Da giornalista che ha visto nascere e crescere il mercato dello storage portatile, confesso di essere diventato, con gli anni, piuttosto cinico. Ho assistito a un’infinita parata di “scatolette” nere, tutte uguali, tutte promettenti velocità mirabolanti che poi, alla prova dei fatti, si scontravano con i limiti termici, i controller economici o i cavi di dubbia qualità. Il settore degli enclosure esterni per SSD è un campo di battaglia affollatissimo, dove distinguersi è un’impresa titanica. Per questo, quando mi è stato proposto di recensire il nuovo TerraMaster D1-SSD Plus, il mio primo pensiero è stato: ecco un altro contendente. Ma poi ho letto la scheda tecnica e il mio scetticismo ha iniziato a vacillare. Non si parlava di un generico “USB 3.2”, ma di una porta USB4 da 40 Gbps. Non si accennava a un guscio in plastica, ma a un solido blocco di lega di alluminio pensato per la dissipazione passiva. L’obiettivo dichiarato era chiaro: puntare al vertice assoluto delle prestazioni.
Il TerraMaster D1-SSD Plus non è un semplice adattatore, ma si propone come un vero e proprio upgrade per qualsiasi SSD NVMe M.2 ad alte prestazioni. Arriva, come è giusto che sia per un prodotto di questa categoria, completamente nudo, senza un’unità di memoria preinstallata. Questo, che per alcuni potrebbe sembrare una scomodità, per un appassionato è invece un invito a nozze: la libertà di scegliere il “motore” da installare al suo interno. Nel mio caso, questa libertà si è trasformata in una caccia al tesoro nel mio “cassetto delle meraviglie” tecnologiche. Sapevo di avere lì, reduce da un precedente upgrade del mio PC da gaming, un’unità perfetta per lo scopo: un Kioxia Exceria Plus G3 da 2TB. Un SSD PCIe Gen4 performante che non aspettava altro che una nuova casa. L’idea di abbinare questo drive a un enclosure con interfaccia USB4 era troppo allettante per resistere. Potevo finalmente dargli una carrozzeria e una trasmissione in grado di scaricare a terra tutta la sua potenza. In questa analisi approfondita, non ci limiteremo a misurare la sua velocità massima. Vogliamo capire la sua anima, ora che ha un cuore pulsante targato Kioxia. Attualmente è disponibile sulla pagina ufficiale di Amazon Italia.
Unboxing: la promessa mantenuta di un oggetto premium
Il primo contatto con un prodotto è fondamentale e l’unboxing del TerraMaster D1-SSD Plus comunica immediatamente il posizionamento che l’azienda ha scelto per questo dispositivo. Dimenticate le scatole anonime e i blister di plastica. Qui ci troviamo di fronte a una confezione curata, compatta e robusta, con una grafica elegante che gioca sui toni del grigio e del nero, mettendo in risalto un’immagine quasi eroica del prodotto. L’apertura a scrigno rivela immediatamente l’enclosure, adagiato in una sagoma di schiuma ad alta densità che lo protegge come un gioiello nel suo astuccio. La prima sensazione, sollevandolo, è quella di una densità e di una freddezza metallica che infondono fiducia. Non è leggero come ci si aspetterebbe da un drive portatile, e questo è un pregio: il peso è sinonimo di metallo, e il metallo è sinonimo di dissipazione.
Sotto il vano principale, un secondo livello ospita la dotazione di accessori, anch’essa di livello superiore. Troviamo un cavo USB-C a USB-C certificato USB4, riconoscibile per lo spessore e la qualità dei connettori, elementi cruciali per garantire il passaggio stabile dei 40 Gbps di banda. La sua lunghezza contenuta (circa 30 cm) è ottimale per l’uso con un laptop, evitando ingombri e degradazione del segnale. Accanto al cavo, una gradita sorpresa: una piccola e robusta custodia da trasporto in tessuto semi-rigido, perfetta per proteggere l’enclosure da graffi e piccoli urti quando lo si ripone in uno zaino. Questo è un dettaglio che tradisce l’attenzione per il target di riferimento: il professionista in mobilità. Infine, in un piccolo sacchetto, troviamo le viti di ricambio e il piccolo cacciavite necessario per l’installazione dell’SSD, insieme a un manuale di istruzioni rapido e chiaro. Ogni elemento della confezione, dalla qualità della schiuma alla presenza della custodia, è coerente con il messaggio che TerraMaster vuole lanciare: questo non è un accessorio economico, ma uno strumento di lavoro di alta gamma, pensato e realizzato senza badare a spese sui dettagli che contano.
