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Pokemon: un’area del cervello sembra essere interamente dedicata a loro

Noi tutti certamente conosciamo la serie animata Pokemon, il noto cartone giapponese ha intrattenuto generazioni su generazioni su generazioni a suon di battaglie per conquistare medaglie da parte di Ash e dei suoi amici, ovviamente accompagnati da numerosi videogiochi e dall’apprezzatissimo gioco di carte collezionabili che ha fatto nascere un vero e proprio universo collezionistico.

Se siete degli appassionati di questo mondo sarete sicuramente felici di sapere che esiste un’area del cervello interamente dedicata a queste mitiche creature, ma com’è possibile ? La risposta ci arriva direttamente dai ricercatori dell’Università di Stanford, i quali hanno trasformato un videogioco nato nel 1955 in uno strumento per lo studio del cervello umano.

 

Lo studio

I videogiochi della saga Pokemon come ben sappiamo richiedono di catturare centinaia di personaggi da addestrare e usare poi nelle battaglie, i ricercatori hanno studiato e verificato che trascorrere delle ore, ripetutamente e in modo prolungato, a svolgere questa tipologia di attività possa nella prima infanzia influenzare lo sviluppo cerebrale, attivando determinate regioni del cervello

dedicate al riconoscimento di specifiche categorie visive.

Nel dettaglio i ricercatori hanno riconosciuto il fenomeno dell'”eccentricity bias“, nel dettaglio i Pokemon visualizzati su un display da gioco sono oggetti piccoli e vanno dunque a far sviluppare aree del cervello dedicate al riconoscimento di nuovi oggetti stimolando principalmente la visione centrale, processo particolarmente evidente nell’infanzia, quando appunto il cervello inizia a incamerare informazioni.

L’ipotesi era dunque che, se l’esposizione a determinati stimoli visivi in tenera età attivava e portava allo sviluppo di specifiche aree del cervello, gli adulti che in infanzia avevano giocato ai Pokemon, avrebbero dovuto mostrare una risposta più forte ai medesimi stimoli, ecco dunque che i ricercatori hanno effettuato dei test riscontrando effettivamente attivazioni cerebrali preferenziali in aree specifiche, soprattutto nella regione occipito-temporale, fenomeno che tra l’altro si reiterava anche visualizzando animali simili ai Pokemon.

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Pubblicato da
Eduardo Bleve