La nuova criptovaluta Pearl, pensata per il calcolo legato all’intelligenza artificiale, ha acceso una corsa improvvisa al mining con le schede video. Una di quelle ondate che partono fortissimo e poi, nel giro di pochissimo, iniziano a perdere slancio. E infatti i numeri sui guadagni stanno già scivolando verso il basso, lasciando più di qualche minatore con la sensazione di essere arrivato un attimo troppo tardi.
Il meccanismo è quello che ormai conosciamo bene quando spunta una nuova moneta digitale che sfrutta le GPU. All’inizio i margini sembrano interessanti, la voce si sparge in fretta, e tutti corrono a mettere al lavoro le proprie schede. Poi, man mano che la potenza di calcolo collegata alla rete aumenta, la torta da spartire resta la stessa ma le fette diventano sempre più sottili. Risultato? La redditività cala, e cala in fretta.
Criptovaluta AI : cosa sta succedendo con il mining di Pearl
A rendere il caso particolare è il legame con l’AI compute, cioè quella fascia di criptovalute che cerca di intrecciare la potenza di elaborazione delle schede grafiche con i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale. Un’idea che, sulla carta, ha il suo fascino: invece di limitarsi a risolvere calcoli fini a sé stessi, l’hardware viene impiegato per qualcosa che ha un valore concreto sul mercato. Da qui l’entusiasmo iniziale attorno a Pearl, che ha spinto parecchi possessori di schede potenti a tentare la fortuna.
Il problema è che l’entusiasmo, da solo, non basta a tenere alti i guadagni. Quando una moneta diventa popolare, la quantità di hardware che si butta nella mischia esplode, e questo finisce per diluire i ricavi di tutti. È la stessa dinamica vista in tante altre occasioni: chi entra per primo riesce a portare a casa qualcosa, chi arriva dopo si ritrova spesso a coprire a malapena i costi dell’energia elettrica.
Perché i guadagni con la RTX 5090 stanno crollando
Il dato più eloquente arriva proprio dalla scheda di punta. La RTX 5090, ammiraglia tra le GPU per il gaming e i carichi pesanti, ha visto i suoi guadagni giornalieri praticamente dimezzarsi. Si è passati a una cifra intorno ai 16 euro al giorno, un valore ben distante dai numeri registrati nel periodo iniziale, quando la corsa era appena partita e la concorrenza tra i minatori era ancora contenuta.
Un dimezzamento del genere, in così poco tempo, racconta meglio di qualsiasi analisi quanto sia volatile questo tipo di attività. Una scheda da diverse migliaia di euro che genera poco più di una quindicina di euro al giorno deve fare i conti con il costo dell’elettricità, con l’usura dell’hardware e con il rischio che la redditività continui a scendere nelle settimane successive. Margini che, su questi livelli, si assottigliano in fretta.
La storia del mining di Pearl somiglia insomma a tante altre già viste. Un avvio scoppiettante, l’arrivo in massa dei minatori attirati dai primi numeri, e poi il graduale raffreddamento dei guadagni man mano che la rete si affolla. Chi possiede una RTX 5090 o altre schede di fascia alta potrà comunque continuare a partecipare, ma con aspettative ben più ridimensionate rispetto a quelle dei primissimi giorni, quando bastava accendere la macchina per vedere cifre decisamente più allettanti.