Aprile, ore sette di mattina. Anubi mi guarda da dietro la portafinestra con quell’aria seria da Groenendael che ha quando non capisce cosa sta succedendo. In giardino c’è una sagoma compatta che si muove a velocità contenuta, gira intorno all’olivo, salta una piccola buca, e prosegue a tagliare l’erba. Dafne è già passata avanti, lei le novità le accoglie a colpi di scodinzolamento. Lui invece studia. Annusa l’aria. Diffida.
Quel coso è il Nexlawn Vidar 1600, robot rasaerba senza filo perimetrale, navigazione 100% LiDAR 3D più visione AI tramite telecamera frontale, gestione fino a 1.600 mq di prato. L’ho tenuto in prova per due mesi pieni, tutta la primavera, alternandolo fra due scenari completamente diversi: il giardino della villa fuori Roma (irregolare, alberato, con vialetto in autobloccanti e qualche dislivello che fa la differenza) e il campo del CUS Roma dove insegno tiro con l’arco, terreno aperto e regolare ma con la complicazione delle paglie, dei paletti, e dei trentadue archi che ogni martedì pomeriggio invadono il prato.
Premessa onesta. Ho già avuto due robot tagliaerba prima di questo, entrambi con filo perimetrale. Entrambi mi avevano stancato per ragioni diverse, principalmente la noia di richiamare un tecnico ogni volta che il filo si spezzava sotto una zappata sbagliata. La promessa del wire-free mi attirava da tempo, ma non mi convinceva. Sarò onesto, all’inizio ero scettico. Davvero un LiDAR su un robot da giardino può funzionare meglio di un filo nero affogato nell’erba? Avevo dei dubbi. Spoiler: la risposta è più articolata di quello che pensavo. Disponibile direttamente su Amazon Italia.
Prima di entrare nel dettaglio, vale la pena chiarire anche il posizionamento del brand. NexLawn non è un marchio storico del giardinaggio tradizionale, ma un brand giovane nato nell’ecosistema della robotica smart outdoor e collegato al mondo MOVA/Dreame. Le somiglianze con i robot tagliaerba MOVA, in particolare con la serie LiDAX Ultra, sono evidenti: piattaforma senza filo perimetrale, navigazione tramite LiDAR 3D a 360 gradi, visione AI, riconoscimento intelligente degli ostacoli e gestione completa da app. Nel caso del Vidar 1600, quindi, non siamo davanti al classico robot “no name” rimarchiato senza identità, ma a un prodotto che sembra condividere gran parte della base tecnologica con una famiglia già presente sul mercato con il marchio MOVA. NexLawn lavora però su una propria identità commerciale, con nomi dedicati per le funzioni principali, come NexDetect per la navigazione e NexTrim per la rifinitura dei bordi. In sostanza, è un prodotto che nasce più dal mondo consumer tech che dal giardinaggio classico, e questa impostazione si vede chiaramente sia nella mappatura sia nella quantità di funzioni smart integrate.
Unboxing, primo contatto e contenuto della confezione
Lo scatolone arriva con un certo peso, niente di drammatico, ma capisci subito che dentro non c’è aria. Imballaggio doppio, cartone resistente, polistirolo sagomato a contenere ogni elemento. La cura del packaging è uno di quei dettagli che fanno capire dove sta andando il brand: questo è un prodotto da fascia premium, non un giocattolo cinese da Black Friday.
Dentro c’è quello che serve, niente di superfluo, niente di mancante. La macchina principale, la torre di ricarica (non una piattaforma piatta come succede in tanti modelli economici, qui è una colonnina verticale con un design abbastanza minimal), l’alimentatore esterno con cavo da seguire fino alla presa di casa, un kit di otto picchetti per ancorare la base al terreno con la relativa chiave esagonale, una spazzola di pulizia rigida per togliere l’erba dalla scocca, un panno antipelucchi pensato per lente del LiDAR e telecamere, e poi nove lame di ricambio già montate sui loro supporti a sgancio rapido.
Nove lame in dotazione. La cosa che mi ha colpito. Di solito te ne danno tre o sei, qui hai praticamente un anno di scorte già nel cartone. Apprezzato. Il manuale è in italiano (controllato, tradotto bene, non quei mostri di traduzione automatica che fanno venire mal di testa), c’è anche una guida rapida pieghevole che è molto più utile del manuale completo nei primi giorni. Insomma, prima impressione: chi ha pensato il prodotto sa di cosa parla. Non lo dico per piaggeria, lo dico perché ci sono dettagli (la posizione del QR code per scaricare l’app, la sigillatura del vano lame, la finitura della base) che tradiscono un product manager con la testa sulle spalle.
Design e costruzione, robusto senza essere goffo
Lo metto sul prato e lo guardo. Lui guarda me, suppongo, con quella telecamera frontale che fa da occhio principale. Il design è uno di quegli oggetti che potrebbero passare per un’auto giocattolo radiocomandata in versione professional, scocca con linee morbide e arrotondate, ruote posteriori grandi tassellate da fuoristrada, ruote anteriori più piccole non motorizzate, e quel pannello superiore con la torretta del LiDAR 3D a 360 gradi che gira piano piano come un piccolo radar.
Sopra, oltre al LiDAR, ci sono altri elementi che meritano attenzione e che spesso nelle recensioni veloci passano inosservati: un piccolo display a colori integrato con una pulsantiera fisica a fianco, che ti permette di accedere alle funzioni base senza tirare fuori il telefono (utilissimo quando hai le mani sporche di terra e non vuoi sbloccare lo smartphone), e un grosso LED colorato che funge da indicatore di stato visibile anche a distanza (verde fisso quando lavora, lampeggiante in fase di mappatura, rosso se c’è un problema).
