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Neuralink fa storia: il primo soggetto controlla il mouse mediante il chip wireless nel cervello

Il XXI secolo è sicuramente costellato dallo sviluppo, senza precedenti, della tecnologia. Se con il secolo precedente ne abbiamo visto la potenzialità, adesso siamo davvero in grado di toccare con mano i vantaggi di cui l’umanità potrebbe beneficiare.

Non solo intelligenza artificiale, ma lo sviluppo tecnologico si estende su piani che non avremmo mai pensato di poter raggiungere.

Un esempio eclatante, di cui si è parlato molto negli ultimi tempi, è il lavoro svolto da Neuralink

. Essa è un’azienda di neurotecnologie fondata dal miliardario statunitense Elon Musk e altri imprenditori nel 2016.

Lo scopo di Neuralink è quello di creare una connessione tra il cervello umano e le macchine grazie a dei dispositivi impiantabili. I dispositivi possono essere utilizzati per migliorare di gran lunga la qualità della vita di molti soggetti affetti da malattie neurodegenerative come il Morbo di Parkinson.

Neuralink, la sperimentazione umana vede il suo primo successo

Dopo i test sugli animali, a maggio del 2023, la Food and Drug Administration ha dato il via libera a Neuralink per le sperimentazioni sugli esseri umani.

Così, il 29 gennaio 2024 il primo chip è stato impiantato in un soggetto umano, dopo una vasta campagna di reclutamento per volontari per cercare dei pazienti con gli arti paralizzati.

Il chip è stato direttamente impiantato nella calotta cranica del paziente e presenta le dimensioni di una piccola moneta composta da una parte chiamata Link con all’interno degli elettrodi per l’invio del segnale.

A quanto pare il chip sta già dando i primi sperati risultati, visto che Elon Musk fa sapere che: ”Il paziente sembra essersi ripreso completamente senza effetti negativi di nostra conoscenza ed è in grado di controllare il mouse e di muoverlo sullo schermo semplicemente pensando”.

Questo potrebbe essere un passo davvero significativo, anche perché l’obiettivo è di estendere questa straordinaria tecnologia anche a soggetti affetti da altre patologie come la cecità o la difficoltà a esprimersi con il linguaggio.

 

 

 

 

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Pubblicato da
Federica Iazzi