Materiali, Costruzione e Design: un monolite votato alla funzione
Il design del TerraMaster D1-SSD Plus è un magistrale esercizio di minimalismo funzionale. La sua forma è quella di un piccolo lingotto rettangolare, le cui superfici sono interrotte da profonde scanalature. Queste non sono un vezzo estetico, ma l’elemento chiave della sua architettura: sono alette di raffreddamento che aumentano esponenzialmente la superficie dissipante del corpo in lega di alluminio. L’intero chassis è ricavato da un unico blocco di metallo, una scelta costruttiva che non solo garantisce una straordinaria robustezza meccanica, ma massimizza anche la continuità termica, permettendo al calore generato dall’SSD NVMe di distribuirsi uniformemente su tutta la scocca e di essere smaltito passivamente, senza l’ausilio di ventole. Questo lo rende un dispositivo completamente silenzioso, un pregio inestimabile per chi lavora in ambienti dove la concentrazione è tutto, come studi di registrazione audio o suite di montaggio video.
La finitura grigio siderale, sabbiata e anodizzata, è identica a quella dei portatili di fascia alta, come i MacBook Pro, creando un abbinamento estetico perfetto sulla scrivania. È una superficie piacevole al tatto e resistente a impronte e graffi. L’assemblaggio è di una precisione chirurgica. Per installare l’SSD è necessario rimuovere una singola vite a croce sul fondo, utilizzando il cacciavite in dotazione. Il pannello inferiore scorre quindi via, rivelando l’interno. È qui che ho installato il mio Kioxia Exceria Plus G3 da 2TB, un’operazione durata letteralmente un minuto. Si apprezza la cura dei dettagli: il PCB è pulito, ben saldato, e un pad termico di buona qualità è già posizionato per entrare in contatto con il controller dell’SSD, il punto più caldo dell’unità. La porta USB-C sul retro è solida, senza giochi, e accanto ad essa trova posto un piccolo LED di stato. Le dimensioni, 112.5 x 60.0 x 33.0 mm, e il peso di 246 grammi (a cui si aggiungono i pochi grammi del Kioxia) lo rendono compatto ma non minuscolo, un compromesso ideale tra portabilità e capacità di dissipazione.
Specifiche Tecniche
Plug-and-Play: la filosofia della semplicità operativa
In un mondo di software complessi e configurazioni macchinose, la bellezza del TerraMaster D1-SSD Plus risiede nella sua disarmante semplicità. Questo dispositivo incarna la vera essenza del “plug-and-play”. Non esiste un’applicazione dedicata, non ci sono driver da installare (a patto di avere un sistema operativo moderno che supporti nativamente l’interfaccia USB4), né pannelli di controllo da cui regolare impostazioni astruse. L’intera esperienza utente è costruita attorno a un concetto fondamentale: l’enclosure deve essere un tramite trasparente tra l’SSD e il computer. Una volta installato fisicamente il mio Kioxia Exceria Plus G3 al suo interno – un’operazione che, come detto, ha richiesto meno di due minuti – il resto è gestito interamente dal sistema operativo.
Collegando il D1-SSD Plus a una porta Thunderbolt 4 su un Mac o un PC Windows, il dispositivo viene riconosciuto istantaneamente. L’unica operazione richiesta al primo utilizzo è l’inizializzazione e la formattazione attraverso le utility di sistema (Utility Disco su macOS o Gestione Disco su Windows). Ho scelto il formato APFS per i miei test sul MacBook Pro, ma l’opzione exFAT rimane la più versatile per chi lavora su più piattaforme. Da quel momento in poi, l’unità si è comportata a tutti gli effetti come un disco interno. È cruciale il supporto nativo ai protocolli UASP (USB Attached SCSI Protocol) e TRIM. Il primo permette di ottimizzare il trasferimento dati accodando comandi multipli, mentre il secondo è vitale per la salute e le prestazioni a lungo termine dell’SSD, consentendo al sistema operativo di comunicare al drive quali blocchi di dati non sono più in uso. Questa gestione “trasparente” è un punto di forza.