La sensazione tattile è quella di un prodotto solido. La plastica della scocca è spessa, opaca, con finitura matte che non rimanda riflessi fastidiosi al sole e non si graffia se la guardi storto. C’è gomma morbida nei punti di contatto, paraurti anteriore ben dimensionato (e con sensori dietro, ovviamente), maniglia integrata sul retro che ti permette di sollevarlo a una mano senza acrobazie. Pesa il giusto, intorno ai dodici chili stando alle mie sensazioni sulla bilancia da bagno (ammetto, non avevo strumenti più precisi), abbastanza per stare ancorato al terreno anche in pendenza, abbastanza poco per spostarlo in cantina d’inverno.
Il disco di taglio flottante da 20 cm con tre lame è protetto da una griglia che impedisce a un piede di entrare per sbaglio durante il funzionamento, e i sensori di sollevamento sono velocissimi: l’ho provato decine di volte, lo alzi anche solo di un centimetro e le lame si fermano in una frazione di secondo. Sicurezza che funziona davvero. Devo dire che con Dafne che a volte si avvicina troppo, è una rassicurazione importante.
Esteticamente, personalmente preferisco le linee pulite e questo le ha. Sul prato si nota senza essere invadente, e al CUS, dove la cosa importante è non avere oggetti troppo vistosi che distraggano gli arcieri durante la fila di tiro, l’estetica contenuta è stata un plus involontario.
Specifiche tecniche
| Specifica | Valore |
|---|---|
| Superficie massima gestibile | 1.600 m² |
| Sistema di navigazione | NexDetect (LiDAR 3D 360° + telecamera frontale AI) |
| Mappatura | Semi automatica via LiDAR oppure guidata manuale, doppia mappa, vista 2D e 3D |
| Larghezza di taglio | Disco singolo flottante, 20 cm, 3 lame |
| Altezza di taglio | Da 3 a 10 cm, regolazione elettrica via app |
| Rifinitura bordi | NexTrim, meno di 3 cm dall’ostacolo |
| Trazione | Posteriore, due motori integrati nei mozzi |
| Ruote | 2 anteriori non motorizzate + 2 posteriori tassellate off-road |
| Pendenza massima | 50% (26,5°) |
| Superamento ostacoli verticali | 4 cm |
| Avvallamenti gestiti | 6 cm |
| Passaggi stretti | Minimo 60 cm |
| Riconoscimento ostacoli | Oltre 300 tipologie, oggetti da 5 cm in su, rilevamento fino a 70 m |
| Telecamera frontale | HD per riconoscimento oggetti e videosorveglianza remota |
| Display integrato | Piccolo schermo a colori con pulsantiera fisica + LED di stato |
| Funzionamento al buio | Sì, indipendente da GPS |
| Batteria | Litio 18V, 5Ah, 90Wh |
| Autonomia per ciclo | Circa 2 ore |
| Tempo di ricarica | Circa 1 ora al 100% |
| Pianificazione ricarica | Fasce orarie personalizzabili (compatibile fotovoltaico e bi-orario) |
| Programmi sfalcio | Stagionali separati primavera/estate e autunno/inverno, taglio incrociato |
| Rumorosità | Inferiore a 60 dB |
| Sistema antifurto | Tracking GPS real-time su Google Maps, allarme fuori mappa, alert sollevamento, vano AirTag |
| Impermeabilità | IPX6, lavabile con canna dell’acqua |
| Connettività cloud | Link Services, 3 anni inclusi |
| Garanzia | 2 anni macchina, 1 anno batteria |
La tecnologia dietro la mappatura, ovvero perché funziona davvero
Ok, parliamo di tecnologia. Il cuore della macchina è il sistema che Nexlawn chiama NexDetect, ed è la ragione per cui la promessa wire-free qui non è marketing. Sul tetto del robot c’è un LiDAR 3D rotante a 360 gradi che spara migliaia di impulsi laser al secondo e costruisce una mappa tridimensionale dell’ambiente circostante con un raggio dichiarato fino a settanta metri. Sul fronte trova posto una telecamera frontale ad alta definizione che lavora in tandem con il LiDAR per il riconoscimento degli oggetti, e che ha anche una seconda funzione interessante che vedremo nella sezione dedicata all’app: la videosorveglianza remota del giardino.
La combinazione di queste due tecnologie cambia tutto. Mentre i sistemi GPS RTK (quelli che vedi su parecchi robot wire-free) hanno bisogno di cielo libero e di una stazione base con visuale satellitare pulita, il LiDAR lavora con le geometrie fisiche dell’ambiente. Significa che il robot funziona anche sotto la chioma di alberi grossi, anche di fianco al muro alto del recinto, anche quando una nuvola passa nel momento sbagliato, e funziona perfettamente anche al buio (cosa che non sembra rilevante finché non programmi una sessione serale dopo cena). Nella mia villa, dove ci sono due pini marittimi e un olivo che fanno ombra a metà giardino, questo è stato un game changer. Lo dico in modo non retorico: avevo provato in passato un robot RTK e perdeva il segnale ogni due per tre proprio nella zona alberata.
