Era il marzo del 1976 quando Lancia Gamma faceva la sua comparsa al Salone di Ginevra, segnando il ritorno del marchio torinese nel segmento delle ammiraglie. Un ritorno atteso, perché dopo l’uscita di scena della Flaminia quel posto era rimasto vacante, e Lancia aveva bisogno di qualcosa che ne ribadisse il carattere premium. La Gamma, con il suo design particolare e un’impostazione tecnica fuori dal coro, era esattamente quel qualcosa.
Disponibile come berlina fastback e coupé, Lancia Gamma introduceva soluzioni innovative per l’epoca, anche se la sua carriera sarebbe stata segnata da problemi tecnici che ne hanno frenato la diffusione. Oggi, a mezzo secolo dal lancio, vale la pena ripercorrerne la genesi e capire perché resta una delle Lancia più affascinanti mai prodotte. Anche perché l’erede, con lo stesso nome, è pronta a debuttare nei prossimi mesi.
Un progetto nato in una fase di grande trasformazione
La nascita di Lancia Gamma si colloca in un momento delicatissimo per il marchio, entrato nell’orbita del Gruppo Fiat alla fine degli anni Sessanta. Dopo il lancio della Beta nel 1972, l’obiettivo era chiaro: riaffermare il posizionamento alto di Lancia con un modello sviluppato in modo quasi indipendente rispetto alla banca componenti Fiat. Ed è proprio questo dettaglio a rendere la Gamma una delle ultime Lancia “pure”, nata con un’elevata autonomia tecnica.
La cosa interessante è che il progetto, nelle sue fasi iniziali, prevedeva una collaborazione tra Fiat e Citroën. L’idea era condividere alcune soluzioni con la futura CX francese, e i primi prototipi montavano addirittura la sospensione idropneumatica tipica delle Citroën. Quando però l’accordo si interruppe nel 1972, il team guidato dall’ingegner Sergio Camuffo dovette riprogettare buona parte della vettura, mantenendo comunque l’impostazione di fondo. Ne uscì una berlina a due volumi con portellone, dall’aerodinamica curata (Cx di 0,37) e ampie superfici vetrate, che per l’epoca era qualcosa di davvero diverso dal panorama delle ammiraglie tradizionali.
Il motore boxer e la versione coupé firmata Pininfarina
Sotto il cofano di Lancia Gamma trovava posto un inedito motore quattro cilindri boxer in alluminio, proposto in due varianti: 2.0 litri da 120 CV e 2.5 litri da 140 CV. Una scelta raffinata, pensata per garantire compattezza e un buon bilanciamento dei pesi. Purtroppo, le prime unità soffrivano di problemi di affidabilità piuttosto noti, che hanno inciso in modo significativo sulla reputazione del modello e sulla fiducia della clientela. Accanto alla berlina debuttò anche la versione coupé, disegnata da Aldo Brovarone per Pininfarina. Più compatta e slanciata, interpretava il concetto di gran turismo con linee eleganti e proporzioni classiche, offrendo un abitacolo raffinato e pensato per il comfort. Una di quelle auto che, ancora oggi, fa girare la testa quando passa.
Nel corso degli anni Lancia intervenne per migliorare la Gamma. Dal 1980 arrivò la seconda serie con iniezione elettronica Bosch, modifiche estetiche e interni rivisti. Ma nonostante gli aggiornamenti, la carriera commerciale rimase limitata: la produzione si fermò nel 1984, dopo circa 22.000 esemplari costruiti. La Gamma ispirò anche diversi concept importanti, tra cui il Megagamma di Giorgetto Giugiaro, considerato un vero anticipatore dei moderni monovolume. Il modello venne poi sostituito dalla Lancia Thema, sviluppata su una piattaforma condivisa. Ora, Lancia Gamma è pronta a rinascere sotto forma di crossover con motorizzazioni elettriche e ibride, un debutto atteso nei prossimi mesi.