Prestazioni: quando lo storage esterno sfida i limiti della fisica
Parliamo di numeri, perché sono i numeri a definire la ragion d’essere del TerraMaster D1-SSD Plus. L’accoppiata tra questo enclosure e il mio Kioxia Exceria Plus G3 da 2TB prometteva faville. Il Kioxia è un drive PCIe Gen4 capace di velocità teoriche fino a 5000 MB/s in lettura e 3900 MB/s in scrittura. L’interfaccia USB4 da 40 Gbps ha un limite reale che si aggira intorno ai 3800 MB/s. Questo crea uno scenario affascinante: per la prima volta con uno storage esterno, il collo di bottiglia non è il disco, ma l’interfaccia stessa, per quanto incredibilmente veloce. Ho collegato il tutto a un MacBook Pro con chip M3 Max e ho lanciato i benchmark. I risultati sono stati esattamente quelli che mi aspettavo: una dimostrazione di potenza pura. Ho registrato velocità di lettura sequenziali che hanno costantemente saturato la banda disponibile della porta USB4, attestandosi sui 3700-3800 MB/s. In scrittura, le prestazioni hanno quasi raggiunto il limite teorico del drive, stabilizzandosi intorno ai 3600-3700 MB/s.
Questi dati confermano due cose: primo, il controller bridge del D1-SSD Plus è di altissima qualità, capace di tradurre il segnale NVMe in USB4 senza perdite significative. Secondo, l’accoppiata con un drive veloce come il Kioxia Exceria Plus G3 è perfetta. Ma è nell’uso reale che si apprezza questa sinergia. Ho duplicato una libreria di Final Cut Pro da 800 GB dal disco interno del Mac al D1-SSD Plus: l’operazione è stata completata in meno di quattro minuti. Ho poi aperto un progetto fotografico in Capture One con centinaia di file RAW da 100 megapixel residenti sull’unità esterna: la generazione delle anteprime 1:1 è stata fulminea. Significa poter lavorare progetti complessi con la stessa fluidità, se non superiore, di un’unità interna, con la consapevolezza che sia l’enclosure sia l’SSD stanno operando al massimo delle loro possibilità.
Test sul Campo: tre scenari per il professionista moderno
Per andare oltre i benchmark e calare il TerraMaster D1-SSD Plus nella realtà lavorativa, ho simulato tre flussi di lavoro specifici, mettendo alla prova l’accoppiata con il mio Kioxia Exceria Plus G3 da 2TB in contesti professionali esigenti.
1. Il Flusso di Lavoro del Videomaker in Alta Risoluzione Il primo test è stato pensato per il videomaker che lavora con formati pesanti e scadenze strette. Ho simulato l’editing di un cortometraggio girato con due camere in 4K ProRes 422, un formato che genera file di grandi dimensioni ma che è ideale per la post-produzione. L’intero progetto, circa 750 GB di materiale, risiedeva esclusivamente sul D1-SSD Plus. Ho aperto il progetto in DaVinci Resolve e ho iniziato a lavorare. Il risultato è stato una fluidità sbalorditiva. Lo scrubbing della timeline multi-camera era istantaneo, senza alcun ritardo o perdita di frame, anche applicando in tempo reale una color correction primaria e una LUT di conversione. La vera prova del nove è stata l’esportazione finale: un rendering di 10 minuti in H.265 4K ha sfruttato appieno le velocità di lettura del drive, completando il processo in un tempo inferiore del 30% rispetto allo stesso rendering effettuato da un SSD SATA esterno. Per un professionista, questo si traduce in ore di tempo risparmiate ogni settimana, rendendo il D1-SSD Plus non solo un disco di archiviazione, ma un vero e proprio “scratch disk” da combattimento.
2. Gestione e Trasporto di Dati Aziendali Critici Il secondo scenario ha riguardato l’uso in ambito corporate. Ho immaginato di essere un consulente IT che deve trasferire una macchina virtuale (un file .vmdk da 150 GB) e un database SQL complesso (una cartella da 200 GB con migliaia di piccoli file) da un server aziendale a un laptop per un’analisi offline. La velocità qui è importante, ma l’affidabilità e la performance con file di piccole dimensioni sono cruciali. Il trasferimento dei 350 GB totali sul D1-SSD Plus è avvenuto in pochi minuti, ma è stato nell’utilizzo che ho notato la differenza. Avviare la macchina virtuale direttamente dal drive esterno è stata un’esperienza fluida, con tempi di boot del sistema operativo guest quasi identici a quelli su un disco interno. Eseguire query complesse sul database, un’operazione che mette sotto stress le performance di I/O casuale, non ha mostrato incertezze. La robusta costruzione in alluminio e l’assenza di parti mobili offrono inoltre una tranquillità psicologica impagabile quando si trasportano dati aziendali sensibili.