L’AI che gira sopra non è uno stratagemma di marketing. Riconosce e classifica oltre trecento tipologie di ostacoli, dai paletti di metallo alle palle, dai giocattoli ai cani, dai tubi di gomma alle bottiglie d’acqua. Anche oggetti relativamente piccoli, fino ai cinque centimetri, vengono rilevati con buona affidabilità. Il robot non si limita a vedere un oggetto e a evitarlo, lo categorizza e adatta la reazione: di fronte a un albero rallenta e devia con un arco ampio, di fronte a un sasso piccolo prova a passargli sopra (se è sotto i quattro centimetri ci riesce), di fronte a un animale frena di colpo e cambia direzione. La cosa che mi ha colpito è che funziona davvero anche con oggetti che non avevano nel database originario.
Un pomeriggio al CUS ho lasciato per terra, dimenticandolo, un arco compound del mio corso intermedio. Compound, quindi pieno di carrucole, fili, e con la riser di alluminio. Il robot lo ha riconosciuto come ostacolo a circa un metro e mezzo di distanza e lo ha aggirato senza nemmeno rallentare. Niente botte, niente arco distrutto, niente Dario in crisi. Mai sottovalutare l’utilità di un sensore intelligente.
L’app NexLawn, funzionale ma con qualche margine
Si scarica dagli store ufficiali, è disponibile in italiano (traduzione decente, qualche piccolo passaggio ancora un po’ meccanico ma niente di grave), gira sia su iOS che su Android. Il setup iniziale è quasi banale: scansioni il QR code sul robot, lo connetti al Wi-Fi domestico (qui ho dovuto fare una piccola modifica al mio router, di questo parlo tra poco), accetti i permessi di rete, e in cinque minuti sei operativo.
Ho trovato l’app del NexLawn ViDAR 1600 molto più completa di quanto mi aspettassi da un robot rasaerba. Non è solo un telecomando evoluto per avviare o fermare il taglio, ma un vero centro di controllo da cui posso gestire praticamente ogni aspetto del robot: mappa, aree di lavoro, altezza di taglio, bordi, ostacoli, riconoscimento tramite intelligenza artificiale, sicurezza, ricarica, manutenzione e modalità operative. Dalla schermata principale posso vedere subito lo stato del robot, la percentuale della batteria, la connessione, l’area mappata e la zona di lavoro. La mappa mostra il prato in modo chiaro, con le traiettorie di taglio già eseguite, gli ostacoli rilevati e lo stato di avanzamento del lavoro. Nel mio caso il robot ha gestito un’area di circa 103 m², mostrando sulla mappa la zona tagliata e le icone degli elementi incontrati durante il percorso. Il comando di avvio è sempre ben visibile, quindi posso far partire il robot rapidamente senza dover entrare in menu complessi.
La gestione del taglio è uno degli aspetti più curati. Posso scegliere tra modalità generale e modalità personalizzata. La prima applica le stesse preferenze a tutto il prato ed è la soluzione più semplice se l’area è uniforme. La seconda, invece, consente di personalizzare le impostazioni per ogni singola zona, una funzione molto utile se il giardino ha parti diverse tra loro, magari una più esposta al sole, una con erba più alta, una più irregolare o una con più ostacoli. Posso anche regolare l’efficienza di falciatura scegliendo tra tre profili: Standard, Efficiente e Corsa. La modalità Standard viene indicata come adatta a circa 1000 m² al giorno ed è quella più equilibrata per precisione, autonomia e qualità del lavoro. La modalità Efficiente punta invece a ottimizzare il ciclo di taglio, mentre Corsa privilegia la rapidità. Ho apprezzato anche la regolazione digitale dell’altezza di sfalcio, impostabile da 3 a 10 cm direttamente dall’app. È una funzione comoda perché non devo intervenire fisicamente sul robot: posso decidere l’altezza desiderata dallo smartphone e modificarla in base allo stato del prato. Per il primo taglio viene consigliata un’altezza superiore ai 5 cm, una scelta sensata quando l’erba è più alta o il prato non è stato curato di recente. È presente anche la configurazione della direzione di taglio, utile per personalizzare il risultato finale e ottenere un prato più uniforme dal punto di vista estetico.
Molto interessante la gestione dei bordi, che è spesso uno dei punti deboli dei robot rasaerba. Il NexLawn ViDAR 1600 può eseguire la falciatura automatica dei bordi dopo aver completato il taglio dell’intera area e delle eventuali zone configurate. Posso attivare anche la falciatura dei bordi in sicurezza, con cui il robot mantiene una piccola distanza dal limite del prato per evitare urti o danni vicino a cordoli, muri, aiuole o zone delicate. La funzione più particolare è NexTrim™, pensata per ridurre al minimo l’erba non tagliata vicino ai margini. Quando è attiva, il robot si sposta verso l’esterno durante la falciatura dei bordi e utilizza una passata più mirata per rifinire meglio il perimetro. Di base effettua due giri lungo i bordi e nell’ultima passata sposta lateralmente il disco di taglio, così da avvicinarsi meglio al limite dell’area. È una soluzione intelligente, perché cerca di compensare uno dei limiti tipici dei robot tagliaerba: la difficoltà nel rifinire perfettamente i margini senza intervento manuale.
La parte dedicata agli ostacoli è una delle più avanzate. Posso attivare il riconoscimento ostacoli, che permette al robot di rilevare e schivare automaticamente gli elementi presenti sul prato senza contatto. L’app consente di regolare l’altezza di evitamento degli ostacoli scegliendo tra 5, 10, 15 e 20 cm. La soglia più alta è indicata per prati sconnessi o con erba lunga, mentre valori più bassi sono più adatti a giardini ordinati e regolari. Posso regolare anche la distanza di evitamento, cioè quanto margine il robot deve mantenere dagli ostacoli rilevati. Una distanza maggiore aumenta la sicurezza, soprattutto in presenza di vasi, giochi, arredi da giardino o oggetti fragili, ma può lasciare più erba non tagliata intorno agli elementi evitati. Questo mi permette di scegliere il compromesso più adatto tra precisione del taglio e prudenza. C’è inoltre una funzione specifica per l’evitamento ostacoli sui bordi: quando è attiva, il robot si muove con maggiore cautela lungo il perimetro, aggirando gli oggetti presenti vicino ai margini. Anche in questo caso il vantaggio è una maggiore sicurezza, mentre lo svantaggio potenziale è che qualche piccola zona vicino all’ostacolo potrebbe restare meno rifinita.
