Il sistema europeo di classificazione dei videogiochi, il PEGI, sta per cambiare faccia dopo oltre vent’anni dalla sua nascita. A partire da giugno 2026, verranno introdotte nuove categorie pensate per affrontare un problema che molti genitori conoscono bene: capire cosa succede davvero quando i propri figli giocano online. E non si parla solo di contenuti violenti o linguaggio esplicito. Quanto di acquisti in game, loot box, ricompense casuali e meccaniche che spingono a tornare ogni giorno davanti allo schermo.
Il punto è semplice. Il modo di giocare è cambiato radicalmente rispetto al 2003, quando il PEGI venne lanciato. Oggi i titoli free to play dominano il mercato, e con loro è arrivata un’ondata di sistemi di monetizzazione che non sempre risultano trasparenti. Pacchetti virtuali, microtransazioni, oggetti cosmetici, meccanismi legati alla blockchain. Tutto questo finora veniva segnalato, sì, ma senza un legame diretto con le fasce d’età consigliate. Ora le cose cambiano.
Le nuove regole stabiliscono che i giochi con offerte limitate nel tempo o nella quantità riceveranno una classificazione PEGI 12. Quelli che includono NFT o meccanismi legati alla blockchain andranno direttamente a PEGI 18. Per quanto riguarda le loot box e qualsiasi sistema basato su ricompense casuali non selezionabili, la classificazione standard sarà PEGI 16, con possibilità di salire a PEGI 18. Anche le meccaniche cosiddette “play by appointment”, quelle missioni giornaliere che incentivano il ritorno quotidiano, avranno la loro classificazione. Ovvero PEGI 7 di base, ma PEGI 12 se penalizzano chi non si collega, ad esempio con la perdita di progressi. E poi c’è il capitolo del gioco online sicuro. I titoli privi di strumenti di moderazione o con sistemi di comunicazione senza restrizioni finiranno dritti nella fascia PEGI 18.
Cosa ha spinto il PEGI a intervenire adesso
Dirk Bosmans, direttore del PEGI, ha spiegato che da anni i genitori chiedevano informazioni non solo sui contenuti, ma sul contesto in cui i videogiochi vengono giocati. Le domande ricorrenti sono sempre le stesse. Per quanto tempo può giocare il proprio figlio, con chi interagisce e se può spendere denaro all’interno del gioco. Già dal 2018 il PEGI aveva iniziato a segnalare la presenza di acquisti in game, ma senza collegarli a una specifica fascia d’età. Nel frattempo, il dibattito regolatorio europeo ha reso evidente che quelle soluzioni non bastavano più. L’aggiornamento è stato sviluppato anche in collaborazione con USK, l’ente tedesco di classificazione dei videogiochi, che aveva già introdotto modifiche simili nel 2023 a seguito di una revisione della legge tedesca sulla tutela dei minori.
C’è poi la questione dei giochi già in circolazione. Titoli come Fortnite e Roblox, tra i più giocati dai minori, si aggiornano continuamente con nuovi contenuti e funzionalità. Bosmans ha ammesso che i dettagli sull’applicazione retroattiva delle nuove classificazioni sono ancora in fase di definizione, trattandosi di un catalogo vastissimo costruito nel corso degli anni. Ma i giochi “live service” potrebbero necessitare, a un certo punto, di una classificazione aggiornata.
L’impatto sul mercato italiano e il ruolo dei genitori
Sul fronte italiano, Nicoletta Serao, head del focus team Gaming & Esports di LCA Studio Legale, ha collaborato insieme a IIDEA, l’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia, per preparare le aziende del settore all’entrata in vigore delle nuove regole. Secondo Serao, il primo impatto sarà soprattutto culturale. Questa evoluzione contribuisce a far passare un messaggio chiaro. Le nuove meccaniche di engagement e monetizzazione non sono di per sé problematiche, ma vanno valutate in base all’età e alla consapevolezza dell’utente.
Per i genitori con meno familiarità con i videogiochi, le nuove classificazioni rappresentano uno strumento concreto per comprendere meglio il funzionamento di un gioco e le sue principali funzionalità interattive. Dall’altra parte, il settore viene responsabilizzato ulteriormente, chiamato a progettare fin dall’inizio meccaniche adeguate al pubblico di riferimento e a descriverle in modo chiaro, mettendo i genitori nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo in modo informato.