3. Archiviazione e Lavorazione per Fotografi Professionisti L’ultimo test si è concentrato sul mondo della fotografia. A fine giornata di uno shooting di un evento, mi sono trovato con quattro schede di memoria da 128 GB piene di file RAW. La prima esigenza è scaricare tutto in modo rapido e sicuro. Utilizzando un lettore di schede CFexpress veloce, ho trasferito oltre 500 GB di foto sul D1-SSD Plus. L’operazione, grazie alle velocità di scrittura sostenute del Kioxia Exceria Plus G3, ha richiesto un tempo record. Il passaggio successivo, però, è altrettanto importante: ho importato l’intera cartella in un nuovo catalogo di Adobe Lightroom Classic, chiedendo al software di generare le anteprime 1:1. Questo processo, che sollecita intensamente la velocità di lettura del disco, è stato incredibilmente rapido. Potevo iniziare a selezionare e a fare le prime modifiche quasi immediatamente, senza le lunghe attese a cui ero abituato con soluzioni più lente. Per un fotografo, poter accelerare la fase di backup e cernita significa poter consegnare i provini al cliente in tempi più brevi, un vantaggio competitivo non da poco.
Funzionalità: L’eccellenza nella semplicità
Quando si analizza un prodotto come il TerraMaster D1-SSD Plus, il concetto di “funzionalità” assume un’accezione diversa. Non ci sono app, cloud, o ecosistemi software da esplorare. La sua funzionalità primaria, e unica, è quella di fare da ponte tra un SSD NVMe e una porta USB4, e di farlo nel modo più efficiente possibile. E in questo, eccelle. La vera funzionalità risiede nei dettagli ingegneristici che permettono questa efficienza. La prima è, senza dubbio, il suo sistema di dissipazione passiva. Invece di ricorrere a una rumorosa e fragile ventolina, TerraMaster ha trasformato l’intero corpo del dispositivo in un enorme dissipatore. Questo approccio non solo garantisce il silenzio assoluto, ma offre anche una maggiore affidabilità, eliminando una parte meccanica in movimento soggetta a usura. Durante i miei test di scrittura prolungata, lo chassis è diventato sensibilmente caldo al tatto, segno che stava facendo egregiamente il suo lavoro di allontanare il calore dall’SSD, ma le prestazioni non hanno mai subito cali, dimostrando l’efficacia del design.
Un’altra funzionalità chiave è la sua alimentazione “bus-powered”. Il D1-SSD Plus non richiede alcun alimentatore esterno. Tutta l’energia necessaria al suo funzionamento viene prelevata direttamente dalla porta USB-C del computer. Questo ne aumenta esponenzialmente la portabilità e la praticità, eliminando l’ingombro di un alimentatore e di un cavo aggiuntivo. È una caratteristica che lo rende perfetto per l’uso con un laptop. Infine, la compatibilità universale garantita dall’interfaccia USB4 è una funzionalità strategica. Pur dando il suo massimo su porte da 40 Gbps, è retrocompatibile con Thunderbolt 3, USB 3.2 Gen 2 (10 Gbps) e interfacce precedenti, ovviamente con prestazioni ridotte in base alla banda disponibile. Questo significa che l’investimento in questo enclosure è a prova di futuro: oggi potremmo usarlo su una porta più lenta, ma sarà pronto a sprigionare tutto il suo potenziale non appena effettueremo l’upgrade del nostro computer.
