Snapchat finisce nel mirino della Commissione europea. L’organismo comunitario ha deciso di avviare un’indagine formale sulla piattaforma per verificare se rispetti davvero quanto previsto dal DSA, il Digital Services Act, soprattutto per quanto riguarda la protezione dei minori. Il sospetto, neanche troppo velato, è che Snapchat non stia facendo abbastanza per tenere al sicuro gli utenti più giovani da una serie di rischi concreti e piuttosto gravi.
Le ipotesi al centro dell’indagine riguardano in particolare l’adescamento sessuale, noto anche come grooming, l’esposizione a contenuti che incitano alla criminalità e la promozione della vendita di beni illegali, dalle droghe alle armi. Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, è stata piuttosto diretta nel commentare la situazione. Dalla manipolazione dell’immagine fino alle impostazioni dell’account che compromettono la sicurezza dei più piccoli, Snapchat sembra aver sottovalutato il fatto che la legge sui servizi digitali impone standard di sicurezza elevati per tutti gli utenti. Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione.
Cinque aree critiche sotto la lente della Commissione in merito a Snapchat
Gli aspetti finiti sotto esame sono cinque, e toccano punti piuttosto sensibili. Il primo riguarda il sistema di verifica dell’età, giudicato del tutto insufficiente perché basato su una semplice autodichiarazione. Chiunque può dichiarare un’età diversa da quella reale, e questo apre la porta a scenari preoccupanti. Ed è proprio qui che si innesta la seconda criticità: secondo la Commissione europea, per un adulto sarebbe fin troppo facile fingersi minorenne semplicemente modificando la propria data di nascita, rendendo concreta la minaccia del grooming e dei contatti dannosi.
Poi ci sono le impostazioni predefinite della piattaforma, ritenute inadeguate. I suggerimenti automatici di contatti e le notifiche push risultano attivi di default, il che espone i minori a interazioni non desiderate e potenzialmente pericolose. La moderazione dei contenuti legati a droghe e prodotti vietati, inoltre, appare poco efficiente o quantomeno poco efficace nel filtrare materiale che non dovrebbe circolare liberamente. Infine, c’è il tema delle segnalazioni: un utente che volesse portare all’attenzione di Snapchat qualcosa che lo mette a disagio non troverebbe strumenti accessibili o intuitivi per farlo. Un problema non da poco, se si pensa che parliamo di una piattaforma usata massicciamente da adolescenti.
Cosa rischia Snapchat e da dove nasce tutto
L’indagine della Commissione europea su Snapchat non nasce dal nulla. Il punto di partenza è un provvedimento analogo risalente a settembre dello scorso anno, quando le autorità olandesi avevano rilevato che la piattaforma facesse poco o pochissimo per contrastare la vendita ai minori di sigarette elettroniche. Quella vicenda aveva già acceso un campanello d’allarme, e ora il quadro si è allargato in modo significativo.