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Ecco perché gli umani hanno perso la coda. La causa è il DNA

Il fenomeno dell’evoluzione offre una visione affascinante del nostro passato e del nostro presente. Se riflettiamo sulla nostra capacità di camminare eretti senza la presenza di una coda, possiamo trovarvi una traccia intrigante della storia genetica che condividiamo con le nostre antenate scimmie. È come se un piccolo frammento di DNA errante, circa 25 milioni di anni fa, abbia giocato un ruolo fondamentale nel plasmare il nostro aspetto attuale.

Questo particolare frammento di DNA si è insinuato casualmente all’interno del gene responsabile dello sviluppo della coda, causandone poi la scomparsa. Questo evento cruciale, avvenuto in un antenato comune tra noi e le scimmie antropomorfe, ha segnato una svolta nell’evoluzione. È stato un passaggio necessario nel trasformare le nostre abilità di vita, poiché la transizione dalla vita sugli alberi a quella sul terreno richiedeva una diversa conformazione anatomica.

Ecco perché è andata persa la coda

Nonostante questo cambiamento abbia portato con sé il rischio di difetti congeniti come la spina bifida, che colpisce una percentuale significativa di neonati, è stato conservato dall’evoluzione. Questo è il risultato di un lungo processo di selezione naturale, in cui i vantaggi di una struttura corporea senza coda hanno superato gli svantaggi. È come se la natura avesse soppesato attentamente i pro e i contro, stabilendo che la capacità di camminare eretti in modo efficiente era cruciale per la nostra sopravvivenza e il successo come specie.

Lo studio

condotto dai ricercatori della Grossman School of Medicine presso la New York University ha gettato luce su questo intricato processo evolutivo. Attraverso analisi approfondite del DNA di umani e scimmie antropomorfe, confrontando quelli senza coda con quelli dotati di tale struttura, hanno identificato un gene chiave. Si tratta del TBXT. È stato rivelato che una sequenza Alu, uno degli elementi mobili più comuni nel genoma umano, si è inserita in una regione non codificante di questo gene, influenzando la produzione della proteina corrispondente e, di conseguenza, la presenza o l’assenza della coda.

Il lavoro sperimentale condotto su topi di laboratorio ha confermato in modo inequivocabile le ipotesi che da tempo circolavano riguardo al ruolo di TBXT nello sviluppo della coda e ha evidenziato ulteriormente la dinamicità del DNA. Le sequenze Alu non sono solo elementi inerti, ma possono provocare cambiamenti significativi nel corredo genetico. Le conseguenze di tutto ciò vanno oltre la morfologia fisica, potenzialmente influenzando anche la salute e la malattia.

Inoltre, questo studio invita a riflettere sul concetto stesso di evoluzione e adattamento. La natura non è statica, ma dinamica, e il processo evolutivo è costellato da una miriade di piccoli cambiamenti. Quest’ultimi, nel corso del tempo, possono portare a trasformazioni sorprendenti.

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Pubblicato da
Margareth Galletta