Secondo le ultime indiscrezioni, Apple non avrebbe intenzione di scaricare sui consumatori i maggiori costi della memoria RAM al lancio di iPhone 18, nonostante una situazione di mercato tutt’altro che favorevole.
Apple pronta ad assorbire i costi della memoria
A riportare la notizia è l’analista della catena di approvvigionamento Ming-Chi Kuo. Secondo le sue valutazioni, Apple sarebbe disposta ad assorbire internamente l’aumento dei prezzi della RAM, così da mantenere invariato il listino di iPhone 18. Una scelta che va in controtendenza rispetto a quanto già annunciato da altri produttori, alcuni dei quali hanno parlato apertamente di rincari significativi sui prodotti finali. Tra questi c’è anche Nothing, che ha ipotizzato aumenti fino al 30% per compensare l’incremento dei costi industriali.
Questa strategia avrebbe un impatto diretto sui margini, ma consentirebbe ad Apple di preservare una politica di prezzo più stabile, elemento chiave per un prodotto di massa come l’iPhone.
Trattative più frequenti con i fornitori
Un altro dettaglio interessante riguarda il modo in cui Apple gestisce le negoziazioni con i fornitori di memoria. Stando a Kuo, l’azienda sarebbe passata da accordi semestrali a trattative trimestrali, una scelta che riflette la forte volatilità del mercato dei componenti. Questo approccio, però, espone Apple al rischio di ulteriori aumenti già nei prossimi cicli negoziali.
Per compensare queste pressioni, la Mela starebbe puntando sempre di più sul business dei servizi, in particolare sugli abbonamenti digitali come Apple Music, iCloud e Apple TV+, caratterizzati da margini più elevati rispetto all’hardware.
Non solo RAM, l’AI pesa sulla filiera
Secondo l’analista, le difficoltà non riguardano esclusivamente la memoria. Anche altri componenti stanno diventando più difficili da reperire, soprattutto a causa della crescente priorità assegnata dai fornitori al settore AI. Un esempio è il tessuto in fibra di vetro per i circuiti stampati, utilizzato da aziende come NVIDIA, AMD e Qualcomm. L’esplosione della domanda legata all’intelligenza artificiale rischia così di creare colli di bottiglia con effetti su costi e volumi produttivi.