Il riconoscimento tramite intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore livello di controllo. Il robot può distinguere tra umani, animali e oggetti, adattando il comportamento in base a ciò che incontra durante il lavoro. È una funzione importante per chi ha bambini, animali domestici o un giardino in cui possono rimanere oggetti temporanei sul prato. Posso anche attivare l’acquisizione delle foto degli ostacoli rilevati dall’IA: in questo modo, toccando le icone sulla mappa, posso vedere le immagini reali degli ostacoli riconosciuti dal robot. È una funzione utile perché mi permette di capire perché il robot ha modificato il percorso o ha evitato una determinata area. Prima di utilizzarla, l’app richiede l’accettazione dell’informativa privacy per l’acquisizione e la trasmissione delle immagini, e mette a disposizione anche il comando per eliminare le foto salvate. Questo aspetto è importante perché il sistema non si limita a raccogliere dati in modo invisibile, ma offre un minimo di controllo sulla gestione delle immagini acquisite.
Ci sono poi diverse funzioni pensate per adattare il robot alle condizioni reali del giardino. La protezione dalla pioggia permette di evitare sessioni di lavoro in condizioni non ideali, quando l’erba è bagnata e il taglio può risultare meno pulito. La protezione antigelo fa tornare automaticamente il robot alla stazione quando la temperatura ambiente è pari o inferiore a 6°C, proteggendo il dispositivo e soprattutto la batteria nelle giornate più fredde. Posso attivare anche l’opzione per evitare gli ostacoli lungo il percorso, utile quando il robot deve spostarsi tra aree diverse o seguire passaggi prestabiliti. La funzione Zona accessibile permette invece di definire aree in cui sono presenti oggetti sporgenti che non danneggiano il robot: in queste zone il robot può evitare di comportarsi in modo troppo prudente e non schivare automaticamente ogni elemento interno. Sono presenti anche la modalità Non disturbare, la velocità ridotta durante la notte e la scelta del percorso di navigazione, che può essere impostato su percorso diretto. Queste opzioni rendono il comportamento del robot più flessibile e adatto a diversi contesti d’uso, soprattutto se lo si vuole far lavorare in orari particolari o in giardini con più zone collegate tra loro.
Anche la gestione della ricarica è ben pensata. Posso attivare la funzione Riprendi il taglio dopo la ricarica, grazie alla quale il robot torna alla base quando la batteria è scarica, si ricarica e poi riprende automaticamente il lavoro non completato. È una funzione fondamentale per aree più grandi o per sessioni lunghe, perché evita di dover intervenire manualmente. C’è poi la ricarica automatica dopo lunga attesa: se il robot rimane in pausa o in standby per più di un’ora fuori dalla stazione, torna automaticamente alla base. È una funzione semplice ma molto utile, perché impedisce al robot di restare fermo in giardino inutilmente, magari esposto al sole, alla pioggia o con la batteria che si scarica.
La sezione sicurezza è altrettanto completa. Posso gestire l’allarme antifurto, l’avviso di presenza umana, la modifica del codice PIN e il blocco bambini. Quest’ultimo blocca il pannello di controllo se non vengono eseguite operazioni per 5 minuti, evitando comandi accidentali o utilizzi indesiderati. È presente anche una voce dedicata alla luce, che consente di intervenire sulle impostazioni luminose del robot. Nella parte dedicata alla gestione del lavoro posso consultare i registri di lavoro, controllare materiali di consumo e manutenzione e inviare il robot al punto di manutenzione. Quest’ultima funzione è particolarmente comoda perché permette di far arrivare il robot in una posizione più accessibile quando devo pulirlo, controllare le lame o effettuare verifiche periodiche.
Prestazioni e autonomia, il ritmo reale di una giornata di lavoro
Il dato di targa parla di una batteria da 18V e 5Ah (90Wh totali, il modello da 800 mq ne ha una da 4Ah), con un’autonomia attorno alle due ore di taglio effettivo per carica completa e un tempo di ricarica di circa un’ora per tornare al 100%. Nella pratica? I numeri ci stanno. Su prato regolare e in piano, ho misurato sessioni che arrivavano tranquillamente alle due ore prima del rientro in base. Su prato irregolare con piccole pendenze e ostacoli da gestire (cioè il mio giardino in modalità normale), la media è leggermente più bassa, sui novanta o cento minuti. In condizioni davvero impegnative, tipo prato umido di rugiada o erba alta dopo dieci giorni di non taglio, l’autonomia scende ulteriormente.
La cosa intelligente è la ripresa automatica. Quando la batteria scende sotto il 15%, lui memorizza il punto esatto dove si è interrotto, torna in base con un percorso a U efficiente, si ricarica per circa sessanta minuti, e poi torna esattamente da dove era partito senza saltare un centimetro. La funzione si chiama Resume Mowing e devo dire che funziona con una precisione quasi imbarazzante. Ho fatto la prova: ho marcato il punto di interruzione con un piccolo paletto colorato (sì, sono uno di quelli che fa i test seri anche per scemenze del genere), e lui è ripartito a meno di dieci centimetri dal punto esatto. Magia? No, LiDAR.