Analisi del controller: Il cervello nascosto dietro la velocità
Sebbene TerraMaster non dichiari esplicitamente il modello di controller bridge utilizzato nel D1-SSD Plus, le prestazioni e il comportamento del dispositivo suggeriscono l’impiego di una soluzione di fascia altissima, probabilmente un chip di ultima generazione come l’Intel JHL8440 (Maple Ridge) o un equivalente ASMedia (come l’ASM2464PD) certificato per USB4 e Thunderbolt 4. Questo componente è il vero cuore pulsante dell’enclosure, il traduttore che permette al velocissimo protocollo NVMe (pensato per il bus PCIe interno di un computer) di comunicare attraverso il bus seriale USB. La qualità di questo “cervello” elettronico è ciò che distingue un enclosure premium da uno economico. Un controller di basso livello può introdurre latenze, non supportare correttamente funzioni come TRIM, o surriscaldarsi, diventando esso stesso il collo di bottiglia del sistema.
Nel caso del D1-SSD Plus, l’assenza di cali di performance anche dopo decine di minuti di trasferimenti dati intensivi indica che il controller è non solo performante, ma anche gestito termicamente in modo impeccabile, probabilmente beneficiando anch’esso del contatto con lo chassis in alluminio tramite un pad termico dedicato. La sua capacità di saturare quasi completamente la banda teorica dei 40 Gbps è un’altra testimonianza della sua qualità. Questo si traduce in una comunicazione pulita e diretta con il sistema operativo, che vede l’unità quasi come un dispositivo PCIe nativo. Questo permette di sfruttare appieno le funzionalità avanzate, come la possibilità, su macOS, di installare una versione completa e avviabile del sistema operativo sull’unità esterna e di utilizzarla con prestazioni paragonabili, se non superiori, a quelle del disco interno. L’investimento in un controller di alta gamma si ripaga in termini di stabilità, compatibilità e prestazioni sostenute nel tempo.
Gestione termica edissipazione: La scienza del silenzio freddo
Uno dei nemici più subdoli delle prestazioni degli SSD NVMe è il calore. Queste piccole e potentissime unità di memoria, quando spinte al limite, generano una quantità di calore considerevole, soprattutto a livello del controller. Se questo calore non viene smaltito efficacemente, interviene un meccanismo di protezione chiamato “thermal throttling”, che riduce drasticamente le velocità di lettura e scrittura per evitare danni ai componenti. Molti enclosure economici, specialmente quelli in plastica o in alluminio sottile, falliscono miseramente in questo compito. Il TerraMaster D1-SSD Plus affronta questo problema di petto, con una soluzione tanto semplice quanto efficace: la massa e la superficie. L’intero chassis monoblocco in lega di alluminio agisce come un gigantesco dissipatore passivo.
Per mettere alla prova questa architettura, ho condotto un test di stress specifico con il mio Kioxia Exceria Plus G3. Ho avviato un loop di scrittura di un file da 100 GB per 30 minuti consecutivi, monitorando costantemente sia le velocità di trasferimento sia la temperatura dell’SSD riportata dai sensori interni tramite un’utility. All’inizio del test, con l’unità a temperatura ambiente, le velocità di scrittura erano stabili intorno ai 3600 MB/s. Dopo circa 10 minuti, la superficie dell’enclosure era già notevolmente calda, raggiungendo circa 45-50°C al tatto, segno che il trasferimento di calore dall’SSD allo chassis stava avvenendo in modo efficiente. La temperatura interna del Kioxia si è stabilizzata intorno ai 65-70°C, un valore assolutamente sicuro e ben al di sotto della sua soglia di throttling. La cosa più importante è che, per tutti i 30 minuti del test, la velocità di scrittura non ha mostrato alcun calo significativo.
Portabilità e utilizzo in mobilità: Il potere in tasca (o quasi)
Sebbene il TerraMaster D1-SSD Plus sia più grande e pesante di un tipico drive portatile come un Samsung T7 o un Crucial X9 Pro, ridefinisce il concetto di postazione di lavoro mobile per chi non può accettare compromessi sulle prestazioni. Non è l’enclosure che si porta in tasca per un rapido scambio di documenti, ma lo strumento che si ripone nello zaino insieme al proprio laptop di punta per replicare, ovunque ci si trovi, la potenza di una workstation desktop. Il suo peso di circa 300 grammi (con il Kioxia installato) è un peso del tutto accettabile in cambio delle sue prestazioni e della sua robustezza. La costruzione monoblocco in alluminio, inoltre, gli conferisce una resistenza a urti e cadute accidentali infinitamente superiore a quella di qualsiasi hard disk meccanico portatile, rendendolo un compagno di viaggio più sicuro per i nostri dati preziosi.
