Telemarketing ancora al centro delle polemiche, e stavolta a far discutere è il modo in cui il decreto Bollette ha ridisegnato le regole del gioco per chi vende luce e gas. Alcuni senatori del Partito Democratico hanno scritto al ministro Adolfo Urso chiedendo un intervento, perché a loro avviso la norma sta creando un bel pasticcio: vantaggi per pochi, paletti per altri, e tutto questo tra aziende che ormai si muovono negli stessi settori. Il punto delicato riguarda proprio il telemarketing e il mercato dell’energia, due mondi che si sono intrecciati parecchio negli ultimi anni.
Perché il nuovo sistema favorirebbe i fornitori storici
La stretta, va detto, nasce con buone intenzioni. L’obiettivo era frenare le telefonate aggressive, quelle che arrivano a cena con offerte su luce e gas che nessuno ha chiesto. Con il decreto Bollette del 2026 le società energetiche non possono più contattare liberamente gli utenti per proporre contratti via chiamata o messaggio. Il contatto diventa lecito solo in due casi: se il cliente ha dato un consenso specifico, oppure se è lui stesso a chiedere informazioni passando dai canali ufficiali dell’operatore.
Non è tutto. Il sistema introduce anche numeri identificabili, così da capire subito chi sta chiamando, e rende nulli i contratti firmati violando queste regole. Sulla carta, insomma, una bella tutela per chi è stanco di ricevere chiamate moleste. Il problema, però, sta nei dettagli, ed è qui che si è acceso il dibattito politico.
Lo squilibrio denunciato dai senatori
Secondo i firmatari dell’interrogazione, il meccanismo non viene applicato allo stesso modo per tutti, e questo crea una disparità che pesa sulla concorrenza. Le compagnie telefoniche che vendono anche energia, per esempio, non possono usare la propria base clienti, quella mobile o fibra, per proporre offerte di luce e gas. Chi nasce già nel settore energetico, invece, può continuare a promuovere servizi telefonici ai propri clienti energia, sempre che il consenso commerciale esista già.
Tradotto in soldoni: chi era partito vendendo energia parte avvantaggiato, mentre chi è arrivato dal mondo delle telecomunicazioni si ritrova con le mani legate. Ed è proprio questo lo squilibrio che i senatori del Partito Democratico hanno portato all’attenzione del ministro, chiedendo che le regole valgano davvero per tutti gli operatori che si contendono lo stesso mercato. Una questione tecnica solo all’apparenza, perché dietro ci sono milioni di clienti e contratti che ogni anno cambiano fornitore.