Il calcolo pratico è questo: due ore di lavoro per un’ora di ricarica significa che in una giornata di dieci o dodici ore consecutive il robot riesce davvero a coprire i 1.600 mq dichiarati attraverso più sessioni distribuite. Per chi ha un giardino sui 1.000 mq come il mio, ne basta molto meno, due o tre sessioni nell’arco della mattinata sono più che sufficienti per un risultato impeccabile. Il modello da 800 mq, con autonomia leggermente inferiore, è dimensionato per superfici fino alla metà.
Test sul campo, la prova vera
E qui veniamo al sodo. Due mesi di test, due location, decine di sessioni. Faccio un riassunto onesto di quello che ho visto, partendo da casa.
Il giardino della villa è circa 950 mq, forma irregolare a elle, con tre alberi grandi (due pini e l’olivo di prima), un’aiuola centrale con rosmarino e lavanda, due vialetti in pietra autobloccante che attraversano il prato, una piccola pendenza del 15-20% sul lato ovest dove c’era una rampa naturale. Erba mista, prevalentemente festuca, con qualche zona di gramigna che spunta a primavera inoltrata. Mappatura iniziale: ho avviato la procedura una mattina di sole pieno, ho seguito il robot a piedi mentre faceva il giro perimetrale (controllato via app, con joystick virtuale), in 23 minuti la mappa era pronta. Ho aggiustato dall’app i bordi delle aiuole, definito due zone vietate (intorno al pozzetto dell’irrigazione e attorno alla legnaia), e tracciato un percorso di transito che il robot doveva usare per attraversare il vialetto senza tagliarci sopra.
Primo taglio completo: tre ore e mezzo, due ricariche di mezzo. Risultato? Ottimo nella zona centrale, buono nelle zone perimetrali, perfettibile vicino ad alcuni ostacoli specifici (di questo parlo nell’approfondimento dedicato ai bordi). Il prato è uscito uniforme, senza scalini visibili tra una passata e l’altra, con quelle leggere righe a U che danno al giardino un aspetto curato senza essere artefatto.
Al CUS la situazione è completamente diversa. Il campo è di circa 1.400 mq, forma rettangolare quasi regolare, prato sintetico mescolato a vero sotto le paglie, e questo già il robot lo gestisce in modo diverso (sul sintetico non taglia nulla, ovviamente, ma lo riconosce e ci passa sopra senza danneggiare nessuna delle due parti). Ci sono i paletti di legno dei sostegni paglie, quelli metallici della rete di sicurezza posteriore, e ovviamente le paglie stesse che ho dovuto definire come zone vietate per non far entrare il robot a strisciare frecce. Setup mappa: 18 minuti, leggermente meno della villa perché meno alberi e meno aiuole.
Una sera, dopo l’ultima sessione di tiro del giovedì, ho lasciato il robot a lavorare mentre noi ripiegavamo gli archi. Riconoscimento allievi e istruttori: ottimo. Si fermava a tre o quattro metri di distanza dalle persone, le aggirava con calma, riprendeva il percorso. Una mia allieva di terzo anno, una signora di sessantadue anni che non aveva mai visto un robot tagliaerba in vita sua, era affascinata. Ha chiesto se lo facevamo girare anche durante le sue lezioni private. Le ho risposto di no, non per limite della macchina, ma perché in quel caso il robot è un elemento di disturbo psicologico per chi sta cercando di mantenere il rilascio costante. Ma tecnicamente, avrei potuto farlo.
Approfondimenti
Setup, mappatura automatica e prime configurazioni
La fase di installazione è dove molti robot tagliaerba senza filo deludono. Qui invece è una delle parti migliori. Una volta posizionata la base in un punto adeguato (serve circa un metro di spazio libero sui lati, due metri davanti per le manovre di entrata e uscita, possibilmente all’ombra di una tettoia o di una pianta per proteggere l’elettronica dal sole diretto), si avvia la procedura dall’app e si segue il robot durante il primo giro perimetrale.
Puoi farlo in due modi. Modalità automatica: il robot, sfruttando LiDAR e visione, definisce da solo i confini in base a quello che riconosce come prato e quello che riconosce come non-prato (asfalto, terra battuta, ghiaia, muri, recinzione). Modalità guidata: usi il joystick virtuale sull’app e controlli tu il robot durante il giro perimetrale, indicandogli esattamente dove vuoi che si fermi.
Personalmente ho usato la modalità automatica per la villa, perché il mio prato ha bordi abbastanza definiti (muretti, aiuole rialzate, vialetto), e ha funzionato bene. Al CUS invece, dove il prato sfuma in zone meno regolari, ho usato la modalità guidata per essere certo della precisione. Il tempo totale di mappatura, in entrambi i casi, è stato sotto i venticinque minuti. Sul prato della villa, il robot ha sbagliato in tre punti specifici (li ho corretti dall’app trascinando i confini con il dito, operazione semplicissima), al CUS è stato preciso al primo colpo.
La definizione delle zone vietate avviene anche lei con il dito sull’app. Disegni un poligono, dai un nome alla zona, salvi. Ho creato cinque zone vietate in totale: intorno al pozzetto irrigazione, attorno alla legnaia, due ai piedi degli alberi grossi (per non far rimbalzare il LiDAR sulle radici emerse), una intorno al recinto del compost.