Ho provato a calarmi nei panni di un fotografo di matrimoni “on location”. A fine giornata, con diverse schede di memoria piene di file RAW pesantissimi, la necessità è quella di fare un backup rapido e sicuro e, magari, una prima selezione delle foto. Collegare il D1-SSD Plus al laptop significa poter scaricare una scheda da 256 GB in una manciata di minuti, non in mezz’ora. Significa poter aprire Lightroom o Capture One e iniziare a lavorare sugli scatti a piena risoluzione senza attese frustranti. La presenza della custodia da trasporto inclusa nella confezione è un dettaglio che rafforza questa vocazione alla mobilità. L’alimentazione tramite bus USB-C è la ciliegina sulla torta: non dover dipendere da una presa di corrente per alimentare il drive esterno è una liberazione.
Pregi e Difetti
Nessun prodotto è perfetto e anche il TerraMaster D1-SSD Plus, pur avvicinandosi all’eccellenza nel suo campo, presenta un quadro con luci e ombre che è giusto analizzare con equilibrio. Il suo pregio più grande e innegabile sono le prestazioni assolute. Sfruttando un’interfaccia USB4 da 40 Gbps, è in grado di raggiungere velocità di trasferimento reali che fino a ieri erano impensabili per un dispositivo esterno, spesso superando anche gli SSD interni di molti computer. Questa velocità non è solo un picco momentaneo, ma è sostenuta nel tempo grazie a una gestione termica passiva magistrale. Il design in alluminio massiccio funge da dissipatore, mantenendo l’SSD a temperature operative ottimali senza ventole, garantendo così silenziosità totale e maggiore affidabilità. A questo si aggiungono la qualità costruttiva impeccabile e la cura per i dettagli, come la custodia da trasporto e il cavo certificato inclusi, che giustificano il suo posizionamento premium.
Di contro, il difetto più evidente è il prezzo. Il costo del solo enclosure, a cui va aggiunto quello di un SSD NVMe performante, lo pone in una fascia di mercato accessibile solo a professionisti o a entusiasti con esigenze molto specifiche e un budget adeguato. Non è una soluzione per tutti. Un’altra considerazione riguarda le sue dimensioni e il suo peso, che sono superiori a quelli di molti altri enclosure esterni. Questa è una conseguenza diretta e inevitabile della sua architettura di dissipazione, un compromesso necessario per le sue prestazioni, ma che potrebbe non piacere a chi cerca la massima portabilità. Infine, la sua dipendenza da una porta USB4 o Thunderbolt 4 per poter sprigionare tutto il suo potenziale ne limita, di fatto, l’utenza a chi possiede computer recenti e di fascia alta.
Conclusioni: Il Verdetto Personale
Al termine di questa lunga e approfondita analisi, torno al mio cinismo iniziale e lo trovo quasi del tutto dissolto. Il TerraMaster D1-SSD Plus è uno di quei rari prodotti che non solo mantengono ogni singola promessa fatta sulla carta, ma che riescono a stupire per la coerenza della loro esecuzione. La possibilità di dargli una seconda vita e una nuova missione al mio fidato Kioxia Exceria Plus G3, liberandone tutto il potenziale in un guscio esterno, è stata una soddisfazione impagabile. Questo enclosure ha una missione precisa: fornire la massima velocità di storage esterno possibile oggi, in un formato portatile, silenzioso e termicamente stabile. E in questa missione, riesce in modo superbo. È un pezzo di ingegneria solido, costruito con materiali eccellenti e un’attenzione quasi maniacale alla sua funzione primaria.
Certo, il suo costo è elevato e il suo pubblico è una nicchia. Ma all’interno di quella nicchia – fatta di videomaker, fotografi, professionisti IT e power user che esigono il massimo dai loro strumenti – non è solo una delle tante opzioni, ma si candida a essere una delle migliori in assoluto. Non è l’enclosure che si consiglia all’amico per i backup. È lo strumento che si consiglia al collega che si lamenta dei tempi di rendering o del trasferimento di macchine virtuali. È un prodotto senza compromessi per chi, per lavoro, non può permettersene. Se fate parte di questa categoria e siete pronti a fare l’investimento, il TerraMaster D1-SSD Plus non vi deluderà. Anzi, probabilmente vi farà chiedere come abbiate fatto a lavorare senza fino ad oggi. Attualmente è disponibile sulla pagina ufficiale di Amazon Italia.




