza questo passaggio la quota viene comunque assegnata, ma chi gestisce i versamenti non saprà come farla arrivare. Chi non ha ricevuto la mail con questi codici può controllare la cartella spam oppure contattare l’amministratore al numero 1-844-655-4255, in alternativa scrivendo all’indirizzo Info@FederalCellularClassaction.com.
Il caso gemello che paga molto di più
Esiste poi una vicenda parallela, molto simile nella sostanza, che però promette tutt’altre cifre. A luglio scorso Google ha chiuso un accordo da 350 milioni di dollari, pari a circa 324 milioni di euro, con gli utenti Android residenti in California. Lo schema contestato è identico: dati cellulari pagati dagli utenti e usati per inviare informazioni ai server dell’azienda mentre i telefoni restavano inattivi.
La causa porta il nome di Attila Csupo e altri contro Google LLC. In questo caso i legali hanno chiesto alla corte il 33 per cento del fondo, ovvero 115,5 milioni di dollari più le spese, lasciando circa 234,5 milioni da distribuire tra i circa 14 milioni di aventi diritto. Tradotto in cifre concrete, ciascuno potrebbe incassare EUR 14.