Qualità del taglio e il famoso NexTrim ai bordi
La promessa del marketing è di tagliare a meno di tre centimetri dal bordo. Quasi tutti i robot tagliaerba lasciano una striscia di erba alta lungo muri e aiuole, quella striscia che poi devi rifinire a mano col tagliabordi. Qui? Confermo, funziona. Non sempre alla perfezione, ma in larga parte sì.
Lungo i muretti e i bordi rialzati netti (tipo aiuole con cordolo in pietra), il sistema NexTrim lavora benissimo e lascia una striscia di erba non tagliata di circa due o due centimetri e mezzo, praticamente invisibile a occhio nudo. Lungo i bordi irregolari (la transizione fra il mio prato e la zona ghiaia, per intenderci) la precisione cala un po’, ma siamo comunque sotto i cinque centimetri, che con un robot a filo perimetrale non avrei mai ottenuto.
La qualità del taglio in sé è ottima. Il disco singolo da 20 cm con tre lame a sgancio rapido fa un lavoro pulito su erba normale, sia secca che leggermente umida. Su erba bagnata di rugiada o dopo una pioggia leggera, il taglio rimane buono ma le lame si sporcano più velocemente e bisogna pulirle più spesso. Su erba veramente bagnata (parlo di temporale appena finito), il robot si comporta in due modi: se il sensore pioggia è attivo, torna in base e aspetta. Se è disattivato (perché magari hai fretta), lavora ma la qualità del taglio scende sensibilmente e l’erba tagliata tende a impastarsi sotto la scocca, costringendoti a una pulizia post sessione.
Personalmente preferisco lasciare il sensore pioggia attivo. Tanto in primavera a Roma la pioggia di solito è breve, il robot si ferma due ore e poi riprende, e il prato beneficia di un giorno di pausa. Però c’è da dire che il sensore pioggia è uno di quei dettagli su cui in altri brand sono stati più aggressivi (con telecamere meteo dedicate o sensori multipli), qui è abbastanza standard.
Gestione cani, ostacoli mobili e situazioni impreviste
Questo è il capitolo che mi stava più a cuore. Ho due cani grandi: Dafne, pastore svizzero bianco, otto anni, carattere socievole e curioso. Anubi, Groenendael, sei anni, carattere indipendente e attento. Entrambi vivono il giardino come zona di lavoro, di gioco, e di sentinella. Lasciarli soli con un oggetto che si muove autonomamente in mezzo al loro territorio non era una prospettiva che mi entusiasmava.
I primi tre giorni ho fatto i test con i cani sempre sotto controllo. Dafne ha approcciato il robot al secondo giorno con la solita strategia da pastore: prima un’annusata in lontananza, poi un giro di perlustrazione, poi un’andata e ritorno con la coda alta a vedere se la cosa la inseguiva. Il robot l’ha riconosciuta come “ostacolo mobile categoria animale” (lo deduco da come reagiva, rallentando e deviando con un raggio largo) e l’ha aggirata. Dafne ha perso interesse dopo dieci minuti.
Anubi invece ci ha messo una settimana. Cane più diffidente, più territoriale, più lento a fidarsi. Per i primi giorni gli abbaiava contro tenendosi a distanza, poi ha iniziato a tollerarlo, infine lo ha completamente ignorato. La cosa importante è che il robot non ha mai sbagliato ad evitarlo. Mai un urto, mai una sfiorata, mai una situazione di stress per il cane. I sensori sono tarati bene, e la classificazione AI riconosce gli animali domestici come categoria prioritaria di evitamento.
Un episodio merita una nota. Una domenica pomeriggio, Anubi si era appostato sdraiato all’ombra dell’olivo, con una palla tra le zampe (lo fa quando vuole che qualcuno gioca con lui). Il robot, arrivando in quella zona, lo ha riconosciuto a distanza di circa due metri e mezzo, ha rallentato, ha tracciato un arco ampio di circa un metro e venti di raggio per aggirarlo, e ha proseguito. La palla, oggetto separato, è stata classificata come ostacolo distinto e lasciata intatta. Insomma, la cosa funziona davvero, non è solo una promessa di marketing. Una piccola, importante, conquista quotidiana.
Rumorosità e gestione degli orari di funzionamento
La domanda che si fanno tutti quando comprano un robot rasaerba è: lo posso far girare di notte? La risposta breve: tecnicamente sì, eticamente no. Mi spiego meglio. La rumorosità dichiarata è intorno ai 56 decibel, e dalle mie verifiche con l’app del telefono (che vale quello che vale, lo ammetto) la misurazione a un metro di distanza si attesta sui 58-60 dB. Significa che a venti metri di distanza è già un suono molto basso, una specie di mormorio. Ma c’è.
Di giorno è impercettibile. Lavora in giardino mentre noi pranziamo in casa, non sentiamo niente. Lavora di sera mentre guardiamo la tv, non sentiamo niente. Però se decidi di farlo lavorare di notte, e i tuoi vicini hanno le finestre aperte (e a Roma da maggio in poi è normale), il suono delle lame che girano sull’erba si propaga e diventa fastidioso.
Personalmente l’ho programmato per girare due o tre volte alla settimana, sempre nelle fasce 10-12 del mattino oppure 17-19 del pomeriggio. Mai prima delle nove, mai dopo le venti. Una scelta di buon vicinato. Una scelta che credo apprezzino anche i miei vicini, che non sono pochi.
Al CUS la questione del rumore è praticamente inesistente perché il campo è isolato e perché lo facciamo lavorare nelle pause tra una lezione e l’altra, quindi quando comunque c’è movimento e voci. Però una considerazione la voglio fare: rispetto a un tagliaerba a benzina tradizionale, il confronto è imbarazzante. Quaranta decibel di differenza in meno. Quindi se hai a casa la possibilità di scegliere tra robot e tagliaerba manuale, e i vicini sono un fattore, la risposta è una sola.
