Quattro iPhone 17 Pro Max stanno viaggiando verso la Luna a circa 40.000 km/h. Non è uno scherzo, non è un concept, sta succedendo davvero. La NASA ha autorizzato l’uso degli smartphone Apple a bordo della missione Artemis II, e la storia di come ci si è arrivati è tutt’altro che banale.
Già nei primi mesi del 2026, l’amministratore della NASA Jared Isaacman aveva confermato che gli astronauti della missione avrebbero potuto portare con sé gli smartphone di ultima generazione. Adesso si sa cosa è servito, concretamente, per rendere possibile questa decisione. Non è la prima volta in assoluto che un iPhone sale a bordo di una missione spaziale, ma Artemis II segna un momento storico: è la prima volta che la NASA assegna un iPhone a ciascun membro dell’equipaggio, con lo scopo preciso di scattare foto e registrare video.
Apple ha dichiarato di non essere stata coinvolta nel processo di approvazione condotto dalla NASA. Ha però precisato che questa è la prima occasione in cui un iPhone è stato pienamente qualificato per un utilizzo prolungato in orbita e oltre. Dettaglio importante: gli iPhone non possono connettersi a internet né usare il Bluetooth. Sono sostanzialmente macchine fotografiche e videocamere, niente di più.
Un processo di approvazione in quattro fasi, tutt’altro che scontato
Far volare uno smartphone verso la Luna non è come metterlo in valigia per le vacanze. Tobias Niederwieser, professore assistente di ricerca presso BioServe Space Technologies, ha spiegato che il processo di approvazione si articola tipicamente in quattro fasi. La prima prevede la presentazione dell’hardware a un pannello di sicurezza. La seconda identifica i potenziali pericoli legati al dispositivo, dalle parti mobili ai materiali come il vetro che potrebbero frantumarsi. La terza fase definisce un piano per affrontare questi rischi. La quarta, infine, dimostra che il piano funziona effettivamente.
Su questo fronte, iPhone 17 Pro Max ha un vantaggio non trascurabile: monta il Ceramic Shield 2 sulla parte frontale e il Ceramic Shield sul retro. Secondo Apple, il Ceramic Shield 2 è più resistente di qualsiasi altro vetro per smartphone attualmente in circolazione. Ma la resistenza alla frantumazione non era l’unico aspetto sotto esame.
Il processo serve a proteggere sia l’equipaggio sia il veicolo spaziale. In una capsula perfettamente sigillata e in condizioni di microgravità, dove gli effetti della gravità sono talmente ridotti che gli oggetti sembrano fluttuare o essere in caduta libera, qualsiasi hardware si comporta in modo molto diverso rispetto a quanto farebbe sulla Terra. Un esempio concreto: la NASA ha discusso l’uso del velcro per fissare i telefoni all’interno della capsula Orion. Prima del lancio, almeno uno degli iPhone è stato infilato nella tasca sulla gamba di una tuta di volo. Un video mostra proprio il momento in cui iPhone 17 Pro Max viene inserito nella tuta dell’astronauta Jeremy Hansen.
