Il Vietnam ha ufficialmente introdotto il Decreto 142, il provvedimento attuativo della propria legge sull’intelligenza artificiale che impone alle aziende una serie di obblighi stringenti nella gestione e nell’utilizzo dei sistemi basati su AI. Si tratta di un passo significativo per il paese del Sud Est asiatico, che entra così nel novero delle nazioni dotate di un quadro normativo strutturato per regolamentare lo sviluppo e la distribuzione di tecnologie legate all’intelligenza artificiale.
Il cuore del Decreto 142 ruota attorno a tre pilastri fondamentali. Il primo riguarda la classificazione dei modelli di intelligenza artificiale per livello di rischio. Le aziende che operano nel settore saranno tenute a valutare e catalogare i propri modelli AI in base al potenziale impatto che questi possono avere sulla sicurezza, sulla privacy e sui diritti dei cittadini. Non è un dettaglio da poco, perché significa che ogni sistema dovrà essere analizzato e inquadrato prima di poter essere messo in circolazione o utilizzato su larga scala.
Deepfake sotto controllo e chatbot dichiarati: cosa cambia in Vietnam
Il secondo aspetto chiave del provvedimento tocca un tema ormai al centro del dibattito globale, i deepfake. Il Decreto 142 stabilisce che tutti i contenuti generati tramite intelligenza artificiale dovranno essere chiaramente etichettati. Questo vale per video, immagini e audio sintetici, che andranno accompagnati da un’indicazione visibile che ne riveli la natura artificiale. L’obiettivo è evidente. Ci si propone di contrastare la disinformazione e proteggere i cittadini dalla diffusione incontrollata di contenuti manipolati, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni preoccupanti in tutto il mondo.
Il terzo pilastro riguarda invece la trasparenza nell’uso dei chatbot. Le aziende che impiegano assistenti virtuali basati su intelligenza artificiale saranno obbligate a informare gli utenti del fatto che stanno interagendo con un sistema automatizzato e non con un essere umano. Anche in questo caso, la logica è quella di garantire chiarezza e consapevolezza da parte del pubblico, soprattutto nei contesti in cui la conversazione con un chatbot potrebbe influenzare decisioni personali, acquisti o l’accesso a servizi.
Il Vietnam punta a regolamentare l’AI senza frenare l’innovazione
Con l’introduzione del Decreto 142, il Vietnam si posiziona come uno dei paesi asiatici più attivi nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale. La mossa arriva in un momento in cui governi di mezzo mondo stanno cercando di trovare il giusto equilibrio tra il sostegno all’innovazione tecnologica e la necessità di proteggere i cittadini dai rischi connessi all’uso indiscriminato dell’AI. Il provvedimento vietnamita, con i suoi obblighi sulla classificazione del rischio, sull’etichettatura dei deepfake e sulla divulgazione dell’uso di chatbot, rappresenta un tentativo concreto di mettere ordine in un settore che evolve a velocità impressionante.
Va detto che l’approccio scelto dal Vietnam non è dissimile da quello adottato da altre giurisdizioni, compresa l’Unione Europea con il suo AI Act. La differenza sta nei tempi e nelle modalità di attuazione, ma la direzione è sostanzialmente la stessa: responsabilizzare chi sviluppa e distribuisce sistemi di intelligenza artificiale, rendendo obbligatoria la trasparenza nei confronti degli utenti finali. Il Decreto 142 entrerà in vigore richiedendo alle aziende operanti nel paese di adeguarsi a queste nuove regole, pena il rischio di sanzioni da parte delle autorità competenti.