Doppia mappa, la cosa che ha cambiato tutto
Ne ho già parlato, ma vale la pena un approfondimento dedicato perché credo sia una delle feature meno pubblicizzate e più utili di questa categoria di prodotto. La possibilità di memorizzare due mappe complete, indipendenti, con regole di taglio diverse, è quello che mi ha permesso di usare lo stesso robot in due location. Senza dover rimappare ogni volta. Senza dover resettare configurazioni.
La procedura di trasferimento è banale. Carico il robot in macchina (sta nel bagagliaio della Formentor senza problemi, con la torre di ricarica appoggiata sopra), parto da Guidonia, arrivo al CUS, scarico tutto, monto la base in un angolo del campo (l’ho ancorata con i picchetti in dotazione e ce la lascio fissa, ne ho preso un secondo set di scorta per la villa), avvio l’app, premo “Cambia mappa”, e in trenta secondi il LiDAR riconosce di trovarsi nello scenario CUS e carica la configurazione giusta.
Il margine di errore? In due mesi di test, mai un riconoscimento sbagliato. Mai una volta in cui ha caricato la mappa di casa pensando di essere al CUS o viceversa. La cosa funziona in modo praticamente perfetto, e devo dire che è il tipo di funzionalità che giustifica una bella fetta del prezzo del prodotto. Per chi ha più di un giardino (case vacanze, seconda casa, oppure come me un giardino di casa e un campo di lavoro), la doppia mappa è oro.
Manutenzione ordinaria, pulizia e cambio lame
La pulizia è una di quelle cose che nessuno racconta nelle recensioni online e che invece pesa parecchio sul lungo periodo. Il robot ha una scocca abbastanza facile da pulire, con il disco rotante che si smonta a mano senza chiavi (basta sbloccare due fermi a clip e tirare), e l’accesso alla parte sotto la macchina è agevolato dalla maniglia integrata.
Dopo ogni sessione su erba secca, una passata di spazzola in dotazione sulla parte inferiore è sufficiente. Cinque minuti. Dopo sessioni su erba umida, serve un lavaggio con tubo a bassa pressione (la macchina è IPX6, quindi resiste ai getti d’acqua ma non all’idropulitrice ad alta pressione) e una pulizia più accurata della camera lame, perché altrimenti l’erba si incrosta e dopo un paio di settimane si nota un calo nella qualità del taglio.
Il cambio lame è una delle operazioni più semplici che abbia mai fatto su un robot tagliaerba. Sgancio rapido, le vecchie escono in tre secondi, le nuove entrano in altri tre, il robot si avvia con la stessa fluidità. La scorta da nove lame che trovi nella confezione, secondo le mie stime, dovrebbe coprire almeno una stagione intera di uso normale, forse anche due se non usi il robot ogni giorno.
Una cosa che mi ha colpito positivamente è la lente del LiDAR: si pulisce con il panno antipelucchi in dotazione, e va fatto ogni settimana circa per mantenere la precisione del sistema. Saltare la pulizia non causa un blocco immediato, ma può portare a piccoli errori di mappatura che si vedono soprattutto nelle zone con luce molto cangiante (alba, tramonto, ombre lunghe). Detto questo, è un’operazione da venti secondi.
Connettività, antifurto e gestione cloud
Il robot si connette al Wi-Fi domestico in 2,4 GHz (non funziona sulla rete 5 GHz, e questo è un limite di parecchi prodotti smart in questa fascia di prezzo, ma vale la pena sottolinearlo). Una volta connesso, è raggiungibile da remoto tramite l’app, ovunque tu sia, finché c’è copertura dati sul telefono. Il sistema di tracking GPS funziona in tempo reale e ti permette di vedere la posizione esatta del robot su una mappa stradale.
L’antifurto è multilivello. Allarme acustico se qualcuno solleva il robot senza disattivarlo dall’app (e non è un suono educato, è uno strillo da centonove decibel che ti sveglia anche dal terzo piano), notifica push immediata se il robot esce dalla mappa autorizzata, tracking GPS attivo se l’allarme viene ignorato, e un vano apposito dove inserire un AirTag di Apple per ridondanza geolocalizzata. Quattro livelli di sicurezza, e francamente per un oggetto da quasi 1.700 euro che vive all’aperto, non sono troppi.
I servizi cloud, che Nexlawn chiama Link Services, sono inclusi gratuitamente per tre anni nel modello da 1.600 mq (uno nel modello da 800). Dopo i tre anni servirà un abbonamento annuale per mantenere attive le funzioni di tracking GPS in tempo reale e le notifiche push. Le altre funzioni (programmazione, gestione mappa, controllo locale via app) continueranno a funzionare gratis tramite la rete domestica. Una scelta commerciale che capisco, anche se sarà da rivalutare quando arriveremo al quarto anno di utilizzo.
Pregi e difetti
Dopo due mesi di prove serie, su due location diverse, ecco una sintesi onesta.
Cosa funziona davvero bene
- La mappatura automatica via LiDAR è la più veloce e precisa che abbia mai usato, e funziona anche sotto alberi e di fianco a muri alti, dove le soluzioni GPS RTK arrancano.
- La qualità del taglio è ottima nella zona centrale e molto buona ai bordi, con il NexTrim che mantiene la promessa dei tre centimetri nella maggior parte degli scenari.
- Il riconoscimento degli ostacoli mobili (cani, persone, oggetti dimenticati) è davvero affidabile, mai un urto in due mesi di test intensivi.
- La doppia mappa indipendente è la feature che giustifica più di tutte il prezzo, soprattutto per chi ha due aree da gestire.
- Il sistema antifurto è completo, multilivello, e ti dà una tranquillità reale quando lasci il robot lavorare in tua assenza.
Dove può migliorare
- Per coprire davvero i 1.600 mq dichiarati servono sessioni multiple distribuite su una giornata di 10 o 12 ore, non è realistico aspettarsi che la macchina lo faccia in una sola passata.
- La stabilità dell’app in connessione cloud non è perfetta, con qualche disconnessione occasionale e ritardi sui comandi remoti che il software lato server dovrebbe limare.
- La sensoristica pioggia è funzionale ma basilare rispetto a quello che ho visto in altri prodotti di pari fascia.
- Il limite di pendenza al 50% è buono ma non eccezionale per chi ha giardini collinari davvero impegnativi, dove servirebbe il modello AWD con trazione integrale.
- I servizi cloud gratuiti finiscono dopo tre anni, e poi servirà un abbonamento per mantenere tracking remoto e notifiche push: dettaglio da considerare nel calcolo del costo a lungo termine.
Prezzo e posizionamento sul mercato
Veniamo alla parte che fa più male o più piacere a seconda dei punti di vista. Il prezzo di listino europeo del modello da 1.600 mq si attesta intorno ai 1.699 euro, con qualche oscillazione tra rivenditori autorizzati e una possibile riduzione di una cento o duecento euro durante le promozioni stagionali (primavera e inizio estate sono i periodi migliori per portarsi a casa lo sconto). Il fratello minore da 800 mq parte da circa 1.299 euro, e i modelli AWD con trazione integrale salgono a 2.400 euro e oltre.
Mille e settecento euro non sono pochi. Ma confrontati con quello che il mercato chiede per altri robot wire-free di pari livello tecnologico, il posizionamento è competitivo. La differenza la fa la combinazione LiDAR più visione stereo, che in altri marchi premium spesso è limitata ai modelli top di gamma sopra i 2.500 euro. Qui invece scendi a un prezzo più contenuto mantenendo la tecnologia di mappatura più avanzata che si trovi sul mercato consumer nel 2026.
Se hai un giardino sotto i 500 mq regolare e pianeggiante, probabilmente puoi spendere meno con un modello a filo perimetrale e ottenere lo stesso risultato. Se hai un giardino dai 600 ai 1.600 mq con qualsiasi forma di complessità (alberi, aiuole, pendenze, zone vietate), questo è uno dei prezzi più ragionevoli per ottenere il pacchetto tecnologico completo. Se hai sopra i 1.600 mq o pendenze superiori al 50%, devi guardare il fratello AWD da 3.000 mq.
A conti fatti, considerato che ti elimini ore di lavoro manuale, ti risparmi il costo di un giardiniere settimanale (che a Roma viaggia tra i 30 e i 60 euro a sessione), e ottieni un prato sempre curato, l’investimento si ammortizza in due o tre stagioni. Non un acquisto impulsivo, certo. Ma una di quelle spese che, se la situazione lo giustifica, ha un ritorno tangibile sulla qualità della vita quotidiana. Disponibile direttamente su Amazon Italia.
Conclusioni dopo due mesi di prova reale
Sessanta giorni di test, due giardini con caratteristiche opposte, decine di sessioni di taglio, una macchina che è diventata parte della routine quotidiana al punto che adesso, quando vedo il prato un po’ lungo, mi viene istintivo aprire l’app del telefono invece di tirare fuori il tagliaerba elettrico dal box.
Il Nexlawn Vidar 1600 è un prodotto che mi ha convinto. Non in modo entusiastico da spot pubblicitario, ma in modo solido, sostanziale. Fa quello che promette, lo fa bene, e in più ha qualche feature (la doppia mappa, la classificazione AI degli ostacoli, il sistema antifurto multilivello) che lo rendono davvero diverso dalla media. Le criticità ci sono, le ho elencate, ma sono tutte gestibili e nessuna è un dealbreaker.
A chi lo consiglio? A chi ha un giardino tra 600 e 1.600 mq con qualche complessità geometrica o vegetale, a chi vive in zone alberate dove i sistemi RTK arrancano, a chi ha due aree da gestire (casa più case vacanze, oppure professionisti come me che usano il robot anche in contesti di lavoro), a chi vuole il top della tecnologia di mappatura senza salire ai prezzi proibitivi dei modelli premium con trazione integrale.
A chi lo sconsiglio? A chi ha un giardino piccolo e regolare sotto i 500 mq (sprechi tecnologia che non userai), a chi ha pendenze costanti sopra il 50% (qui serve il modello AWD), a chi vuole spendere meno di mille euro (esistono soluzioni più semplici a meno della metà del prezzo, certo con meno features).
Lo terrò? Sì. Lo terrò perché Dafne e Anubi ormai lo hanno accettato come parte del territorio, perché il prato della villa non è mai stato così curato senza che io dovessi alzare un dito, perché al CUS i miei colleghi istruttori mi guardano con quella faccia da “che invidia” ogni volta che lo vedono lavorare. E perché, a conti fatti, ridurre il lavoro manuale per concentrarmi sulle cose che mi piacciono davvero (tirare con l’arco, godermi i cani, studiare per gli esami di psicologia che non sono pochi) è esattamente il motivo per cui esiste la domotica intelligente.
Il futuro dei rasaerba è senza filo, e questo è uno dei primi prodotti che lo dimostra davvero, non solo nelle brochure di marketing.
















